Come ha fatto una startup a vendere cannabis per milioni in Italia

EasyJoint è un caso: si è inserita in un vuoto legislativo e ne ha sfruttato le possibilità. Ha capito che la cannabis legale poteva essere venduta, lo ha fatto, e adesso macina fatturato oltre il milione

Come ha fatto una startup a vendere cannabis per milioni in Italia​

Pare non sballi, ma aiuti a rilassarsi. Dicono che dia la sensazione di distensione della marijuana, senza influire sull’euforia, o sull’umore. C’è un’erba che vediamo oramai in molti negozi del centro delle città, anche in molti che vendono sigarette elettroniche, ed è stata commercializzata circa un anno fa in Italia inserendosi in un vuoto normativo che di fatto ne consente la vendita: un tasso bassissimo di Thc (Tetraidrocannabinolo), la sostanza contenuta nella marjiuana che causa l’effetto psicotropo, inferiore ai limiti di legge (0,2 percento), ma una buona percentuale di Cannabidiolo (Cbd), che è non è invece una sostanza psicoattiva, ma rilassa. Il Thc è quello che dà l’euforia o le paturnie, ma quello dipende da chi lo assume. Il Cannabidiolo è quello che dà rilassatezza, sonnolenza, pare anche l’appetito.

In uno stato di diritto tutto ciò che non è vietato è permesso. E c’è startup che pare sia riuscita meglio di altre ad occupare questa zona d’ombra legislativa, che riguarda la vendita e la commercializzazione del fiore di Canapa. Si chiama EasyJoint e, stando a quando hanno detto in un’intervista a Vice i suoi fondatori, è riuscita a raggiungere un fatturato superiore al milione di euro in 5 mesi. Con una crescita rapidissima. Una startup, anche se ad alcuni può sembrare strano usare questo nome per un'azienda che produce e commercializza erba, ma chi scrive ha sempre usato questa definizione di startup. È un business che sta scalando e molto, a tratti molto di più di quanto stanno facendo altre delle ottomila startup italiane.

La cannabis è già un mercato (Agi lo ha raccontato qui). Negli Usa è già consolidato, con investimenti cresciuti del 90% negli ultimi due anni e un mercato che sarà di circa 75 miliardi nel 2013, rendendola di fatto più popolare delle bibite gassate: ma lì si ha un senso assai diversi degli affari. Qui di investimenti non ce ne sono ancora, ma un mercato un po’ si è sviluppato. E c’è un’azienda che l’ha capito prima di altre. La Stampa ha raccontato la loro storia della startup dell’erba di Carmagnola. Che nel frattempo si è allargata, e, stando a quanto ha scritto Il Tirreno pare abbia aperto anche al mercato delle sigarette elettroniche. Differenziare un business, alla fine. Tanto il mercato dei consumatori di cannabis in Italia c’è, ed è già enorme.

@arcangeloroc



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