Salvini, Saviano, il Milan e l'uccello di fuoco

Il milanista, davanti alla propria squadra a strisce rosse e nere ripescata, pensa alla fenice e al lago Natron. Pensa che quello che per quasi tutti è l'inferno può diventare per noi un'incubatrice neonatale

milan ripescato
Juan-Carlos Muñoz / Biosphoto 
 Le acque del lago Natron

Cosa accade nel cuore di un milanista quando la propria squadra viene riammessa alla Europa League, che aveva guadagnato sul campo, dopo aver sofferto le pene dell’inferno perché alla Juve arrivano Cristiano Ronaldo e chissà chi altro?

A me torna in mente la fenice, l'uccello mitologico che rinasceva dalle proprie ceneri, e che per questo veniva anche chiamato "uccello di fuoco”. Sembra accertato che la fenice altro non fosse che la trasposizione in linguaggio leggendario del ciclo di vita del fenicottero, quelli che si riproducono al lago di Natron.

Il lago Natron, nel nord della Tanzania, si trova al centro della Rift Valley dell’Africa orientale. Natron è un vasto lago salino lungo circa 60 km e con una profondità massima di tre metri. Ha una tale concentrazione di sodio che quasi nessuna creatura può vivere nelle sue acque; lungo le sue rive meridonali si erge Oldoinyo Lengai, un vulcano attivo, irrequieto e impaziente che, attraverso delle sorgenti d'acqua nascoste nelle profondità delle sue viscere, riversa nel lago minerali particolarissimi che alimenta una micro alga (Spirulina platensis) di colore blu verde ma pigmentata di rosso, di cui si nutrono i fenicotteri.

Il lago è un ambiente ostile alla vita: il sole può scaldare i fanghi fino a 50 gradi e l'alcalinità può salire fino a pH 10,5. Tutti gli animali, in primo luogo i predatori, si tengono alla larga da Natron tranne l'alga di cui ho parlato e un pesce particolarissimo l' "Oreochromis alcalica”. Di entrambi si alimentano i fenicotteri che, nutrendosi di questi esseri, "si incendiano" cioè assumono meravigliose colorature rossastre. 

Quando i fenicotteri mangiano le alghe, si trasformano. Il piumaggio, gli occhi e le zampe si tingono di porpora e scopri che è il colore ad attrarli reciprocamente. I vari tipi di rosso comunicano amore. Capisci che è per questo che sono venuti sul Natron. Per amare. Lentamente, quasi timidamente, essi cominciano. Aprono le ali e le richiudono. Per mostrare quanto sono rosse. Ogni movimento fa parte del corteggiamento. Una coreografia. Una crescente frenesia del desiderio. E da questo amore nascono i piccoli che, depositati nel limo invivibile, sono però protetti proprio da quella ostilità.

Il milanista, davanti alla propria squadra a strisce rosse e nere ripescata, pensa alla fenice e al lago Natron. Pensa che quello che per quasi tutti è l'inferno può diventare per noi un'incubatrice neonatale.

Si può, prendendo a calci un pallone, ipnotizzare milioni di persone? Riempire uno stadio di gente diversissima e fonderla sotto la stessa bandiera come se Salvini e Saviano si amassero a latte e miele e guardassero la medesima televisione?  Suscitare passioni irrazionali, travolgenti, primitive? Accendere la fantasia, e convincersi che dall'aridità e dalla ferocia di un'ambiente ostile può nascere la gioia della vita? È possibile inorgoglire o deprimere milioni di persone? Garantire a qualcuno, per un gol, un posto eterno nella memoria collettiva? Si può, anche se nessuno sa davvero il perché. Si chiama calcio e resta misterioso. Come il lago Natron, che da inferno mortale diventa per i fenicotteri l'unico luogo dove è possibile vivere. Perché vivono solo se si accendono e risplendono come fossero di fuoco.

 



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