L'Italia può e deve diventare un Paese costruttore di robot

Secondo il World Robotics Report del 2016 dell’IFR, il numero dei robot nelle case è destinato ad arrivare a 31 milioni fino al 2019 rispetto ai 3.700 del 2015. Le eccellenze in Toscana lasciano ben sperare

L'Italia può e deve diventare un Paese costruttore di robot

Dal 7 al 13 settembre si è svolto a Pisa il primo Festival Internazionale della Robotica. Diecimila visitatori in pochi giorni, il Festival è nato non solo per mostrare gli sviluppi della robotica, ma soprattutto per indagare su problematiche e opportunità di un settore da molti ancora visto con paura e non come strumento di soluzione e semplificazione delle esigenze della vita di ciascuno.
Tanti gli aspetti affrontati, dai rapporti tra tecnologia & cooperazione umanitaria, tecnologia & arte, tecnologia & genere fino all'automazione negli ambienti di lavoro.

Una bella opportunità per Pisa, soffermatasi a indagare su tanti aspetti di un settore che la coinvolge in pieno. Pisa è una delle città al mondo con la maggior densità di ricercatori in questo campo e in genere, considerato che in un fazzoletto di 2 km quadrati sono condensati 3 università, 22 centri di ricerca, l’area CNR più grande d’Italia, l’INFN, l’INFM e l’European Gravitational Observatory, ovvero l’Osservatorio Ego-Virgo delle onde gravitazionali in provincia, a Cascina (Kip Thorne, Ray Weiss e Barry Barish hanno appena vinto il Nobel per la fisica per la scoperta delle onde gravitazionali, avvenuta con il contributo dell'INFN di Pisa e del centro Virgo).

L'Italia può e deve diventare un Paese costruttore di robot
 (Afp)
 Robot, lavoro

Pisa ha cioè un’ “anima tecnologica di frontiera” (fonte Istituto di Management, Scuola Superiore Sant’Anna), che le deriva da una presenza forte di centri di produzione della conoscenza e di conseguenti realtà che la applicano per produrre innovazione. La robotica in particolare è un settore con grandissime potenzialità e sono oltre 300 i ricercatori impegnati sul campo, insieme a tantissimi studenti dei corsi di laurea e di dottorato. Oltre al dottorato in Biorobotica, che ha numeri estremamente interessanti, con ben 87 dottorandi (di cui il 28% stranieri), recentemente è stato avviato anche il corso di laurea magistrale in Bionics Engineering, in collaborazione tra Scuola Superiore Sant’Anna e Università di Pisa, le cui domande per aderirvi sono triplicate dall’avvio, due anni fa, metà delle quali provenienti da tutto il resto del mondo (sono solo 20 gli studenti selezionati per anno).

  • L’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna ha condotto alcuni studi, in particolare uno dal titolo “La filiera della robotica in Toscana”, commissionato dalla Regione Toscana in corrispondenza dell’ultimo censimento prima del 2017, in cui si evince che l’Italia si trova in una situazione di “vantaggio” competitivo nel contesto europeo per vari motivi tra i quali:
  • l’Italia si trova tra i vertici assoluti in Europa per la robotizzazione del settore manifatturiero in funzione del numero di macchine installate in rapporto a quello degli addetti.
  • l’Italia ha una tradizione affermata nella meccanica avanzata e nella meccatronica, con la presenza di alcuni poli e distretti in varie regioni, come l’Emilia, la Lombardia, il Veneto, la Liguria e la Puglia.
  • l’Italia è inoltre sede di alcune imprese industriali di rilievo internazionale nel campo della robotica industriale e la Toscana si colloca al terzo posto per numero di imprese e addetti.

La forte presenza di ricerca scientifica d’eccellenza in Toscana, in particolare nei settori della robotica umanoide e biomedicale, si legge negli studi dell’Istituto, vede il suo centro propulsore in alcuni istituti della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa i quali, partecipando ad una consistente quantità di progetti europei ed internazionali, hanno ottenuto nel tempo finanziamenti per milioni di euro e generato un portafoglio brevettuale e di pubblicazioni scientifiche che è valso un posizionamento nei ranking internazionali di assoluto prestigio (la Scuola Superiore Sant’Anna è stata recentemente valutata nel “World University Rankings 2018” di THE – Times Higher Education come la prima università italiana, seguita dalla Normale: le due università sono le uniche italiane a rientrare nelle classifiche internazionali).

Paolo Dario, Direttore dell’Istituto di BioRobotica sostiene (da una intervista per ‘Toscana 24’ in occasione del Festival Internazionale della Robotica) che “La Robotica è già un settore competitivo e dobbiamo fare tutto il possibile per diventare leader in questo campo e non farci sorpassare dalla Germania, in Europa o, peggio, dalla Cina".

Secondo il World Robotics Report del 2016 dell’IFR (International Federation of Robotics), il numero dei robot nelle case è destinato ad arrivare a 31 milioni fino al 2019 rispetto ai 3.700 del 2015, e uno dei maggiori driver della crescita della robotica sarà l’invecchiamento della popolazione, che interessa tutte le aree sviluppate e in particolare anche l’Europa. Usa, Giappone, Europa sono economie che anche per questi motivi hanno interesse a raggiungere rapide e maggiori automatizzazioni che non riguarderanno evidentemente più soltanto le fabbriche, ma ogni aspetto della vita quotidiana. Non a caso la robotica di servizio è destinata letteralmente a esplodere.

La robotica ha comportato e comporterà sempre più vere e proprie rivoluzioni tecnologiche e i grandi colossi dell’economia americana questo l’hanno già capito: Amazon nel 2012 ha acquisito Kiva, specializzata nella costruzione di magazzini automatizzati e Google già da tempo sta investendo in robotica, persino negli autoveicoli autonomi. Governi illuminati stanziano sempre di più nel settore, il Regno Unito ben 2 miliardi di sterline per finanziare la ricerca e provare a raggiungere la Germania, e se la Corea del Sud ha cresciuto la produzione di automi del 21% l’anno dal 2008, la Cina ha dei programmi ben più stringenti e competitivi”.

L’Italia deve dunque darsi da fare per mettersi in gioco e sfruttare il potenziale di una grande tradizione manifatturiera che, grazie alla tecnologia, può essere anche un importante volano da utilizzare nel prossimo programma governativo di Industria 4.0, una carta di fondamentale importanza per far vincere il nostro Paese nel quadro dell’economia internazionale, che ha la possibilità di diventare un Paese costruttore di robot, come sostiene Paolo Dario, e di delineare sin d’ora i percorsi per lanciare le imprese verso un futuro di maggiore competitività e ricchezza.



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