Carabiniere ucciso: convalidato il fermo dei due americani

Elder Finnegan Lee, accusato dell'omicidio, non ha risposto alle domande del gip

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AGF
Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth​ 

Restano in carcere Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjort, i due cittadini americani accusati dell'uccisione del vice brigadiere dei carabinieri, Mario Cerciello Rega. Il gip di Roma, Chiara Gallo, ha convalidato il fermo per i due, accusati anche di concorso in tentata estorsione. 

Il militare, secondo il primo esito dell'autopsia, è morto a causa della forte emorragia provocata dalle 8 coltellate inferte da Lee, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. L'altro ha confermato quanto detto nell'interrogatorio di ieri sera. La notte dell'omicidio i due turisti di San Francisco avevano bevuto alcolici. Elder Finnegan Lee fa inoltre uso di psicofarmaci: in particolare, spiegano fonti inquirenti, gli è stato trovato dello Xanax.

"Ho sentito i familiari di Elder questo pomeriggio al telefono, sono sconvolti per quanto accaduto. Sono brave persone", ha detto all'Agi l'avvocato Francesco Codini, legale di Elder Finnegan Lee. Gli Stati Uniti sono a conoscenza dell'inchiesta e sono pronti a fornire tutta l'assistenza consolare appropriata, come avviene per ogni caso in cui cittadini statunitensi sono fermati o arrestati all'estero, riferiscono fonti del Dipartimento di Stato americano all'Agi.

"Non pensavo fosse un carabiniere, avevo paura di essere nuovamente ingannato", ha detto nel corso del lungo interrogatorio di ieri Elder Finnegan Lee, il quale avrebbe negato che il carabiniere si fosse qualificato, quando gli si è avvicinato. O comunque si sarebbe giustificato "nascondendosi dietro la difficoltà di comprendere la lingua italiana". L'altro statunitense, invece, ha ammesso che il carabiniere si era qualificato al momento del fermo.

Il coltello con cui è stato commesso il delitto è stato ritrovato nell'hotel dove alloggiavano i due fermati mentre era stato nascosto in una fioreria il borsello rubato a Sergio Brugiatelli, lo spacciatore che aveva venduto loro aspirina invece di cocaina e ha poi ha chiamato i carabinieri per recuperare il maltolto. 

Cosa sappiamo per certo

Come si siano svolti i fatti lo racconta la procura di Roma nel provvedimento . Stando a quanto accertato, per il momento, dall'Arma dei carabinieri, i due ragazzi, nella zona di piazza Mastai, vanno alla ricerca di droga nella notte di venerdi scorso. Comprano un po' di cocaina da un pusher (Sergio B.) ma dopo un po' si accorgono di essere stati imbrogliati: avevano acquistato dell'aspirina. Tornano dal pusher e gli portano via per vendetta il borsello, contenente tra l'altro un cellulare, fondamentale strumento di lavoro per chi spaccia droga e ha necessità di mantenere rapporti con la clientela.

Il pusher si mette in contatto con i due e chiede loro la restituzione del borsello. I ragazzi americani si dicono disposti a restituire quanto dovuto formulando una richiesta di ricompensa di 100 euro e un grammo di cocaina. Stabiliscono l'appuntamento, per lo scambio, in via Pietro Cossa, a due passi dall'hotel Le Meridien Visconti dove hanno preso una stanza, e l'orario, le 2 di sabato 26.

All'incontro concordato, però, i due giovani trovano i carabinieri Mario Rega Cerciello e Andrea Varriale, a loro volta allertati dal pusher. I militari sono in borghese e, si legge nel provvedimento di fermo, si qualificano come appartenenti all'Arma, anche se quest'ultima circostanza è confermata solo da Natale Hjorth che è in grado di capire l'italiano. L'altro la nega o si giustifica dicendo di non comprendere la nostra lingua.

I carabinieri, che non estraggono le armi, si avvicinano agli americani con i quali "ingaggiano una colluttazione". Cerciello con Elder che estrae un coltello e Varriale con Natale Hjorth. Cerciello viene colpito "in zone vitali" con "numerosi fendenti" e muore poco dopo al Santo Spirito, inutilmente soccorso in un primo momento dal collega che è costretto a lasciare stare il giovane americano. Elder e Natale Hjorth "si danno a una precipitosa fuga verso l'hotel incuranti delle condizioni di Cerciello, esanime".

Il facchino de Le Meridien, Biagio Di Paola, presente alle 2,45 presso la struttura, nota il "passo veloce con il quale uno dei due ragazzi entra nell'albergo" e fornisce agli investigatori una descrizione dell'abbigliamento.

I punti ancora oscuri

Al di là del fermo dei due 19enni di San Francisco, in carcere per concorso nell'omicidio del vicebrigadiere e per il tentativo di estorsione del proprietario del borsello, troppi aspetti della vicenda suscitano ancora interrogativi. Il primo su tutti: in che modo e perché un pusher decide di allertare proprio i due carabinieri Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale nella speranza di vedersi restituito il borsello (e relativo contenuto) che gli e' stato portato via? Chi ha organizzato l'appuntamento trappola in zona Prati con i due ragazzi americani? E ancora: i superiori dei due militari erano a conoscenza dell'operazione?

Altro elemento poco chiaro di tutta la storia, di cui non si fa accenno nel decreto di fermo, riguarda la presenza o meno, nei pressi dell'appuntamento concordato per la restituzione del bottino, di altre pattuglie dei carabinieri che sarebbero dovute intervenire in appoggio. E ancora: Cerciello Rega e il collega Varriale che si sarebbero qualificati nonostante fossero in borghese, erano armati o no? E se sì, perché non hanno neppure estratto la pistola, come afferma la procura, e hanno ingaggiato, invece, la colluttazione?



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