Cosa è stato e non sarà più il radiotelescopio Arecibo

Cosa è stato e non sarà più il radiotelescopio Arecibo

I dati raccolti ad Arecibo sono alla base del premio Nobel a Joe Taylor e Russell Hulse per la scoperta del pulsar doppio che ha fornito la prima prova indiretta dell’esistenza delle onde gravitazionali
schianto grande radiotelescopio arecibo

© RICARDO ARDUENGO / AFP - Radiotelescopio Arecibo dopo il crollo

Per capire cosa fosse il grande radiotelescopio di Arecibo, consiglio di guardare questi pochi secondi tratti dal film Contact.

La protagonista si avvicina, vede la grande piattaforma sospesa alle alte torri e poi si affaccia sul “piatto” del radiotelescopio che copre una vallata nella foresta con una rete metallica che forma una parabola da 305 m di diametro progettata per riflettere le onde radio nei rivelatori alloggiati nella grande (e pesante) piattaforma che viene sostenuta da possenti cavi (formati da centinaia di cavi d’acciaio intrecciati) ancorati alle tre torri. Per completare i dati, aggiungo che la piattaforma pesa 900 tonnellate ed è sospesa a 137 metri sopra la parabola.

 

Il telescopio, che non si muove e osserva le sorgenti celesti che gli transitano sopra, è stato inaugurato nel 1963 e per quasi 50 anni è stato il più grande del mondo, fino alla costruzione del fratello maggiore cinese (sempre adagiato in una vallata naturale) con un diametro di 500 m.

I dati raccolti ad Arecibo sono alla base del premio Nobel a Joe Taylor e Russell Hulse per la scoperta del pulsar doppio che ha fornito la prima prova indiretta dell’esistenza delle onde gravitazionali, la sua capacità di inviare potenti fasci radar ci ha permesso di misurare le dimensioni di molti asteroidi (alcuni dei quali transitano pericolosamente vicino alla Terra), senza dimenticare che il radiotelescopio è stato protagonista del primo messaggio diretto a civiltà aliene.

Un telescopio gigantesco e iconico che, dopo avere resistito agli uragani tropicali (che, negli anni, hanno flagellato l’isola di Puerto Rico), ai tagli dei finanziamenti, ai terremoti, si è arreso all’usura del tempo.

Il 10 agosto si era rotto uno dei possenti cavi (9 cm di diametro) di sostegno della piattaforma e l’effetto frusta aveva aperto uno squarcio nella rete metallica sottostante. Era chiaramente un danno importante ma certo non irreparabile.

Bisognava intervenire per sostituire il cavo per evitare di caricare troppo quelli che erano restati al loro posto che avrebbero dovuto reggere il peso della piattaforma fino alla riparazione. Purtroppo anche gli altri cavi dovevano essere ammalorati dal tempo e il 9 novembre se ne è spezzato un altro. A questo punto è stato chiaro a tutti che, visto lo stato generale della struttura, le operazioni di riparazione sarebbero state troppo pericolose ed è stato deciso di procedere alla chiusura del telescopio ed alla sua demolizione.

Mentre erano in corso campagne di raccolte di firme per cercare di salvare in extremis il leggendario telescopio, alle 7,55 del primo dicembre c’è stato un terzo cedimento strutturale che ha fatto crollare  la grande piattaforma con gli strumenti, squarciando la rete metallica della parabola. Uno schianto che è stato registrato dai sismografi e che ha posto fino a 57 anni di ricerca astronomica e tecnologica di grande classe.