Ecco perché il 'Ragazzo invisibile' di Salvatores non assomiglia a Trump

Il regista parla del sequel del film del 2014 che uscirà il 4 gennaio: "La realtà è diversa dal cinema e dai fumetti: chi ha superpoteri spesso li usa in maniera sbagliata e oggi ne abbiamo due esempi, uno è americano e uno nordcoreano" 

Ecco perché il 'Ragazzo invisibile' di Salvatores non assomiglia a Trump

Gabriele Salvatores ci riprova. Tre anni dopo aver realizzato il primo film sui supereroi ‘made in Italy’, torna ora col sequel: ‘Il ragazzo invisibile – Seconda generazione’ in 400 sale dal 4 gennaio distribuito da 01 Distribution. Stavolta il regista premio Oscar per ‘Mediterraneo’ abbandona l’originalità del primo film e opta per una sorta di remake all’italiana di ‘X-Men’, dove i mutanti vengono chiamati ‘speciali’, non ci sono Wolverine, Tempesta, Cyclope o il Doctor Xavier bensì il ragazzo invisibile (Ludovico Girardello), la sorella che gioca col fuoco (Galatea Bellugi), la donna cinetica, l’addormentatore, l’uomo forzuto.

Ecco perché il 'Ragazzo invisibile' di Salvatores non assomiglia a Trump
Il Ragazzo invisibile seconda generazione di Gabriele Salvatores con Ksenia Rappoport

Come in X Men, però, c’è il cattivo di turno con grandi poteri e convinto della superiorità dei mutanti sui normali: non si chiama Magneto, ma Yelena (Ksenia Rappaport) ed è la mamma del ragazzo invisibile.

Salvatores: non ho mai visto un film degli X-Men

Salvatores stavolta non ha partecipato alla sceneggiatura – scritta da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo (‘La doppia ora’, le serie tv ‘Intreatment’, ‘1992’, ‘1993’) – perciò è onesto quando dice che non ha mai visto un film degli X-Men e indica come riferimento un altro tipo di cinema. “Non sono patito di film supereroistici – racconta durante l’incontro con la stampa – anche se per me un film importante è stato ‘Spiderman’ di Sam Raimi. Sono aficionados dei film anni ’80 come ‘Gremlins’ e ‘Goonies’ che univano pensiero con spettacolarità e potevano avere spettatori padri e figli”. Con il secondo film sul ragazzo invisibile, Salvatores dà il via a una saga che certamente avrà un terzo capitolo, quello “dell’indipendenza”.

Una sorta di 'Boyhood' di un supereroe

“A differenza degli altri film del genere, qui facciamo una cosa più simile a Harry Potter col protagonista che cresce film dopo film, una sorta di ‘Boyhood’ di un supereroe - spiega il regista, citando il film del 2014 scritto e diretto da Richard Linklater la cui lavorazione è durata 12 anni e racconta la crescita di Mason e il rapporto con i genitori divorziati -. A 16-17 anni si scoprono il lato oscuro, quello melanconico e quello poetico delle cose. E anche nel mio film il protagonista diventa più oscuro ma anche più complesso. In termini narrativi questo film è meno lineare: ci sono salti temporali, c’è aspetto misterioso, quasi da thriller”.

La storia

‘Il ragazzo invisibile – Seconda generazione’ racconta l’avvicinamento del 16enne Michele, che ha perso tragicamente la mamma morta in un incidente stradale, verso la sua madre naturale. Scopre di avere una sorella e con loro due sembra ritrovare una famiglia. La donna convince i figli che bisogna bloccare il suo ex aguzzino che negli anni immediatamente successivi al crollo dell’Urss ha torturato lei a gli altri ‘speciali’, persone con poteri straordinari, per realizzare il mutante perfetto.

