Cosa dicono i sondaggi sui partiti, in attesa dell'impatto del Recovery Fund

Cosa dicono i sondaggi sui partiti, in attesa dell'impatto del Recovery Fund

Sulle rilevazioni di YouTrend per Agi manca anche l'effetto Autostrade e per questo gli indici sono praticamente invariati, con la sola eccezione della timida crescita dell'opposizione di centrosinistra
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© Agf - Renzi, Calenda

Il tanto atteso accordo europeo sul Recovery Fund è infine arrivato. Anche se si tratta solo del primo via libera ufficiale ad un percorso che si preannuncia lungo e complesso, è innegabile che l’ultimo Consiglio europeo costituisca uno spartiacque nella politica italiana (e non solo). Inevitabili le ricadute sulle opinioni degli elettori, soprattutto nel nostro Paese, che in termini puramente economici è il principale beneficiario della nuova iniziativa europea. Ci sono pochi dubbi sul fatto che il Governo italiano – e il Presidente del Consiglio Conte in primis – sia uscito vincitore da una difficile trattativa, appena una settimana dopo un’altra delicata negoziazione (quella su Autostrade) conclusasi anch’essa con un accordo che alla vigilia pareva difficile.

Su entrambe le questioni, gli istituti demoscopici avevano già avuto modo di “saggiare” i punti di vista degli italiani. Ma vediamo prima di tutto qual è ad oggi lo stato di salute delle forze politiche, con la nostra Supermedia dei sondaggi.

La Lega rimane il primo partito replicando esattamente il 25,5% di due settimane or sono. Segue il Partito Democratico con il 20,4% (-0,2), mentre il Movimento 5 Stelle (16,1%) tiene ancora “a distanza di sicurezza” Fratelli d’Italia (14,6%). Forza Italia resta al 7%, mentre nella parte bassa della classifica vi sono ben 3 partiti appena al di sotto della soglia di sbarramento, fissata dall’attuale legge elettorale (il Rosatellum) al 3%: si tratta di Azione di Calenda, Italia Viva di Renzi e della sinistra di Speranza, Fratoianni, etc, tutti appaiati al 2,9%.

 

 

Come mostra il nostro grafico, le oscillazioni sono ancora una volta minime, in linea del resto con quanto abbiamo visto in questi ultimi mesi. Anche aggregando le diverse forze politiche in base alla loro collocazione parlamentare (Governo vs opposizione) la sostanza non cambia di molto: le forze della maggioranza giallo-rossa valgono ad oggi poco più del 42% dei consensi, circa 6 punti in meno rispetto all’aggregato delle forze di centrodestra all’opposizione (Lega, FI, FDI e Cambiamo! di Giovanni Toti, che con il suo 1% circa non rientra nel nostro grafico). Una curiosità: per la prima volta dalla nascita del Governo Conte II, la micro-area dell’opposizione di centrosinistra (Azione e Più Europa, sostanzialmente) arriva a toccare quota 5%.

 

Dicevamo del Recovery Fund e della sua approvazione che – quasi certamente – avrà un impatto non trascurabile sulla percezione degli elettori: sull’Europa, certamente, ma anche sul Governo e nei confronti dei partiti – su alcuni più che su altri, verosimilmente. Un primo indizio di questo impatto viene da un doppio sondaggio “istantaneo” realizzato da Euromedia Research nei giorni immediatamente precedenti e in quelli immediatamente successivi all’ultimo Consiglio europeo.

Misurando la fiducia nei confronti di Giuseppe Conte, l’istituto diretto da Alessandra Ghisleri l’ha quantificata al 41,5% il 17 luglio (prima del vertice) e al 43,9% il 21 luglio, ad accordo raggiunto: un balzo di circa 2 punti e mezzo. Certo, secondo Euromedia la fiducia verso Conte continua ad essere molto “polarizzata” tra gli elettori dei partiti di maggioranza (83% nel PD e addirittura 91% nel M5S) e quelli di opposizione (11-13% tra chi voterebbe Lega o FDI); ma è lo stesso istituto a rivelare che il numero di italiani che promuove l’operato del premier a Bruxelles (44,4%) è superiore sia alla somma degli elettori dei partiti di maggioranza (42,1%) sia a quanti invece bocciano la sua performance europea (42,8%).

La valutazione registrata ex post da Euromedia ribalta quella realizzata invece da SWG alla vigilia del Consiglio europeo, o comunque in coincidenza delle sue primissime fasi. L’istituto triestino, il 17 luglio scorso, fotografava infatti una quota di italiani critici rispetto al modo in cui il Governo italiano stava conducendo le trattative pari al 48%, superiore alla quota di quanti invece lo promuovevano (42%).

Non si può certo dire che il campione interpellato da SWG fosse pregiudizialmente ostile all’esecutivo: nello stesso sondaggio, infatti, veniva chiesto un parere anche sull’altra trattativa conclusa dal Governo con un accordo, ossia quella su Autostrade (con l’uscita dei Benetton e l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti). Su tale accordo, secondo SWG, prevalgono nettamente i favorevoli (47%) rispetto ai contrari (28%) e per di più in misura nettamente più trasversale rispetto ai giudizi sulla trattativa europea: tra gli elettori di Lega e FDI, infatti, 3 su 10 approverebbero la soluzione che è stata infine individuata.

Gli italiani sono dunque diventati favorevoli alle nazionalizzazioni “strategiche”? Non proprio. Secondo un ulteriore sondaggio, effettuato da Antonio Noto, sia nel caso di Autostrade che in quello di Alitalia (quest’ultimo una sorta di “evergreen” della politica italiana) gli italiani sarebbero in netta maggioranza contrari a un ingresso dello Stato, tanto nella gestione della rete autostradale (60%) quanto in quella della compagnia aerea di bandiera (59%).

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, realizzati dal 9 al 22 luglio dagli istituti Euromedia, Ipsos, Ixè, SWG e Tecnè. La ponderazione è stata effettuata il giorno 23 luglio sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.