Gli archeologi che vogliono la Luna

'Mission to the Moon' è l'avventura di un gruppo di scienziati per il cinquantenario dell'Apollo 11

Gli archeologi che vogliono la Luna
Foto: Joan Cros / NurPhoto /Afp
Samsung Mission to Space - Mobile World Congress 

Lo spazio è diventato la  nuova frontiera per la pubblicità creativa, forse costosa, ma sicuramente di alta visibilità, dei colossi industriali che se lo possono permettere.

Dopo il colpo di genio di Elon Musk, che ha messo in orbita la sua Tesla Roadster rosso ciliegia, completa di manichino guidatore in tuta spaziale, adesso è la volta di Audi, Nokia e Vodafone che si sono alleate con un gruppo di scienziati per realizzare Mission to the Moon, un’avventura lunare privata, in occasione del 50esimo anniversario dell’allunaggio di Apollo 11.

Volontari di un sogno

L’idea di Mission to the Moon è riconducibile ad un gruppo di ingegneri con base in Germania che si sono chiamati PTScientists, ovvero scienziati part time perché lavorano al progetto su base volontaristica quando hanno un po’ di tempo disponibile.

Sono anni che i PTS inseguono la Luna, sono stati tra i primi gruppi ad iscriversi al Google Price nel 2007. Poi il premio ha avuto una serie di ritardi fino ad arrivare alla recente cancellazione, quando è stato chiaro che nessuno dei contendenti rimasti in gara avrebbe avuto i finanziamenti per portare a termine il progetto. Morta una missione se ne pensa un’altra, e i PTS nel 2017 hanno annunciato che stavano lavorando a una missione di “archeologia” lunare.

Utilizzando un Flacon 9 (o qualche altro lanciatore disponibile) contano di andare a fare visita al sito Taurus-Littrow, dove, nel dicembre 1972, allunò la missione Apollo 17 e dove sono rimasti molti esempi di archeologia astronautica, compreso il famoso rover che aveva permesso agli astronauti di esplorare qualche km della superficie lunare, per raccogliere campioni di suolo in diverse posizioni.

I PTS contano di lanciare in orbita terrestre il modulo ALINA (Autonomous Landing and Navigation) che poi accenderà i suoi motori per mettersi in orbita di trasferimento per arrivare alla Luna, dove dovrà frenare per farsi catturare dalla gravità lunare e poi continuare la manovra e posarsi sulla superficie con il suo carico (di circa 100 kg) composto di due rover automatici  di una trentina di kg ciascuno e della strumentazione per il trasferimento dei dati.

Scommessa tecnologica

Dei rover, frutto della collaborazione tra PTS e Audi, si sa poco, salvo che, grazie a batterie e pannelli solari, avranno autonomia di qualche km e si chiameranno Audi Lunar Quattro. Trenta kg sono pochini, se li confrontiamo con la tonnellata di Curiosity, quindi non dobbiamo aspettarci strumentazione ricca e varia. Tutto si giocherà sulla miniaturizzazione e sul risparmio energetico. I rover saranno equipaggiati di telecamere ad alta risoluzione e, grazie ad una rete 4G a basso consumo (fornita da Nokia e Vodafone Germania, e trasportata sulla Luna insieme ai rover), invieranno le immagini al modulo ALINA che provvederà a spedirli a Terra.

Gli archeologi che vogliono la Luna

Mission to the Moon vuole essere la prima missione privata per la Luna e vuole dimostrare cosa sia possibile fare grazie alla riduzione dei costi di lancio ed all’utilizzo di strumentazione commerciale. Immagino che il costo sia coperto dagli sponsor che, oltre ad assicurarsi grande visibilità mediatica, forse sperano di stabilire un avamposto spaziale e mettere un piede nella nascente economia basata sullo sfruttamento delle risorse dello spazio profondo.

I tempi sono piuttosto stretti, l’anniversario del primo allunaggio cade nel luglio 2019. Speriamo che gli scienziati part time decidano di devolvere tutto il loro tempo a questo progetto ambizioso e visionario.



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