Posso studiare mentre dormo?

Un gruppo di famosi neuroscienziati che già nel 2010 profetizzavano la possibilità di utilizzare il sonno profondo per l'acquisizione di nuove informazioni annunciano la possibilità che la ipnopedia possa presto diventare efficace

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Agf

Le ricerche neuroscientifiche sul sonno ormai sono diventate così famose che tutti quanti sappiamo che il principale scopo del sonno (soprattutto quello profondo) non è solo quello di farci riposare. Anzi, durante il sonno profondo l’attività neurobiologica in alcune aree del nostro cervello è molto intensa, soprattutto in quelle zone deputate all’immagazzinamento delle informazioni apprese durante il giorno. Il sonno profondo è una fase indispensabile per rafforzare e depurare le sinapsi create durante nuovi apprendimenti.

Uno dei più grandi esperti al mondo sul sonno, il prof Giulio Tononi, in una recente intervista affermò che “il sonno è il prezzo che dobbiamo pagare per l’apprendimento e la memoria”. Senza il sonno che consolida solo le informazioni necessarie e che elimina il materiale in eccesso, il sistema nervoso centrale andrebbe presto in sovraccarico di informazioni e dopo un po' imploderebbe.

Mentre dormiamo possiamo fare altro?

Che dormire bene sia fondamentale per la nostra omeostasi lo sappiamo tutti, ma sarebbe possibile sfruttare tutte queste ore per fare altro? Questo era il sogno di una corrente di studi para-scientifici che tra gli anni ’40-’50 promuovevano la Ipnopedia. Una tecnica che consiste nel fornire stimoli uditivi ad un soggetto dormiente mediante ripetizione di suoni o semplici frasi durante il sonno.

Anche se ancora tutt’oggi esiste chi cerca di vendere questi “miracolosi” prodotti, per decenni le neuroscienze hanno fermamente dimostrato e proclamato l’infondatezza di queste teorie e l’impossibilità di compiere operazioni cognitive durante il sonno. I tentavi di usare questo tempo per aumentare le capacità cognitive e il numero di informazioni memorizzate è sempre stato considerato un’inutile profanazione.

Incredibile a dirsi, ma ora questo dogma sta crollando e l’ipotesi che l’Ipnopedia si possa realizzare sta tornando a galla. A dirlo è un gruppo di famosi neuroscienziati che già nel 2010, dalle pagine della prestigiosa rivista Nature Neuroscience Reviews, profetizzavano: “Utilizzare il sonno profondo per l'acquisizione di nuove informazioni sarà oggetto di ricerca nei prossimi anni.” Dopo 60 anni, la coordinatrice del gruppo, la scienziata Katharina Henke, stava tentando di riportare in auge alcune intuizioni nascoste nella teoria sulla Ipnopedia.

Il tutto nasce dalla pubblicazione sulla prestigiosa e autorevole rivista Current Biology, dove il gruppo della Henke ha riportato nuove evidenze scientifiche. Prima però di raccontare il loro esperimento è doveroso fare una piccola puntualizzazione. La memoria è una funzione cognitiva fondamentale per qualsiasi organismo che avviene in due fasi: la prima è l’apprendimento vero e proprio in cui l’associazione tra 2 stimoli rappresenta la componente basale comune a tutte le forme di apprendimento. La seconda parte del processo è il recupero dell’informazione appresa. Mentre il secondo processo può avvenire solo da una mente cosciente in stato di veglia, l’apprendimento invece no. L’apprendimento può compiersi anche con un cervello in stato di sonno, quindi non cosciente o con un basso livello di coscienza.

Questa evidenza nasce da studi su animali, in cui hanno dimostrato che l’attività elettrica dei neuroni ippocampali (l’area della memoria) durante il sonno profondo ha una piccola finestra temporale di iperattività (chiamata slow-wave peaks) in cui è possibile inviare al topolino degli stimoli che lui poi da sveglio mostrerà di aver appresso.

Ma di che stimoli stiamo parlando e soprattutto quando bisogna inviare questi stimoli? Secondo gli autori del lavoro su Current Biology, il momento in cui il cervello è pronto ad accogliere informazioni esterne è proprio durante la “fase up” che corrisponde al picco delle onde lente. Questa finestra dura pochi secondi e si ripete ciclicamente durante le varie fasi del sonno. Se durante la notte misuriamo le onde di attività elettrica cerebrale con un elettroencefalogramma, possiamo capire quando questi picchi di onde lente arriveranno e procedere quindi all’invio di stimoli. L’invio deve avvenire, però, tramite l’unico canale sensoriale aperto durante tutta la notte: orecchio. Vi è mai successo di risvegliarvi di colpo da un sogno in cui eravate rincorsi da una campana assassina e capire che il suono non era dentro il sogno, ma veniva da fuori. Era la nostra sveglia !! Bene il sistema acustico rimane sempre vigile durante la notte. Un vecchio retaggio della nostra evoluzione da ominidi a homo sapiens-sapiens.

È possibile quindi far apprendere qualcosa a un dormiente usando l’unico canale sensoriale accesso H24, quello acustico. Però quello che dobbiamo inviare non è la lezione di ingegneria biomeccanica del professore, ma semplici associazioni di parole, per esempio “cane-pane” o “luce-nave”. Sfruttando un semplice meccanismo di associazione, possiamo, quindi, impiantare nella testa del dormiente questi bit di informazioni, che però devono essere inviati solo durante il picco di attività delle onde lente durante il sonno profondo. Se la stimolazione è effettuata in altre epoche, al risveglio le persone non mostreranno di ricordare niente.

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Afp

Vi ricordate la polemica che ci fu negli anni ’80 quando alcune multinazionali scoprirono il potere delle immagini subliminali contenute nella visione di un film? Bastava mettere una foto di uno spot pubblicitario all’interno della visione di un film (l’importante che avesse una durata intorno ai 50 ms) per indurre negli osservatori un apprendimento non-cosciente dell’informazione registrata. Quindi, quello che hanno realizzato i ricercatori tedeschi è la stessa cosa: l’apprendimento può avvenire in maniera subliminale anche durante il sonno, l’importante è sfruttare determinate modalità di stimolazione durante precise finestre temporali.

Le prospettiva di questa tecnica

Non nasce certo con questo scopo, ma un “modulatore” del sonno in commercio c’è già e lo ha inventato la Philips. Si tratta di una cuffietta che dovrebbe aumentare le ore di sonno profondo. Per chi ha disturbi del sonno la principale problematica nasce proprio dalle poche ore di sonno profondo raggiunte durante la notte, con conseguenti difficoltà di concentrazione e attenzione durante il giorno. I sensori montati su questa cuffietta riescono a monitorare l'attività cerebrale, determinando quando il soggetto si sta avvicinando alla fase di sonno ad onde lente. A quel punto, gli altoparlanti entrano in funzione e forniscono "toni audio" che spingono l'utente a prolungare la fase di sonno profondo.

Dopo queste ultime scoperte non sembra assurdo immaginare che da apparecchi del genere si potrà arrivare a delle cuffie che, riconoscendo il periodo di sonno profondo, facciano partire invece che suoni, parole da apprendere per l’esame di domani o la lista delle cose da dire prima di una riunione. In maniera tale che nel prossimo futuro, quando andremmo a dormire, non diremmo più “Buon Riposo” ma “Buono studio”!!!



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