Lega e M5s stanno continuando a calare nei sondaggi?

Gli effetti delle fibrillazioni nella maggioranza su manovra e decreto sicurezza sulle intenzioni di voto. La situazione dei partiti di opposizione. I dati della nostra Supermedia

Lega e M5s stanno continuando a calare nei sondaggi? 
 (Afp)
  Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini 

Il calo dei consensi per i partiti di governo non si ferma. Secondo la Supermedia dei sondaggi di questa settimana, la Lega è ancora il primo partito con il 30,1% dei voti “virtuali”, ma continua a perdere terreno – ormai per la quarta settimana di fila. Il partito guidato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini perde mezzo punto nell’ultima settimana e quasi un punto rispetto a 15 giorni fa. Non va molto meglio al Movimento 5 Stelle, che nelle ultime settimane cala dello 0,7% e fa registrare il dato peggiore (27,6%) dal 4 marzo a oggi.

I due partiti che sostengono il governo Conte continuano a godere complessivamente di un sostegno molto alto (57,7%) ma gradualmente si stanno allontanando da quel 60% toccato nei mesi scorsi.

In lieve ripresa appare il Partito Democratico, che torna dopo un mese e mezzo a toccare quota 17%. I consensi persi dalla Lega sono interamente recuperati dagli altri partiti di centrodestra (Forza Italia, FdI e NcI) che complessivamente in due settimane crescono dello 0,9%. Quella del centrodestra continua a rimanere di gran lunga l’area politica più forte in questo momento: vale oltre il 43%, e con questi numeri – come ha dimostrato una nostra recente simulazione – potrebbe aggiudicarsi facilmente la maggioranza assoluta dei seggi sia alla Camera che al Senato, in caso di nuove elezioni.

Le recenti fibrillazioni interne alla maggioranza (nate intorno alla manovra economica, come quelle sul condono fiscale e quello edilizio per Ischia, ma anche quelle sul decreto sicurezza, o più recentemente sulla giunta Raggi e sulla riforma della prescrizione) hanno esaltato le differenze di linea politica all’interno del Governo, e spinto alcuni a chiedersi chi avesse “l’ultima parola”: se, in altre parole, contasse di più la Lega di Salvini o il M5S di Di Maio. In questo momento, secondo un sondaggio Ipsos pubblicato sul Corriere della sera, la percezione degli elettori è che sia nettamente il primo a prevalere (44% contro il 9% che indica il M5S). La cosa interessante è che anche secondo gli elettori pentastellati è Salvini a “contare” di più (23% contro 21%).

Di Maio può però consolarsi con gli indici di gradimento rilevati dallo stesso sondaggio. Tra gli esponenti del Movimento, il vicepremier di Pomigliano è infatti quello che gode di gran lunga dei consensi più alti: il suo indice di gradimento è pari al 51% contro il 42% di Fico, il 33% di Di Battista e il 21% di Beppe Grillo; ad essere degno di nota è anche il fatto che questa superiorità di Di Maio – persino rispetto al fondatore Grillo – si riscontri anche tra gli elettori dello stesso M5S, nonché in quelli dell’alleata Lega.

Tuttavia, il recente calo dei consensi è qualcosa a cui dovranno in qualche modo reagire tanto Di Maio quanto Salvini, se voglio sperare di invertire la rotta prima delle Europee dell’anno prossimo. Ed è persino possibile che le nuove nomine per la Rai, decise nei giorni scorsi, siano state influenzate in qualche modo dai primi segnali di allarme provenienti dai sondaggi. Secondo un sondaggio SWG, quasi 3 elettori su 4 del M5s e circa 2 elettori della Lega su 3 sono convinti che i media – e in particolare i programmi della Rai – abbiano un atteggiamento ostile verso il governo e la maggioranza.

Se non sorprende affatto l’opinione di segno radicalmente opposto da parte degli elettori del PD (il 91% pensa che il nuovo governo non sia nel mirino dell’informazione), colpisce invece come gli elettori di Forza Italia e FDI siano alquanto concordi con quelli giallo-verdi; così come è a suo modo indicativo il dato degli indecisi, che in netta maggioranza (58%) sostengono che il governo non abbia di che lamentarsi dal trattamento ricevuto dalla stampa.

E l’opposizione dov’è in tutto questo? Nel PD si moltiplicano i segni di “esistenza in vita”, anche se i democratici restano ancora ben lontani dal costituire un’alternativa politica consistente. Le dimissioni del segretario-reggente Martina aprono ufficialmente la strada verso il congresso. Al momento l’unico candidato “di peso” ad aver ufficializzato la sua candidatura è il governatore del Lazio Nicola Zingaretti: secondo un sondaggio di Antonio Noto per la trasmissione “Cartabianca”, Zingaretti sarebbe in testa nelle – ipotetiche – intenzioni di voto per le primarie della leadership del PD con il 26%, seguito a ruota da Minniti (24%), Renzi (22%) e lo stesso Martina (16%). Solo quarto con il 5% Matteo Richetti, che a differenza dei tre che lo precedono ha effettivamente presentato la sua candidatura.

Molto attivo nelle ultime settimane – se non altro per presentare il suo libro “Orizzonti selvaggi” – è anche l’ex ministro Carlo Calenda, che ha lanciato da tempo la sua ricetta per rilanciare il PD, sostanzialmente sciogliendolo e creando al suo posto un più ampio contenitore (il cosiddetto “Fronte repubblicano”) da contrapporre al “populismo di governo” rappresentato da M5S e Lega. Sempre secondo il sondaggio di Noto, l’idea di una lista unica anti-sovranisti alle Europee 2019 piace alla maggioranza degli elettori del PD (56%) mentre il 35% pensa che sia meglio che il PD si presenti da solo con la sua lista.

 



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