Perché il primo investimento del 2018 in una startup è una foto perfetta di quello che ci manca

È il primo di United Ventures 2, un nuovo veicolo che punta a 120 milioni di raccolta. Ma senza un'azione politica forte la situazione non cambierà nemmeno con il ritorno dei capitali coraggiosi 

Perché il primo investimento del 2018 in una startup è una foto perfetta di quello che ci manca
 (Afp)
 Investimenti startup

Abbiamo lasciato un 2017 dove per la prima volta dopo 5 anni gli investimenti in startup erano crollati, del 40% circa, a 110 milioni. Tra i motivi del crollo elencati c'era quello che alcuni dei fondi avevano chiuso il loro periodo di investimento. Uno di questi soprattutto, United Ventures, uno dei principali fondi di investimento italiani guidato da Massimiliano Magrini e Paolo Gesses

Lo scorso 4 dicembre United Ventures, che è uno dei più importanti investitori italiani in startup, aveva però annunciato il lancio di un nuovo veicolo di investimento (UV2), con obiettivo di raccolta fissato a 120 milioni di euro entro il 2018. Il fondo ha cominciato ad operare, e con un investimento da 10 milioni in una startup che consente di acquistare direttamente un'auto online. 

UV è andata sul sicuro: nel management di Brumbrum (si chiama così la startup) oltre al fondatore Francesco Banfi, c'è Alberto Genovese, già fondatore di Facile.it. La società a febbraio dello scorso anno aveva già raccolto 2 milioni in un round seed precedente. Che conferma l'idea di UV2 di investire in round di serie A, con un taglio che probabilmente c'è da aspettarsi si muoverà intorno alla cifra dell'investimento in Brumbrum. 

Basterà un nuovo fondo a migliorare la situzione?

Qualcosa torna a muoversi quindi. Bene. Ma se il calo del 2017 era dovuto anche all'assenza di alcuni grandi operatori come United Ventures nella bussola degli investimenti, difficile sperare che un nuovo veicolo o due in più possano cambiare di molto la situazione. Pensarlo è un po' illudersi, ma anche non considerare alcuni aspetti. 

Da cinque anni l'Italia ha conosciuto il fenomeno delle startup come nuovi modi di fare, di intendere il fare impresa. In 5 anni gli investimenti in startup sono stati da queste parti: 

  • 2012, 112 milioni 
  • 2013, 129 milioni 
  • 2014, 118 milioni 
  • 2015, 98 milioni 
  • 2016, 178 milioni 
  • 2017, 110 milioni 

Per un totale di 745 milioni. 

Nello stesso periodo nel resto d’Europa si sono investiti (dati Dealroom): 

  • 19 miliardi in Uk
  • 12 miliardi in Germania
  • 9 miliardi in Francia
  • 5 miliardi in Svezia
  • 2,5 miliardi in Spagna

E molti di questi Paesi partivano da una situazione assai simile a quella italiana nel 2012. Francia, Germania e Spagna non investivano molto di più dell'Italia. Ma loro hanno imparato a camminare, e a correre. Qui si gattona. 

Tutto questo in una campagna elettorale dove già si parla di startup

Questo mentre ci si appresta ad una campagna elettorale dove già si sa che leggeremo di startup nei programmi, e già qualcosa si può leggere. Ma senza un piano specifico, o una chiara direzione. Senza parlare di venture capital o di investimenti, al massimo di "sostegno". Ecco, parlare di sostegno alle "startup innovative", qualunque cosa questo voglia dire, non basta più (perché è questo che leggerete, potete scommetterci). Meglio forse non parlarne affatto. Meglio ancora sarebbe proporre qualcosa di concreto, gli esempi ci sono, la letteratura vastissima, Macron alle porte. 



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