Decalogo contro le fake news sui terremoti

La scienza che studia i sismi ha fatto passi avanti molto importanti. Ne elenco dieci

Decalogo contro le fake news sui terremoti

I terremoti sono una caratteristica fondamentale del Pianeta in cui viviamo. Se non ci fossero i terremoti non ci sarebbero neanche i vulcani, le catene montuose, l'atmosfera. Insomma non ci sarebbe la vita. 

I passi avanti della sismologia

Negli ultimi cinquant’anni, con lo sviluppo di modelli teorici e il perfezionamento delle tecniche di osservazione, la sismologia ha realizzato un eccezionale progresso nella conoscenza della Terra e dei meccanismi che producono la sua attività sismica estremamente energetica. 

Se molti aspetti dei terremoti sono ormai patrimonio della cultura generale lo si deve all'impegno e alle capacità di ricercatori che hanno operato e operano nelle più importanti Università e Centri di Ricerca del mondo. 

Decalogo contro le fake news sui terremoti
 Terremoto Giappone (Afp)

Sismologi e geofisici italiani dell'INGV, dell'OGS, del CNR e di alcuni Dipartimenti di Fisica hanno dato contributi fondamentali.

Malgrado tutto questo ancora circolano idee sull'argomento destituite di ogni fondamento scientifico. Approfitto allora di questa bella occasione, la Notte dei Ricercatori, per ricordare punti ormai fermi e indiscutibili della moderna Sismologia.  

I 10 punti fermi

  1. - Il fatto che i terremoti non si possano prevedere non deve far pensare che le conoscenze sismologiche siano scarse o irrilevanti. Al contrario, la sismologia è oggi un settore di ricerca altamente specializzato. Coloro che vi si dedicano devono disporre di una solida preparazione fisica e matematica.
  2. - La Terra è un corpo elastico. È dimostrato dall’esistenza delle onde sismiche e di altri tipi di deformazione elastica: oscillazioni libere del Pianeta, maree solide.
  3. - Le osservazioni sismologiche e geodetiche hanno mostrato che i terremoti sono l’effetto di una dislocazione, o frattura, che avviene, appunto, in un mezzo elastico. La dislocazione è lo scorrimento relativo delle pareti di una faglia. Non si tratta del moto relativo di due blocchi di roccia indipendenti l’uno dall’altro. Si tratta invece di un movimento che avviene all’interno di un mezzo continuo e comporta una deformazione delle rocce che presenta uno schema specifico, che può essere descritto tramite la matematica e la meccanica dei continui. 
       
  4. - La deformazione varia a seconda del tipo di faglia, ma corrisponde sempre a un particolare sistema di forze: una doppia coppia di forze. 
  5. - La validità di questo modo di rappresentare la sorgente sismica è ormai dimostrata da milioni di sismogrammi accuratamente analizzati e interpretati. Le faglie sono quasi sempre oblique rispetto alla superficie terrestre. Lo scorrimento, essendo tangente alla superficie della faglia, ha in genere una componente orizzontale e una componente verticale. Solo nel caso di faglia trascorrente, come per la famosa faglia californiana San Andreas, lo scorrimento è prevalentemente orizzontale.
  6. - In una dislocazione, si muovono entrambe le pareti della faglia, in versi opposti. Perciò, quando una parete si muove verso il basso, l’altra si muove verso l’alto. Non ci sono faglie che producono esclusivamente uno spostamento verso l’alto e altre che producono esclusivamente uno spostamento verso il basso.
  7. - Se consideriamo le faglie distensive, come quelle nell'Appennino centrale, la dislocazione non produce cadute o crolli come si pensava secoli fa e come qualcuno continua a credere e a cercare di far credere.
  8. - L'attività sismica implica sempre uno spostamento continuo di rocce, che genera una deformazione in un’ampia regione circostante la faglia: in alcune regioni si ha compressione, in altre dilatazione. 
  9. Il terremoto non è il movimento della faglia: altrimenti si avvertirebbe solo un impulso e non un’oscillazione prolungata. Il terremoto è dato invece dalle onde sismiche generate dallo scorrimento della faglia.
  10. I danni agli edifici sono provocati dalle onde sismiche e non direttamente dal movimento associato alla dislocazione, a meno che non ci si trovi nelle immediate vicinanze della faglia. Perciò non ha senso associare i danni al tipo di movimento della faglia.

Si auspica che la notte dei ricercatori contribuisca a sollecitare anche la soluzione di un annoso problema: quello del precariato che affligge in modo abnorme il mondo della ricerca in particolare nei campi della geofisica.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it