Le tensioni sulla prescrizione hanno penalizzato o no il consenso sul governo?

La Supermedia dei sondaggi alla luce di una settimana complicata e faticosa per l'esecutivo gialloverde. Se e come è cambiato il 'sentiment' degli italiani

Le tensioni sulla prescrizione hanno penalizzato o no il consenso sul governo?
 Afp
 Di Maio, Salvini e Conte

Il compromesso raggiunto tra Lega e Movimento 5 Stelle sulla spinosa questione della riforma della prescrizione toglie di torno – almeno per il momento – un potenziale elemento di tensione tra i due partiti di maggioranza. Non è l’unica però: nel M5s continuano i malumori per i contenuti del Decreto Sicurezza, la cui approvazione al Senato grazie alla questione di fiducia ha quantomeno evitato che lo scontro si prolungasse e si arrivasse a coinvolgere le opposizioni.

Se a questi elementi aggiungiamo tutta la querelle relativa ai condoni (dalla denuncia di Luigi Di Maio sulla “manina” che li aveva inseriti nella manovra fino agli ultimi sviluppi che riguardano gli abusi di Ischia inseriti nel decreto) questi fronti aperti non hanno aiutato a invertire la tendenza delle ultime settimane. Lega e M5s continuano a non brillare nelle intenzioni di voto: nella nostra Supermedia il partito di Salvini è al primo posto con il 30%, mentre il Movimento guidato da Di Maio è staccato di quasi 3 punti (27,3%). La somma dei due partiti è superiore al 57% – quindi si tratta ancora di un dato “confortevole” per la maggioranza di Governo.
 


I segnali di “affaticamento” dei sondaggi però non sono da ignorare. Il dato della Lega in particolare risulta in calo per tutti gli istituti, con un’unica, autorevole eccezione: quella del sondaggio Ipsos pubblicata l’ultima settimana sul Corriere della sera, secondo cui il partito di Salvini avrebbe in realtà addirittura fatto registrare un nuovo record positivo, il 34,7%. Il dato però è in controtendenza rispetto a quelli di ogni altra casa demoscopica, nessuna delle quali vede la Lega sopra al 31, peraltro con trend in ribasso.

Il “rimbalzo” verso il basso della Lega porta con sé anche una difficoltà del centrodestra nel suo complesso – inteso come i partiti (Lega, FI, FDI e NCI) che il 4 marzo si presentarono in coalizione – che rispetto a un mese fa scende un po’ (dal 44,1 al 42,8) restando tuttavia non solo di gran lunga la prima area politica del Paese, ma anche più tonica rispetto al dato delle Politiche e a quello registrato quasi tre mesi dopo, al momento della formazione del Governo Conte.
 


Ma le tensioni che nelle ultime settimane hanno riguardato il Governo (tensioni interne tra M5S e Lega, ma anche con istituzioni terze, nazionali ed europee) hanno minato l’efficacia “percepita” del suo operato agli occhi dei cittadini. Secondo un sondaggio SWG, il numero di italiani che ritiene molto o abbastanza efficace l’operato dell’esecutivo è sceso al 42%, il dato più basso dal momento del suo insediamento. Attenzione: questo dato non va confuso con quello del consenso “generico” verso il Governo Conte (che rimane alto, ben sopra il 50%) o verso i partiti di maggioranza (che come abbiamo visto, oggi sarebbero scelti da più del 57% dei votanti).

La settimana scorsa abbiamo citato un dato, ancora di Ipsos, da cui emergeva come il “leader percepito” dell’esecutivo sia il Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Nell’ultima settimana altri due istituti hanno nettamente confermato questo quadro: pur con sfumature diverse (relative al modo in cui è stata posta la domanda e alle opzioni di risposta) lo hanno fatto l’Atlante politico di Demos – pubblicato dal quotidiano La Repubblica – e l’Osservatorio dell’istituto Ixè.
 


Se il dato di Ixè conferma sostanzialmente quello di Ipsos, il dato di Demos è interessante perché pone tra le opzioni di risposta anche colui che è di fatto – almeno formalmente – il capo del Governo, ossia il premier Giuseppe Conte: ma solo il 16% degli italiani lo individua come colui che ha il ruolo più importante, anche se (dato non irrilevante) ciò lo pone comunque davanti a Di Maio (14%).

Da rilevare, infine, come tutti e 3 gli istituti concordino sul fatto che gli elettori dei diversi partiti abbiano una percezione diversa, e nettamente più favorevole verso il “loro” leader rispetto al dato registrato fra tutti gli elettori: quindi, se Salvini è pressoché unanimemente il capo “de facto” dell’esecutivo per chi voterebbe Lega, Di Maio gli è invece sopra nella percezione degli elettori 5 Stelle.



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