Il primato dei ricercatori italiani nell'era delle 'omiche'

In ambito biomedico negli anni sono stati raggiunti traguardi molto importanti nella cura del paziente in ambito cardiovascolare a livello mondiale

Il primato dei ricercatori italiani nell'era delle 'omiche'

In ambito biomedico l’Italia è stata ed è tuttora nota per gli importanti contributi scientifici, nonostante ad oggi non sia stato possibile fornire agli scienziati le risorse che altri paesi industrializzati hanno dedicato e dedicano. La forza morale e scientifica dei giovani ricercatori italiani è tuttora da sottolineare per la loro capacità di coniugare metodi e tecnologie di carattere innovativo con importanti avanzamenti nella conoscenza della patogenesi e della cura della malattia. Nell’era delle omiche, appannaggio oggi di una cultura da un lato traslazionale e dall’altro multidisciplinare, i giovani ricercatori stanno sviluppando idee altamente innovative che portano a prodotti e risultati a diretto impatto sulla salute del paziente.

In quest’ambito negli anni sono stati raggiunti traguardi molto importanti nella cura del paziente in ambito cardiovascolare a livello mondiale, italiano, milanese e anche nel nostro IRCCS.

Mi piace in particolare menzionare due ricerche che certamente produrranno dei risultati concreti sia nella cura delle miocardiopatie sia in quella della diagnosi e cura del paziente con scompenso cardiaco.

La scoperta delle cellule della cardiomiopatia

​Una ricerca condotta al Centro Cardiologico Monzino e pubblicata sull’European Heart Journal ha svelato un meccanismo chiave implicato nella genesi della cardiomiopatia aritmogena, una malattia genetica che colpisce giovani e atleti e rappresenta la causa più diffusa di morte improvvisa.

Il primato dei ricercatori italiani nell'era delle 'omiche'
Battito del cuore 

La cardiomiopatia si evolve con un progressivo accumulo di grasso nel cuore, che ne impedisce il corretto funzionamento e dà origine a cortocircuiti elettrici che possono determinare l’arresto cardiaco. I ricercatori hanno individuato per la prima volta la componente cellulare responsabile di questo accumulo, chiarendone i meccanismi implicati. Non esistono purtroppo attualmente farmaci capaci di rallentare o arrestare la progressione di questa malattia, ma queste cellule rappresentano al contempo un interessante bersaglio terapeutico e una piattaforma di studio per nuovi farmaci.

La proteina per diagnosticare lo scompenso cardiaco

​In esemplare sforzo congiunto, medici e ricercatori del Centro Cardiologico Monzino hanno individuato una proteina, chiamata SP-B, prodotta esclusivamente dal polmone, che è in grado potenziare gli strumenti diagnostici in campo cardiovascolare. In una sindrome molto complessa, quale è lo scompenso cardiaco, l’analisi dei livelli plasmatici di SP-B si è dimostrata, in seguito a studi unici al mondo, di diagnosticare con accuratezza e precisione il grado di severità di questa patologia e di predire l’efficacia del trattamento farmacologico con una potenza superiore rispetto a tests funzionali che, essendo di difficile esecuzione, non sono di disponibili in tutti i centri ospedalieri e non possono essere effettuati in tutti i pazienti a causa delle loro condizioni cliniche compromesse.

Questa ricerca, che è stata riconosciuta dal Ministero della Salute come meritevole di finanziamenti importanti, sarà ora estesa ad altri Centri  IRCCS italiani per la sua conferma definitiva come “marcatore” di malattia e per la sua introduzione in campo clinico diagnostico.

Questa scoperta è il frutto della dedizione dei medici e dei ricercatori italiani per la cura dei malati e sono la dimostrazione che una sinergia di intenti e di conoscenze possono portare a grandi risultati.

Elena  Tremoli
Direttore Scientifico  Centro Cardiologico Monzino



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.
Se invece volete rivelare informazioni su questa o altre storie, potete scriverci su Italialeaks, piattaforma progettata per contattare la nostra redazione in modo completamente anonimo.