Reddito di cittadinanza: il filosofo delle startup che ne ha parlato prima di altri

E' tra i principali attori dell'economia digitale mondiale, e ha previsto quello che sarebbe successo con buon anticipo

Reddito di cittadinanza: il filosofo delle startup che ne ha parlato prima di altri

Oggi che si parla tanto in Italia di reddito di cittadinanza e reddito minimo, forse vale la pena ricordare chi è stato tra i primi a parlarne in tempi recenti mettendolo in relazione con l’impatto che sul mondo avranno le nuove tecnologie. Si chiama Paul Graham (è quello a sinistra nella foto) ha 52 anni ed è un'autorità indiscussa nel mondo delle startup. Lui è quello che ha coniato il concetto stesso di startup per come lo intendiamo noi: “Startup is a company designed to grow fast”, una startup è un’azienda pensata per crescere velocemente. Graham è il fondatore dell’acceleratore di startup più importante del mondo: Y-Combinator, 2005, California. Per avere un'idea, da lui hanno imparato a fare soldi Airbnb, Dropbox e Stripe. Ha un dottorato in filosofia e ha fatto tanti soldi vendendo una startup a Yahoo. Graham è un’imprenditore, ma prima di tutto a me personalmente piace considerarlo un filosofo. Ha la capacità di pensare il presente e il futuro come sistema, merce rarissima. Ha una formazione da umanista, compreso un passaggio all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Oggi si occupa meno di Y-Combinator (ha lasciato il timone a Sam Altman) ma è super impegnato nel capire come sarà la società del futuro. 

In tempi recenti hanno parlato di reddito minimo Bill Gates (Microsoft) e Mark Zuckerberg (Facebook). Ma qualche anno prima di loro Graham aveva cominciato a pensare ad un sistema che garantisse a tutti un reddito universale minimo in Silicon Valley. Anno 2015. Graham non era l’unico: con lui c’erano Marc Andreessen (venture capitalist tra i più importanti al mondo e tra i primi investitori di Facebook, dove ha un posto nel board) e il guru dell’open source Tim O’Reilly. In tre hanno cominciato a pensare all’Universal Basic Income (Ubi), come il ‘vaccino del 21 secolo’. 

Cosa succede quando le persone hanno un reddito garantito?

In grande segretezza Graham ha avvitato un progetto pilota ad Oakland lo scorso aprile, dove 100 famiglie hanno un reddito netto tra i 1000 e i 2000 dollari al mese per sei mesi l’anno. I soldi ce li ha messi lui (ne ha). Perché lo ha fatto? "Se la tecnologia cancella diversi lavori, molte persone non potranno mettere insieme un reddito con i propri stipendi" ha spiegato a Quartz. Una specie di premio consolatorio per chi ha avuto la vita ‘sconquassata’ dall’innovazione. Non solo. L'obiettivo dell'esperimento (per farlo ha assunto un ricercatore) è capire: cosa succede quando le persone hanno un reddito garantito? Si accontentano? Vogliono comunque provare a creare un'azienda e fare più soldi? Insomma, soddisfare i nostri bisogni primari (un tetto e soldi per sfamarsi) esaurisce le nostre aspettative? 

'Un socialismo a metà'

In sintesi, seguendo il ragionamento di Graham. E’ inevitabile che la tecnologia crei disuguaglianze. E’ inevitabile che milioni di posti di lavoro saranno spazzati via dalle nuove tecnologie. E’ inevitabile che il successo di aziende innovative spacchi la società in supericchi e molti più poveri. I governi devono prendere delle contromisure. E il reddito minimo è una di quelle misure possibili: Per dirla con le parole di Graham concesse in un'intervista un anno fa a Riccardo Luna: “Si tratta di un socialismo a metà. Il socialismo significa che a nessuno è consentito di diventare ricco e che nessuno sarà davvero povero. In questo caso vale solo la seconda parte della frase: nessun povero, ma con la possibilità intatta di diventare ricchi. Io non sostengo che [la disuguaglianza economica] sia positiva, quanto che è inevitabile. Chi dà vita ad una startup di successo, alla fine avrà un pacco di azioni che vale un mucchio di soldi. Spetta ai governi prendere misure forti per impedire che accada in maniera esagerata”.

@arcangelorociola