Biennale d’arte sacra di Mentone, un’ode alla vita in Costa Azzurra

La regista e mecenate Liana Marabini ospita al Grand Hotel des Ambassadeurs oltre 200 opere di grandi artisti contemporanei tra cui anche maestri come Dalì, Banksy e Pistoletto. Nell’intervista all’Agi racconta i suoi progetti, dalla tv tematica sul food al film su Artemisia Gentileschi

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Mentone, elegante e solare paese della Costa azzurra tra Ventimiglia e Monte Carlo ospita fino al 31 ottobre la Biennale di Arte Contemporanea Sacra (Bacs) voluta e presieduta da Liana Marabini, la cui prima edizione è intitolata “Ode alla vita”. L’esposizione, che raccoglie 214 opere di artisti provenienti da 52 Paesi diversi, si tiene all’interno del Grand Hotel des Ambassadeurs, trasformato in una galleria d’arte per un mese. Chi visita la Bacs può ammirare le opere d’arte – dipinti, sculture, fotografie, cinema, musica, letteratura, architettura e design – e visitare i sei diversi spazi organizzati per tema, tra cui una prestigiosa mostra che rende omaggio ai grandi artisti contemporanei scomparsi come Basquiat, Kounillis, Chagall, Rauschenberg, Fontana, Cocteau, Dalì, Calder, Haring. Sono presenti anche i grandi artisti viventi con le loro opere, molte delle quali in vendita: Banksy, Pistoletto, Damien Hirst, Joe Tilson, Enrico Baj, Vasco Bendini, Brian Finch, Yayoi Kusama e altri.

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All’ingresso del Grand Hotel des Ambassadeurs, ad accogliere il visitatore (o gli ospiti dell’albergo) un’installazione permanente, la scultura intitolata Notre-Dame des Innocents dell’artista olandese Daphné du Barry, che rappresenta la Madonna inchinata verso sette corpicini di neonati, alcuni ancora poco più che feti attaccati al cordone ombelicale, altri intenti a proteggersi il volto con le mani, che è stata presentata al grande pubblico il giorno dell’inaugurazione della mostra, tra le rumorose proteste di un’associazione pro aborto della Francia del sud che ha visto nella statua, istallata nel giardino dell’albergo in uno spazio privato e scelta anche per la copertina del catalogo, un “messaggio minacciosamente antiaborto”.

Partiamo proprio dall’inizio: se scopo dell’arte è dare emozioni e scuotere le coscienze, sembra che la Biennale d’arte contemporanea sacra abbia fatto centro ancor prima di aprire i battenti. La statua della scultrice olandese ha indignato alcuni gruppi femministi.

Piccole associazioni del sud della Francia hanno preso male questa statua credendo che può dare sensi di colpa alle donne che hanno abortito. Hanno creato una polemica senza capire il senso della statua. Hanno criticato il messaggio scritto accanto alla Vergine. E’ un piccolo testo che ho scritto io perché ritengo che si parli troppo del corpo e poco dell’anima della donna. Io ho immaginato che questa statua non fosse solo per le donne, ma anche per le coppie e per le famiglie, perché parla delle relazioni genitori-figli. Ho immaginato che la statua potesse essere anche un momento di consolazione per le persone che hanno perso i figli, o volutamente o per caso; per le coppie che vogliono aver figli e non vengono; oppure per le famiglie che hanno grossi problemi con i propri figli. Polemiche a parte, la storia della statua è interessante e merita di essere raccontata: la scultrice Daphné du Barry aveva un bozzetto di questa Vergine degli innocenti, Vergine con bambini persi prima di nascere.

