L'effetto della cattura di Battisti sui sondaggi politici

Pesa anche la crisi diplomatica sulla Francia. La nostra Supermedia indica quanto si è spostato il gradimento degli elettori per i partiti di maggioranza

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 Afp
Cesare Battisti atterrato a Ciampino

Nella politica italiana è difficile che passi una settimana senza eventi di rilievo, che possano incidere sugli equilibri delle preferenze di voto o anche solo che dividano l’opinione pubblica in un dibattito polarizzante. Non fanno certo eccezione gli ultimi 7 giorni, con il primato della notizia più rilevante – ma certo non l’unica – che va probabilmente assegnato alla “crisi diplomatica” con la Francia.

Andiamo per ordine. La scorsa settimana avevamo ipotizzato che gli eventi di inizio anno avrebbero avuto bisogno di qualche giorno per “sedimentarsi” ed eventualmente mostrare effetti sulle preferenze di voto. In particolare, c’era molta attesa per capire se la cattura di Battisti (di gran lunga l’evento di maggior impatto, se non altro per copertura mediatica) avesse inciso o meno sull’atteggiamento verso i partiti di governo. La Supermedia di questa settimana sembra in qualche modo “frustrare” queste aspettative. Gli ultimi sondaggi usciti, infatti, producono scostamenti infinitesimali, se non addirittura nulli, rispetto alla settimana scorsa.

Risultato: Lega sempre in testa sopra il 31%, M5S distanziato di circa 6 punti (25,8%). Il PD resta “immobile” al 17,6%, con Forza Italia sotto il 9% (nonostante un buon dato rilevato da Tecnè, secondo cui gli azzurri sarebbero risaliti al 12% dopo l’annuncia del “ritorno in campo” di Silvio Berlusconi per le Europee), FDI al 4,3% e tutti gli altri partiti sotto il 3%.

Un occhio all’andamento di lungo periodo dei sondaggi ci mostra come il partito di Salvini sia tuttora stabilizzato intorno ai suoi valori massimi, nonostante più di una rilevazione recente abbia mostrato segni negativi. In leggera, quasi impercettibile flessione è il Movimento 5 Stelle, che sembra tendere costantemente al 25%. Rimane tra il 17 e il 18 per cento il Partito Democratico, comunque al di sotto del dato (pessimo) delle Politiche del 4 marzo.

La stabilità fotografata dagli istituti demoscopici non implica però un quadro politico immobile. Anzi, i principali protagonisti della compagine di maggioranza sembrano nelle ultime settimane presi da un certo nervosismo, quasi un’ansia da prestazione.

Ne è un perfetto esempio la sequenza di attacchi alla Francia, portata dai due “pesi massimi” del M5S cioè Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. In precedenza, il Governo italiano, stavolta con Salvini, aveva polemizzato fortemente con l’Unione Europea per ciò che riguarda la gestione dei migranti salvati nel Mediterraneo.

Su questo, un sondaggio Tecnè mostra come la grande maggioranza degli italiani (66%) stia con il Governo italiano: solo il 18% ritiene che l’esecutivo abbia fatto male a ingaggiare un braccio di ferro con la UE su questo tema.

La questione è però, in questo caso, un perfetto esempio di come i sondaggi possano dare indicazioni molto diverse a seconda di come viene posta la domanda. Ad esempio, citando esplicitamente le torture a cui i migranti sono sottoposti in Libia, come ha fatto l’istituto EMG, gli italiani si mostrano molto meno propensi a rimandarli indietro, rispetto a precedenti rilevazioni in cui – posti di fronte a una scelta secca – gli italiani si erano mostrati più favorevoli a “respingere” che non ad “accogliere”.

E tra i motivi per cui in Italia si è aperto un fronte di scontro con la Francia c’è anche e soprattutto la questione delle migrazioni  provenienti dall’Africa. Su questo gli italiani sono divisi, ma non più di tanto: sempre secondo EMG, il 61% pensa che il Governo abbia fatto bene ad alzare i toni. È interessante come tale percentuale sia più alta tra gli elettori M5S (82%) che in quelli della Lega (76%) ma soprattutto come anche nel PD ci sia quasi un elettore su 4 (24%) che approva questa vis polemica contro i francesi.

A proposito del PD: è passata quasi sotto silenzio l’elezione suppletiva con cui è stato assegnato il seggio della Camera rimasto vacante dopo le dimissioni del “velista assenteista” del M5S, l’ex Onorevole Andrea Mura. Il seggio in questione era quello del collegio di Cagliari, in cui si è votato domenica scorsa con la vittoria del candidato di centrosinistra Andrea Frailis.

Si è trattato però di elezioni clamorosamente poco partecipate: nonostante un certo fermento nell’isola, dovuto al fatto che il 24 febbraio ci saranno le elezioni regionali, si è recato alle urne solo il 15,5%, un dato incredibilmente basso. Per avere un’idea del crollo della partecipazione, Frailis ha vinto ottenuto circa la metà dei voti che il candidato del centrosinistra Luciano Uras aveva raccolto, nello stesso collegio, alle elezioni del 4 marzo, dove arrivò terzo con ampio distacco dal vincitore Mura.

Ma nel centrosinistra c’è un certo movimento anche al di fuori degli appuntamenti elettorali. Tra oggi e domenica si svolge a Milano il primo congresso nazionale di Più Europa, con cui quella che il 4 marzo scorso fu “solo” una lista elettorale si trasformerà in partito a tutti gli effetti. Anche il PD è alle prese con il suo congresso nazionale: domenica si concluderà la prima fase, quella riservata al voto degli iscritti nei circoli.

Al momento i votanti dovrebbero aver largamente superato quota 100 mila. Secondo l’ultima stima di YouTrend basata su oltre 72 mila voti raccolti, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti sarebbe ampiamente in testa con il 49,4% davanti a Maurizio Martina con il 30,8% e a Roberto Giachetti col 14%. Salvo clamorose sorprese (Boccia è fermo al 4,2%) saranno questi tre a sfidarsi nella seconda fase, quella delle primarie aperte con cui il “popolo dei gazebo” sceglierà il prossimo segretario dei democratici.



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