Fertilizzare con il compost

In Italia milioni di tonnellate di rifiuti organici vengono riciclate come concime. Una pratica della bioeconomia che va conosciuta  

fertilizzare con il compost

Uno dei motivi per i quali la maggior parte delle persone ritiene del tutto inutile la raccolta differenziata -- specialmente quella del cosiddetto “umido” -- è che in pochi sono a conoscenza del fatto che in Italia si producono 2 milioni di tonnellate annue di ammendante compostato, il compost, un formidabile concime organico, igienicamente sicuro e biologicamente stabile, con un ricco contenuto tanto di elementi nutritivi (fosforo, azoto e potassio) che di sostanze umiche.

In quasi 10 mila lavorano nei 282 impianti di compostaggio italiani che convertono in compost oltre 4 milioni di tonnellate di rifiuto organico tutti provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti operata dai Comuni: 59% fatto da residui del cibo di famiglie, mense e ristoranti (l’umido), e 41% dagli scarti di pulizie e potature (il verde), che vengono trattati con altri rifiuti organici biodegradabili come i fanghi degli impianti di depurazione urbani e i residui dell’agroindustria.

Gli impianti di compostaggio riproducono in forma controllata, accelerata e migliorata i processi che in natura convertono le sostanze organiche in humus. In Italia, in 25 anni di attività, hanno prodotto 24 milioni le tonnellate di compost, con 7 milioni di sostanza organica restituite ai suoli solo nel corso degli ultimi 10 anni.

La maggior del compost ottenuto (il 60%) è utilizzato dalle imprese agricole (ad esempio per concimare nei giorni scorsi alcuni ulivi in un uliveto nella Valle del Belice, con il compost proveniente da un impianto pubblico); il 30% è usato dalle aziende del florovivaismo; e il 10 % è venduto direttamente ai cittadini o trasferito ai Comuni che poi lo donano ai cittadini.

Quasi il 40 per cento (il 37%) del compost prodotto in Italia ha la certificazione volontaria “Compost di qualità CIC” del Consorzio italiano compostatori. Quello ottenuto in Veneto -- circa 250.000 tonnellate ogni anno – ha il marchio di qualità “Compost Veneto” perché tutti gli impianti veneti sono controllati e verificati dall’Osservatorio regionale per il compostaggio che la Regione istituì già nel 1991 per rendere la produzione di solo compost di qualità, pienamente conforme alla normativa (poi rinnovata nel 2010 con il D.Lgs. 75/2010) che riguarda ad esempio i livelli massimi dei residui di plastica, vetro, e metalli pesanti.

Il compost infatti non sostituisce solo il letame tradizionalmente usato dagli agricoltori come fertilizzante, ma a causa dell’elevato contenuto di elementi nutritivi come il fosforo, il potassio e l’azoto, può sostituirsi anche ai concimi minerali.

In breve, agricoltori e florovivaisti che ne fanno uso dispongono di un fertilizzante costituito da sostanza organica per una frazione fra il 50 e il 60 per cento, capace di produrre immediati benefici sulla struttura del terreno, aumentandone la ritenzione idrica e la concentrazione di minerali, e in grado anche di promuovere la crescita delle radici.

La maggior parte degli agricoltori e degli amministratori locali italiani, tuttavia, non conosce i risultati dell’utilizzo del compost come fertilizzante per le coltivazioni estensive, nei vivai, negli orti, nel verde pubblico e in quello sportivo.

Ad esempio, nella coltura degli olivi, è sufficiente fertilizzare una sola volta in inverno ogni pianta di età superiore ai 5 anni di vita con 20 chili di compost di qualità per dare alla pianta buona parte dei nutrienti necessari al prosieguo della stagione.

Risultati eccezionali in termini di qualità dei prodotti agroalimentari – più ricchi dal punto di vista nutrizionale e molto più omogenei in termini di composizione chimica --sono stati ottenuti con l’uva da tavola, i pomodori, il grano duro, l’orzo e molte altre colture erbacee, e ancora con le coltivazioni orticole in serra.

I risultati vengono regolarmente comunicati attraverso la stampa specializzata, alle fiere, e in convegni organizzati sul territorio; ma – come avviene con quasi tutta la bioeconomia italiana – restano confinati ad una piccola cerchia di addetti ai lavori.

Ancor più le conoscenze sull’uso del compost in agricoltura scarseggiano al Meridione      dove si concentra buona parte della produzione agricola italiana, e che quindi ancor più potrà beneficiare dalla diffusione su vasta scala della fertilizzazione con il compost di qualità.

Un ulteriore motivo per portare proprio al Sud un nuovo Joint Research Centre dedicato al solare e alla bioeconomia.



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