Il caso del paziente inglese guarito dall'Hiv

L’uso del condizionale è d’obbligo perché per ora si tratta di una remissione cioè di una assenza di virus nel paziente dopo un periodo di 18 mesi senza che sia stata effettuata alcuna terapia. Per questo i ricercatori hanno annunciato che continueranno a tenere sotto controllo il paziente

hiv paziente inglese guarito
Afp
Imperial College di Londra

Ricercatori dell'Imperial College di Londra, dello University College di Londra in collaborazione con quelli dell’Università di Cambridge e di Oxford oggi hanno pubblicato sulla rivista Nature il secondo caso di una persona guarita da HIV. Si tratta di un caso analogo a quello di Timothy Brown il famoso paziente di Berlino. Anche in questo secondo caso - subito ribattezzato “Paziente di Londra” si tratta di un uomo a cui è stato diagnosticato una infezione da HIV e che aveva sviluppato poi un linfoma quindi un tumore del sangue.

L’uomo è stato trattato con un trapianto di staminali ematopoietiche che portavano però una mutazione in un recettore, denominato CCR5 che rende le cellule immuni dall'infezione di HIV. Si tratta di un caso del tutto simile a quello del Timothy Brown che ha portato apparentemente a una guarigione. L’uso del condizionale è d’obbligo perché per ora si tratta di una remissione cioè di una assenza di virus nel paziente dopo un periodo di 18 mesi senza che sia stata effettuata alcuna terapia.

Per questo i ricercatori hanno annunciato che continueranno a tenere sotto controllo il paziente. Tuttavia, lo studio ha una sua importanza nel campo della lotta all’Aids. Innanzitutto è la dimostrazione che il caso di Timothy Brown che non era mai stato replicato pure avendo tentato su altri pazienti non era un'anomalia e che la strategia basata sulla eliminazione del correttore CCR5 potrebbe essere la chiave per portare una guarigione.

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Timothy Brown

Ci sono dei limiti, dal momento che è chiaro che non è possibile trapiantare cellule staminali in tutti i pazienti, ma oggi gli avanzamenti della terapia genica focalizzati proprio sulla manipolazione delle cellule del sangue dei pazienti potrebbero a questo punto trovare un nuovo indirizzo- Potrebbero cioè concentrarsi sulla ablazione di questo recettore CCR5 che sembra essere veramente la chiave per impedire al virus di continuare a infettare le cellule e quindi poter essere eliminato dal nostro organismo.

L'altra cosa importante di questo studio è che ha dimostrato che ad esempio alcuni aspetti della terapia applicata a Timothy Brown che si pensava potessero essere stati essenziali per il successo come ad esempio l'utilizzo della radioterapia prima del trapianto, in realtà non sono importanti.

Questo paziente non ha avuto infatti nessun trattamento radioterapico e ha avuto un solo trapianto invece che due. Probabilmente una leggera sindrome da rigetto, peraltro sperimentata da entrambi i pazienti che non ha avuto conseguenze, potrebbe aver potenziato, e quindi in qualche modo contribuito, alla eliminazione del virus. Serviranno ancora alcuni mesi, forse ancora un anno, per essere certi che il paziente sia completamente guarito, ma sicuramente come sempre nella scienza, qualsiasi cosa non è stabilita finché non è riproducibile e finalmente oggi possiamo dire che l'eliminazione del recettore CCR5 è stata dimostrata essere una delle chiavi con cui possibilmente possiamo curare le persone dell'infezione da HIV.

È tuttavia molto importante ricordare, al di là delle speranze che possono venire da qualche terapia altamente sperimentale, che la chiave per fermare l'epidemia di HIV è la prevenzione e quindi essere consapevoli che il virus c'è e che si trasmette principalmente per via sessuale e che occorre continuare a proteggersi e a evitare di infettarsi in modo da non propagare l'infezione fintanto che una nuova cura sarà realmente disponibile per tutti.



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