Camorra: arrestato dai Carabinieri il boss del clan Orlando, latitante da 15 anni

Salvini: "Anche per lui la pacchia è finita . Grazie alle Forze dell'Ordine e agli investigatori: ci fanno cominciare bene la giornata e ci fanno essere ancora di più orgogliosi di loro"

Camorra: arrestato dai Carabinieri il boss del clan Orlando, latitante da 15 anni
 Carabinieri
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Articolo aggiornato alle ore 9,40 del 27 novembre 2018.

È stato individuato e catturato dai Carabinieri il boss di camorra Antonio Orlando, latitante da 15 anni e inserito nell'elenco dei ricercati più pericolosi d'Italia. Orlando, 60 anni, è stato prelevato nel suo covo in un appartamento a Mugnano, nel Napoletano. È ritenuto il reggente del clan Orlando-Nuvoletta-Polverino nato dalla 'federazione' di tre gruppi tra i più potenti nell'hinterland a nord del capoluogo campano, decimato dagli arresti.

I militari dell'Arma gli hanno notificato due ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso emesse dal gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. "Anche per lui la pacchia è finita - ha commentato il ministro dell'Interno, Matteo Salvini. "Grazie alle Forze dell'Ordine e agli investigatori: ci fanno cominciare bene la giornata e ci fanno essere ancora di più orgogliosi di loro".

A Mugnano Antonio Orlando si era rifugiato da pochi giorni ed era in procinto di cambiare nuovamente nascondiglio. Era così da 15 anni, perché Antonio ''o mazzolino', come era soprannominato, non dava molti appigli agli investigatori. Ha gestito e organizzato una latitanza 'dorata' grazie alla capacità economica che ha accumulato negli anni: traffici di droga con un canale privilegiato dal Marocco, da dove arrivano tonnellate di hashish di alta qualità con il marchio 'iphone', e riciclaggio di ingenti quantità di denaro.

L'ascesa del clan Orlando

A raccontare l'ascesa del clan Orlando dagli anni 90 fino al 2010, quando sono diventati i 'padroni' dell'area nord di Napoli, è il pentito Roberto Perrone, che negli anni ha gestito il traffico di droga proveniente dalla Spagna, con i Nuvoletta prima e con i Polverino poi. In un verbale datato 4 aprile 2016, il killer fidato di 'Peppe 'o barone' racconta agli inquirenti, per la prima volta, di come gli Orlando furono costretti alla fine degli anni 90 a scegliere tra i Nuvoletta, con cui erano legati da vincoli di parentela, e i Polverino il cui potere era in evidente ascesa. Il gruppo degli Orlando era legato sia alla famiglia Nuvoletta, per rapporti familiari, sia al gruppo Polverino.

In una prima fase, fino agli anni '90, il gruppo Orlando operava criminalmente sia nel settore dell'hashish che nelle estorsioni ed anche per gli omicidi. Dopo gli anni '90, il gruppo Orlando fu costretto a fare una scelta, come già raccontato, perché sorsero dei contrasti tra Polverino e Nuvoletta per uno schiaffo che Peppe Polverino detto Barone diede a Nuovoletta Antonio o Lepre, questo determinò una scissione tra i Nuvoletta e i Polverino, rispetto ai quali gli Orlando dovevano prendere una decisione e su indicazione di Armando Orlando detto Tamarro, cugino dell'odierno latitante, si schierarono dal lato dei Polverino".

Alla fine degli anni 90 quindi gli Orlando scelgono di appoggiare Peppe Polverino e vengono riconosciuti dal capo clan come un gruppo autonomo, che continuerà ad occuparsi dello spaccio di hashish a Marano, Quarto e Calvizzano. Da spacciatori di ultimo livello entrarono nel cerchio del potere fino all'arresto di Giuseppe Polverino in Spagna, il 9 marzo 2012. A quel punto scelsero di "girarsi con i Nuvoletta" e riuscirono a prendersi tutta Marano: era il 2005 e Antonio ''o mazzolino' scappava già da tre anni.



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