L’astronave del Professor Loeb

Storia di un oggetto interstellare e di uno scienziato che sa dove nascono le idee

loeb asteroide extraterrestri
P.Carril / Leemage 
 Un asteroide sfiora la Terra

Avi Loeb è un importante professore all’Università di Harvard che ha uno spiccato interesse per la ricerca di vita extraterrestre. Oltre a progetti di astrofisica “classica”, come la ricerca di materia oscura, giusto per citarne una, si occupa intensamente di studio delle condizioni per la formazione di forme di vita nei pianeti extrasolari. In questa veste, è consulente del progetto Breakthrough per la ricerca di vita extraterrestre finanziato dal miliardario Yuri Milner. Sono ammirata dalla straordinaria capacità di lavoro del professore che, solo nel 2018, ha scritto, da solo, o in piccoli gruppi, decine di articoli su questo argomento.

Gli piace occuparsi di argomenti “curiosi” proponendo interpretazioni controverse che evocano (magari solo come possibilità) la presenza di civiltà extraterrestri.

All’inizio sembrava una cometa

Adesso ha gli onori della cronaca con una fantasiosa interpretazione per la velocità di Oumuamua, l’oggetto di forma allungata di provenienza interstellare che ha visitato il sistema solare l’anno scorso. Scoperto il 19 ottobre 2017 seguiva un’orbita iperbolica tanto che era stato inizialmente classificato come cometa, seppure proveniente da un altro sistema planetario. Anche la riflettività superficiale era simile a quella delle comete, che sono palle di neve sporca composte da ghiaccio mescolato a polvere e roccia e spesso coperte da polvere o da molecole organiche (tipo catrame) molto scure.  L’interpretazione aveva vacillato quando non si era vista alcuna attività di espulsione di gas e nessuna formazione di coda.  

Silenzio totale

La forma a sigaro, vagamente simile alle astronavi delle serie cult di fantascienza e la provenienza interstellare avevano fatto sognare scenari tipo StarTrek. Pur scettici, gli astronomi hanno puntato i radiotelescopi su Oumuamua per capire se aveva emissione radio, senza trovare alcun segnale. La cosa aveva raffreddato gli entusiasmi. Poi Oumuamua, proseguendo nella sua traiettoria, si era allontanato e, a partire dal 2 gennaio 2018, era diventato troppo debole per permettere altre osservazioni.  Tuttavia la sua velocità era stata misurata con grande attenzione con la speranza che la ricostruzione della traiettoria rivelasse qualcosa sulla sua origine.

Una traiettoria deviata ed un colpo di acceleratore

Si è così scoperto che la sua traiettoria non può essere descritta solo sulla base delle forze gravitazionali dovute al Sole, agli otto pianeti, alla Luna e agli asteroidi più grandi della fascia degli asteroidi. C’è una deviazione “non gravitazionale” che può essere spiegata con una accelerazione radiale inversamente proporzionale alla distanza dal Sole, oppure al quadrato della distanza dal Sole.

Gli autori della misura dicono che qualche tipo di degasamento sarebbe la spiegazione più immediata per questa accelerazione e cercano di immaginare le condizioni che potrebbero nascondere questo effetto nei dati (che non mostrano evidenza di getti cometari). Propongono che la polvere che ricopre Oumuamua sia fatta di granelli di grosse dimensioni che sarebbero più difficili da vedere nelle immagini. Considerano anche tutta una serie di altre spiegazioni, prima fra tutte la pressione di radiazione del Sole che sarebbe perfetta per spiegare una accelerazione radiale inversamente proporzionale all’inverso del quadrato dalla distanza dal Sole. Un effetto di questo tipo è stato visto nel caso di piccoli asteroidi. Tuttavia, per Oumuamua l’accelerazione implicherebbe che l’oggetto fosse fatto di materiale a bassissima densità, 1000 volte meno denso degli asteroidi di dimensioni simili nel sistema solare. 

Come un Olandese Volante

È questa considerazione che ha attirato l’attenzione di Avi Loeb e Shmuel Bial che sposano l’idea dell’oggetto a bassissima densità e propongono due possibili origini.

 Potrebbe trattarsi di un nuovo tipo di oggetto celeste di bassa densità e di grandi dimensioni prodotto naturalmente nel mezzo interstellare con processi che ancora non conosciamo oppure potrebbe essere di origine artificiale. In questo secondo caso, si potrebbe pensare che si tratti di una vela solare di fabbricazione aliena, fuggita dal controllo dei suoi costruttori. In prima approssimazione, un rottame spaziale abbandonato che, nel viaggio interstellare si deve essere ricoperto di polvere (interstellare appunto) per poter rendere conto dei colori che sono stati misurati. Dopo tutto, anche noi stiamo pensando di utilizzare le vele solari per avere una spinta aggiuntiva nei viaggi interplanetari sfruttando la pressione di radiazione della luce del sole. Se altre civiltà in altri sistemi planetari avessero sviluppato una tecnologia simile, non sarebbe completamente fuori di testa pensare che, magari a seguito di una collisione con un meteorite, la vela sia stata espulsa dal suo sistema planetario e si sia ritrovata a vagare nella galassia. 

Dove nascono le idee

Nel caso la vela solare abbandonata che si muove a caso nella galassia non ci soddisfi, possiamo anche immaginare che sia stata intenzionalmente diretta verso di noi. Ovviamente non c’è modo di mettere alla prova queste fantasiose ipotesi, ma perché limitarsi?

D'altronde, il prof. Loeb in un saggio intitolato “Da dove vengono le idee?” scrive: “Le idee si sviluppano da dialoghi informali in ambienti dove gli errori sono tollerati ed il pensiero critico è incoraggiato”. Come dargli torto? 

Purtroppo Oumuamua è troppo lontano e si è portato via il suo segreto (se mai ne abbia uno). Non ci resta altro da fare che cercare altri visitatori interstellari che dovrebbero essere abbastanza numerosi da essere “scovabili” con la prossima generazione di studi sistematici del cielo.

Polvere di stelle

Vorrei fare notare che lo studio della velocità (e quindi della accelerazione) di Oumuamua, pur essendo stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature, non ha avuto i titoli dei giornali né l’attenzione del web (complimenti ai primi firmatari italiani Marco Micheli dell’Osservatorio di Roma e Davide Farnocchia del Jet Propulsion laboratory). Tutti hanno cominciato a parlare della cosa quando un professore di Harvard, noto per le sue posizioni non convenzionali, ha detto che poteva essere di natura aliena.

Intendiamoci, il lavoro di Bial e Loeb non è farlocco, ripetono i calcoli fatti dal gruppo che aveva pubblicato i dati sulla velocità e considerano solo una delle ipotesi (la struttura a bassa densità) lasciando perdere tutte le altre, specialmente quella del degasamento pseudo-cometario.

Mentre polvere strana di cometa non fa notizia, gli alieni si. 



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