Cosa dicono i sondaggi dopo la bufera Banca Etruria

 Le polemiche sulle banche affondano il Pd. Per la quarta volta risultato peggiore dell'anno

Cosa dicono i sondaggi dopo la bufera Banca Etruria

Non c’è pace per il Partito Democratico. Ancora una volta (la quarta, nell’ultimo mese e mezzo) il partito guidato da Matteo Renzi fa registrare il peggior dato dell’anno. Anche questa settimana è difficile non cogliere un nesso con le vicende che stanno occupando le aperture di quotidiani e telegiornali – nonché le trasmissioni di approfondimento – e cioè le dichiarazioni rese dai vari Vegas​, Ghizzoni​, Visco di fronte alla Commissione parlamentare di indagine sulle banche.

Renzi e Orfini difendono la scelta di aver voluto istituire questa Commissione (e di farne partire i lavori a pochi mesi dalla fine della legislatura) perché utile a fare chiarezza sulle responsabilità sulle vicende che hanno riguardato la solidità di molti istituti di credito.

Ma rimane comunque discutibile la scelta di puntare i riflettori su un argomento, quello delle banche, su cui il centrosinistra da anni sconta un’associazione fortemente negativa: nel 2006 fu un’infelice intercettazione dell’allora segretario dei DS Piero Fassino a dominare l’agenda mediatica per molte settimane, e a pochi mesi dalle elezioni; più recentemente, nel 2013, il crack del Monte dei Paschi di Siena (istituto storicamente legato a doppio filo alla politica e in particolare al PCI-PDS-DS-PD) ebbe forse un ruolo tutt’altro che marginale nel deludente risultato ottenuto da Bersani poche settimane dopo l’esplosione di quello scandalo.

Il Pd è in crisi ma gli avversari non crescono

Come che sia, da settimane ormai il PD è costantemente sulla difensiva: non riesce né a imporre un tema in chiave propositiva né ad attaccare con successo gli avversari. E questo si riflette, inevitabilmente, sulle intenzioni di voto. L’unica consolazione, per i democratici, è che questo calo non si traduce in una crescita significativa dei principali competitor.

Infatti, la Supermedia di questa settimana (basata sui dati di ben 8 istituti diversi) ci dice che il Movimento 5 Stelle è saldamente al primo posto fra le liste con il 27,3%. Una stabilità per certi versi impressionante, come abbiamo già detto la scorsa settimana. Eppure, anche stavolta il M5S non riesce ad andare oltre quella sorta di “soffitto di vetro” del 28% sotto il quale si mantiene da ben sei mesi esatti. Discorso analogo per il centrodestra, sostanzialmente fermo rispetto alla scorsa settimana e addirittura in lieve flessione rispetto a un mese fa.

 

Forza Italia si è ormai attestata al terzo posto (15,4%), due punti esatti sopra la Lega (13,4%), con Fratelli d’Italia stabile di poco sopra il 5%. La notizia positiva è costituita dal dato di coalizione (35,8%) che continua ad essere molto superiore a quello delle altre due aree – complice soprattutto la sofferenza del PD il cui dato di coalizione sprofonda addirittura sotto il 28%. Questo vantaggio del centrodestra inteso come coalizione potrebbe rivelarsi decisivo nei collegi uninominali del Rosatellum​ (di cui sono state da poco pubblicate le tabelle definitive): nei collegi infatti basta un solo voto in più degli avversari per vincere il seggio, e un vantaggio consistente a livello nazionale potrebbe tradursi in una vera e propria “landslide”. Come abbiamo scritto la scorsa settimana, tra i motivi dei recenti malumori di Salvini potrebbe esserci proprio questo: aver subito il ritorno mediatico di Berlusconi e il conseguente sorpasso di Forza Italia metterà la Lega in una posizione subordinata quando si tratterà di concertare le candidature di coalizione nei vari collegi uninominali. Se si voterà a inizio marzo, questa concertazione dovrà essere ultimata praticamente entro un mese, e il tempo per invertire la tendenza – salvo sorprese – non sembra esserci.

La dissoluzione di Ap e l'incognita Liberi e Uguali

Intanto, il centrodestra beneficia anche della creazione della cosiddetta “quarta gamba”, la lista centrista che raccoglie varie micro-sigle che dovrebbe portare ulteriore acqua al mulino della coalizione. Per ora, a dire il vero, i sondaggi non assegnano un valore a questo neonato mini-rassemblement; il beneficio viene piuttosto dalla “dissoluzione” di AP, di cui – dopo il forfait di Alfano – sono rimasti solo alcuni esponenti a dichiarare di voler continuare l’alleanza con il PD (tra cui il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin). Molti altri sono andati col centrodestra nella “quarta gamba”: ecco il motivo per cui AP è sceso in molti sondaggi intorno all’1%, ed anche questo contribuisce – come abbiamo visto – al calo del dato di coalizione del PD.

Un ultimo cenno va fatto nei confronti di Liberi e Uguali, il movimento alla sinistra del PD che si è scelto come leader Pietro Grasso. Un mese fa, i due principali soggetti fondatori (Art. 1 MDP e Sinistra Italiana) venivano stimati insieme al 5,4%: oggi sono al 6,8%. Anche questo aumento potrebbe contribuire a spiegare il calo dei democratici. C’è da sottolineare però come non tutti gli istituti siano concordi nel segnalare un aumento di LeU: istititi come Ipsos, Piepoli e Ixè non registrano alcuna variazione nelle rilevazioni più recenti, ed EMG per La7 parla di un +0,3% nell’ultima settimana – statisticamente non rilevante. Le prossime settimane ci diranno se Liberi e Uguali saprà approfittare della crisi del PD e dell’immobilismo del M5S o se, al contrario, ha già raggiunto il suo massimo potenziale.



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