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 La scultrice Daphné du Barry insieme a Liana Marabini davanti alla statua della Vergine degli innocenti

Non necessariamente feti abortiti, ma anche bambini persi per cause naturali durante la gestazione. Questo bozzetto è stato portato e benedetto da Giovanni Paolo II. Lui vedendo il disegno ha detto che sarebbe stato molto bello se fosse stata realizzata una statua monumentale. Daphné non avendo molti soldi, ha realizzato un modellino di 20 centimetri. Io lo acquistai perché mi piaceva molto senza peraltro conoscere ancora la storia del Papa. Lo scorso anno, in vista della Biennale, le ho chiesto di farne un’opera grande che lei ha realizzato nel suo atelier a Pietrasanta e mi ha consegnato un giorno prima dell’apertura della mostra.

Parliamo della Biennale d’arte contemporanea sacra, un’esposizione per certi versi unica nel panorama artistico, con tante opere e artisti di fama, in cui non si pone l’attenzione tanto sulle immagini sacre quanto sulla spiritualità dei lavori in mostra.

Nel mondo ci sono molte esposizioni di arte sacra, ma hanno spesso solo icone e santini. Non si può parlare di arte, ma di artigianato. La Biennale d’arte contemporanea sacra nasce dalla mia esigenza di festeggiare 10 anni del Festival internazionale del film cattolico. Il cinema già è un’arte ed è un’arte sacra quella del mio festival, per cui ho pensato di allargare anche ad altre discipline. Ho così iniziato a contattare molti artisti e collezioni private ed è stata sorprendente la risposta che ho avuto: hanno mandato una valanga di opere.

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Il regolamento della Biennale è che ogni collezione o artista può partecipare con una sola opera, per cui ci troviamo con 214 opere che provengono da 52 Paesi, di cui a metà ottobre abbiamo già venduto per oltre 400 mila euro. Il ricavato di queste vendite va completamente agli artisti o agli aventi diritto: noi non abbiamo alcuna commissione né gli artisti devono pagare per partecipare, alla Bacs il ‘diritto di entrata’ è gratuito. E’ una scelta dettata dal fatto che io e mio marito siamo mecenati. Io sono anche presidente dei mecenati dei Musei Vaticani per il Principato di Monaco e il Sud della Francia e questa manifestazione si iscrive a pieno diritto nella nostra attività di mecenati, per aiutare gli artisti a creare per rendere il mondo più bello.

La sua attenzione come mecenate è rivolta ad artisti che realizzano opere con messaggi positivi e spirituali. E’ una scelta ben precisa che si vede anche dalle opere selezionate per la Bacs.

Quando le opere hanno un proposito positivo gli artisti rendono il mondo migliore. Per questo io sono contro l’arte dissacratoria, l’arte brutta, quella che usa escrementi credendo sia arte. Per me deve parlare all’anima: opere che hanno bisogno di spiegazioni di mezz’ora par capirle a mio giudizio non sono arte. Per me la vera arte parla da sila senza bisogno di spiegazioni. La guardi e ti tocca una corda. E anche alla Bacs la selezione delle opere è stata fatta così: ogni quadro tocca una corda dell’anima.

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Tra le tante opere esposte quelle di carattere religioso sono pochissime. Nessuna comunque rappresenta icone religiose classiche. E’ una scelta ben precisa?

La mostra non ha quadri o sculture esplicitamente religiosi perché quello lo consideriamo più artigianato che arte sacra, invece il denominatore comune delle opere in mostra è una luce interiore dell’artista che si rispecchia nel suo lavoro e viene trasmessa a chi guarda. Sono valori positivi, speranza, fanno vedere il bello e il creato in tutte le sue forme. Anche nelle opere astratte c’è un senso molto profondo. Sono molto soddisfatta perché la totalità delle opere rispecchia il mio credo sull’arte contemporanea da un lato, e sull’arte contemporanea sacra dall’altro.

Alla fine della mostra ci sarà un ulteriore momento dedicato agli artisti, vero?

Sì, ci sarà un’asta a cui parteciperanno gli artisti che vorranno che metteranno a disposizione le opere invendute. Alcune saranno acquistate anche dall’Albergo stesso per la sua collezione privata che al momento, tra l’altro, vanta una delle quattro collezioni complete di 25 tavole di Salvator Dalì di ‘Les Songes drolatiques de Pantagruel’. Poi, al termine della Biennale, i tre autori che avranno raccolto più consensi da parte dei visitatori sul sito della Bacs (clicca qui per l'indirizzo) riceveranno un premio in denaro di 5 mila, 3 mila e 2 mila euro.