La vicenda sembra scorrere in maniera lineare: un gasdotto che parte da Trieste finanziato dall’ex aguzzino, un rapimento pianificato, il recupero degli altri ‘speciali’ che l’uomo dovrebbe aver rapito, tra cui il padre dei ragazzi (Ivan Franek). Ovviamente però le cose non andranno come progettato anche perché la mamma del ragazzo invisibile si rivela diversa da quella che appare. 

Trump e Kim Jong-un i veri supereroi

La storia, al di là dei riferimenti del genere, si può leggere in chiave di stretta attualità. “Da una parte siamo abituati a vedere supereroi che salvano il mondo, risolvono problemi, aiutano gli altri – spiega -. In realtà non è così: chi ha superpoteri spesso li usa in maniera sbagliata (oggi ne abbiamo due esempi: uno è americano e uno nordcoreano)". 

Ecco perché il 'Ragazzo invisibile' di Salvatores non assomiglia a Trump
Il Ragazzo invisibile seconda generazione di Gabriele Salvatores con Ksenia Rappoport

"Abbiamo fatto una specie di concorso con le scuole italiane dove abbiamo chiesto ai ragazzi di immaginare il sequel. Ha vinto una scuola di Secondigliano. Nei ragazzi – continua Salvatores - due paure sono emerse: la paura di non essere il vero figlio della propria madre; la seconda era il terrorismo. Io non volevo fare riferimento tra gli ‘speciali’ e i terroristi, ma ho inserito il concetto: se uno è cattivo lo è perché viene discriminato dalla società ed è legato all’esclusione, alla sottomissione o al fatto di essere emarginati. Forse è un concetto anni ’70 – ne conviene il regista -. Volevo che i ragazzi capissero cosa c’è dietro, non solidarizzare con gli speciali”.

Sto allevando un figlio cinematografico

Dopo il successo mondiale e l’Oscar con ‘Mediterraneo’, Gabriele Salvatores ha percorso tante strade, diversissime e spesso coraggiose (o temerarie), prima di arrivare al ‘Ragazzo invisibile’. “Il motivo per cui mi sono appassionato a questa storia più intimo e meno razionale è che non ho figli e in qualche modo, da ‘Io non ho paura’ in avanti, ne sto allevando uno cinematografico – spiega iul regista -. Se devo indicare un aspetto più razionale, invece, direi che mi annoio a fare sempre le stesse e che realizzare un film così è una sfida. Ma c’è anche un altro motivo – conclude -: quando ‘Mediterraneo’ ha vinto l’Oscar è stato come essere punto dal ragno di Spiderman. Mi hanno conferito grandi poteri e, quindi, anche grandi responsabilità e ho pensato: come usare questo superpotere? Allora ho deciso di fare qualcosa di diverso, come ‘Nirvana’ e altre cose di questo tipo”.

La scommessa del supereroe italiano

Un film che potrebbe piacere ai ragazzi che hanno amato il primo – e che il 30 dicembre potranno rivederlo in tv, su Rai 1 – e che ha l’indiscutibile merito di aver tentato la strada di un genere che sembrava chiuso a produzioni a basso budget.  “Il film è costato 8 milioni come il primo – spiega il produttore Nicola Giuliano dell’Indigo Film -. La sfida era a monte: non solo giocare il campionato, dove Champions sono film Marvel o Dc dove una sola scena costa come il nostro film, ma anche fare qualcosa che fosse fondativo per l’immaginario dei ragazzi italiani. La domanda era: è possibile partecipare alla rifondazione dell’immaginario dei ragazzi italiani anche senza avere il budget delle mega produzioni Usa? La scommessa è stata vinta col primo film che, nel silenzio generale perché in Italia ci piace spararci addosso, ha vinto l’Oscar europeo del film per ragazzi e ha incassato 5 milioni”. Il 4 gennaio, in contemporanea col film, usciranno anche la seconda graphic novel sul ragazzo invisibile edito da Panini Comics e il romanzo pubblicato da Salani.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it