Se si tornasse a votare oggi, cosa cambierebbe?

Passate le elezioni, torna la Supermedia

Se si tornasse a votare oggi, cosa cambierebbe?
 (AGF_AFP)
Martina, Meloni, Di Maio, Salvini, Berlusconi (AGF_AFP)

Dopo quasi tre settimane dal voto, sembra di essere rimasti “congelati” al 4 marzo, quando il voto degli italiani ha prodotto una situazione di stallo, con un Parlamento senza maggioranza né alla Camera né al Senato. Da un certo punto di vista, questo è normale, visto che solo oggi le nuove camere si sono riunite per la prima volta. E del resto non è neanche vero che nulla si sia mosso. Nei 19 giorni che hanno seguito il voto, il dibattito che riguarda le varie forze politiche è andato avanti: sia al loro interno (si pensi a tutto il dibattito interno al Partito Democratico, dalla conferenza stampa di Renzi nel day after alle ultime posizioni espresse dal “traghettatore” Martina) sia tra di loro, e con intensità crescente proprio con l’avvicinarsi di questi giorni, in cui si eleggeranno i Presidenti di Camera e Senato, e sarà necessario per forza di cose un primo accordo tra le varie parti.

Per ovvi motivi, i sondaggi effettuati in questo periodo non si sono focalizzati più di tanto sulle intenzioni di voto, quanto sugli scenari delle prossime settimane e dei prossimi mesi. Eppure, anche quei (pochi) istituti che hanno chiesto come rivoterebbero oggi gli italiani hanno restituito nel complesso uno scenario interessante. Come c’era da aspettarsi, i “vincitori morali” delle elezioni – Movimento 5 Stelle e Lega – hanno fatto registrare un certo aumento, mentre quei partiti percepiti come sconfitti – PD e Forza Italia, ma non solo – sono leggermente calati.

Lo vediamo con la tabella che riporta i dati della prima Supermedia della legislatura, e per l’occasione mette a confronto i dati con i risultati delle elezioni politiche.

 

Come si vede, il M5S fa un balzo in avanti di circa un punto, superando il 33% delle preferenze. La Lega di Salvini fa persino meglio, guadagnando oltre un punto e mezzo e attestandosi addirittura in seconda posizione. Trattandosi di una media, va segnalato tra gli altri il dato dell’istituto SWG, secondo il quale il partito di Salvini sarebbe oggi su valori addirittura superiori al 20% (il 22,3% per l’esattezza). Tutti gli istituti sono invece concordi nel registrare una tenuta che sembra quasi un “congelamento” dei consensi al Partito Democratico, che sostanzialmente non si muove dal 18% delle elezioni. Un calo importante riguarda invece Forza Italia, che dal 14% ottenuto il 4 marzo scende sotto il 13 (12,7%). Ma alla fine Lega e Forza Italia si compensano, tanto che il totale del centrodestra, contando anche Fratelli d’Italia e i centristi di NCI, è ancora oggi esattamente lo stesso registrato alle ultime politiche, il 37 per cento. Liberi e Uguali, la lista di sinistra guidata alle elezioni da Pietro Grasso, fa segnare solo un leggero calo, come risultato di una decisa flessione registrata da alcuni istituti (addirittura sotto il 3%) e da un aumento registrato da Demos per Repubblica (sopra il 4%).

Queste oscillazioni sono comunque fisiologiche, all’indomani di un evento “traumatico” come un voto nazionale, tanto più se dagli esiti inaspettati come quelli che si sono avuti. Alla luce di questi risultati, molte sono le incognite. E, come detto in precedenza, molti istituti demoscopici hanno voluto sondare le opinioni degli italiani proprio su questo, sugli scenari futuri. E anche in questi casi (anzi, in misura persino maggiore) i risultati non sono affatto univoci.

Tornare alle urne o no?

Prima questione: che fare? Se non si dovesse riuscire a trovare un accordo per il Governo in tempi brevi, la maggioranza degli italiani (il 56%) ritiene che a quel punto sarebbe meglio tornare al voto (fonte: sondaggio EMG). L’istituto Tecné ha posto più o meno la stessa domanda, ma ponendo come alternativa la formazione di un “governo del Presidente”, e scorporando le risposte per elettorati: scopriamo così che, se fosse impossibile formare un governo “politico”, il 66% degli elettori M5S vorrebbe comunque tornare al voto, mentre il 59% degli elettori PD gradirebbe un incarico ad una figura “tecnica” individuata da Mattarella. Secondo i sondaggi dell’istituto Piepoli, questa sarebbe una soluzione gradita in qualche modo a poco meno di 3 italiani su 10 (il 28%).

Ma se invece si riuscisse a trovare un accordo tra i partiti? Quale sarebbe il governo “politico” preferito dagli italiani? Qui le risposte divergono, e non poco. Secondo Tecné, ad esempio, un accordo “spurio” tra il proprio partito e un altro sarebbe molto sgradito praticamente in tutti i casi: il 70-80% degli elettori di M5S non gradirebbe un accordo con altri partiti; percentuali simili riguardano gli elettori di centrosinistra e centrodestra; un governo con “tutti dentro” sarebbe sgradito a oltre l’80% degli elettori dei 2 poli principali (nel centrosinistra la contrarietà sarebbe “solo” del 61%). La situazione non migliora se si chiede al totale degli elettori la loro opinione sulla soluzione a loro giudizio migliore. Al netto delle opzioni “presidenziali” o d’emergenza, sia l’istituto Piepoli sia EMG vedono un’alleanza M5S-Lega come la possibilità preferita dal maggior numero di intervistati (tra il 22 e il 26 per cento). Meno consensi raccoglie un’opzione più “annacquata”, ossia un accordo di governo tra il M5S e tutto il centrodestra, e ancor meno consensi ottiene l’ipotesi di un’alleanza tra PD e Movimento 5 Stelle.

Ma ormai il periodo di transizione e di incertezza sta per concludersi: con l’elezione dei presidenti delle due camere, nei prossimi giorni, si scioglieranno verosimilmente anche molti nodi relativi alle prospettive di governo.



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