Fausto Brizzi è colpevole. Lo hanno deciso i social (e la Warner)

Il regista accusato da alcune aspiranti attrici (molte anonime) è già stato condannato senza appello dalla casa di produzione e dal web. È giusto?

Fausto Brizzi è colpevole. Lo hanno deciso i social (e la Warner)

Vero o falso che sia, ciò che si dice degli uomini ha spesso altrettanta importanza nella loro vita di quello che essi fanno. La massima di Victor Hugo, valida nel 1800, nell’era di internet, dei social, della società dello spettacolo (e del gossip) diventa una considerazione talmente vera che appare addirittura banale. E così accade che Fausto Brizzi, giovane regista di successo, pronto a far uscire il suo prossimo film sicuro campione d’incassi, viene travolto da un mare di accuse. Non ci sono prove, eppure viene condannato senza appello sui social network e la società di produzione del suo film comunica che mai e poi mai lavorerà più con lui. Un appestato.

E tutto perché ragazze sconosciute che non si mostrano in volto (a parte due), quasi come recitando un copione, dichiarano alla trasmissione più giornalistica di Mediaset (che ha lo stesso proprietario di Medusa, che farà uscire il suo cinepanettone, 'Natale da chef', in contemporanea con quello di Brizzi) di essere state molestate dal regista durante provini fatti a casa sua.

La condanna senza appello dei social

Nessuna violenza fisica, solo avances pesanti e approcci fatti con la scusa di provare delle scene. Atteggiamento decisamente esecrabile e per nulla professionale – sebbene ancora tutto da verificare - che di certo è ben lungi dalle situazioni denunciate in America con stupri, droghe e minacce.

Il clamore è enorme e in molti condannano il regista sporcaccione. Di fronte allo scandalo, Fausto Brizzi reagisce da imprenditore, forse commettendo un suicidio professionale: vende le sue quote nella Wildside (per salvaguardare se stesso e i suoi soci, Marco Martani e Saverio Costanzo) e annuncia tramite legale che si ritira da tutte le attività per prepararsi alla difesa e salvaguardare la privacy della famiglia.

... e quella della casa di produzione

Una tragedia che diventa farsa quando è la casa di produzione a decidere di agire come in America con Kevin Spacey e far semplicemente scomparire le prove della presenza di Brizzi nel film in uscita. Sul sito web, la Warner Bros Italia toglie il credit del regista di ‘Poveri ma ricchissimi’.

Fausto Brizzi è colpevole. Lo hanno deciso i social (e la Warner)

Dopo la segnalazione dell’Agi, Brizzi viene nuovamente riaccreditato come regista del film. Si parla di errore, ovviamente, ma nel giro di poche ore si capisce la verità: in un comunicato ufficiale la Warner fa sapere che “prende molto seriamente ogni accusa di molestia o abuso e si impegna fermamente affinché l’ambiente di lavoro sia un luogo sicuro per tutti i suoi dipendenti e collaboratori”. Quindi il capolavoro antigrantista: “Warner Bros. Entertainment Italia ha sospeso ogni futura collaborazione con Fausto Brizzi che non verrà associato ad alcuna attività relativa alla promozione e distribuzione del film ‘Poveri ma ricchissimi’”.

Una condanna per direttissima, senza appello. In perfetta linea con quella che oggi è, nella giurisprudenza forcaiola dei social, la regola ribaltata della ‘presunzione di colpevolezza’. E Brizzi può costituire un precedente a cui ne faranno seguito in tanti.

Cosa succederà adesso?

Già si parla di un regista napoletano (un po’ meno noto di Brizzi) e di un produttore che sta diventando sempre più importante. E in molti sono convinti che l’obiettivo finale sia bloccare in qualche modo il film italiano più atteso della prossima stagione. Come con Brizzi, con accuse di molestia (vere o false che siano) che diventeranno prove schiaccianti sui social e avranno come conseguenze scelte drastiche e avventate di produttori, distributori e simili, oltre a creare il vuoto attorno al soggetto accusato. Come è accaduto a Brizzi, difeso da qualche sua attrice e collega, ma per lo più abbandonato anche dai suoi ex soci e amici.

Cui prodest?

Negli anni ’70 la domanda era: cui prodest? A chi giova? Al momento si può fare una sola considerazione, che ognuno può interpretare come crede: in ballo ci sono milioni legati a film in uscita (o in preparazione), prodotti da qualcuno, che verranno penalizzati a vantaggio di altri, prodotti da qualcun’altro. A pensar male si fa peccato, si sa, ma spesso...



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it