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La collezione Dalì del Grand Hotel des Ambassodeurs

La prima edizione della Bacs di Mentone si chiude il 31 ottobre. Essendo biennale si ripeterà nel 2021. Ha in mente qualche iniziativa per il 2020?

Negli anni in cui non c’è la mostra noi faremo un’azioni di ‘artists on residence’, prendiamo a residenza qui, gratuitamente, al Grand Hotel des Ambassadeurs, artisti che saranno il risultato di una selezione molto accurata e saranno ospitati per una o due settimane. Con tutte le spese pagate, e devono solo ispirarsi e creare un’opera d’arte. Noi poi chiameremo persone ad ammirare il loro lavoro che, ovviamente, potrà vendere. Crediamo molto in questa formula di ‘artists on residence’. E’ una formula in cui noi mecenati crediamo molto. Qui, inoltre, siamo in una regione in cui sono passati molti artisti, dove c’è una luce specifica molto bella che li ispira in modo particolare.

Signora Marabini, lei ha molteplici attività. Noi la conosciamo per i suoi film, l’ultimo dei quali ‘Mothers’ tratta il dedicato tema della mamme che devono affrontare il dramma dei figli che subiscono l’indottrinamento della jahad. Tra le sue molteplici passioni c’è anche quella del cibo.

Entro l’anno aprirò una tv online su YouTube che si chiamerà  History Food Channel. Una tv di storia del cibo in cui ci saranno delle sit-com, delle candid camera ed episodi storici ma divertenti. Stiamo preparando i contenuti in vista dell’apertura prevista per metà dicembre. Perché voglio fare questo? Perché non esiste una tv sulla storia del cibo, perché è molto difficile. Io invece, avendo una mia collezione privata di 30 mila volumi di libri e manoscritti antichi ho una fonte inesauribile di documentazione. In base a questa, usando anche la mia attività di produttore cinematografico, abbiamo creato sia documentari che sit-com che candid camera e addirittura un serial di cui è protagonista Rupert Wynne-James, che interpreta il ruolo di un lord inglese squattrinato che apre un bad and breakfast in Piemonte. E in ogni episodio lui prepara un piatto che la sua vicina gli insegna a cucinare. Con questo pretesto in ogni episodio della serie insegniamo alle persone a preparare piatti semplici, ricette fatte per chi non sa cucinare. Man mano che si va avanti il lord inizia anche a inventare piatti suoi.

Oltre alla miniserie tv che ha già iniziato a girare, ha in programma anche un altro film per il cinema?

Sì, ho in preparazione un nuovo film, su Artemisia Gentileschi e, se tutto va bene, lo giro nel 2020. Lei è una figura molto moderna di una donna che ha il coraggio di denunciare il suo violentatore, peraltro in un secolo remoto. La sceneggiatura è pronta ed è già stata tradotta in inglese perché sarà girato in inglese. Ora devo completare il budget per iniziare le riprese. Poi sto vendendo non solo i miei film ma anche quelli di altri, film cattolici. Abbiamo aperto da poco una piattaforma web  (clicca qui per l'indirizzo) legata al mio Festival di vendita di dvd di film cattolici e di musica sacra. Lì non ci proponiamo come distributori, ma offriamo un’opportunità in più: ognuno si tiene i suoi distributori e può sfruttare il canale del festival.

Quest’anno il suo Festival del film cattolico Mirabile Dictu festeggia 10 anni. Quando si terrà?

Si terrà a Roma dal 25 al 28 novembre quando saranno annunciati i vincitori. Quest’anno abbiamo ricevuto oltre mille film e molti sono buoni per questo ancora non abbiamo annunciato le terne dei finalisti.



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