Che cosa è e dove si trova la nostra coscienza?

La risposta delle neuroscienze a una delle domande più antiche che l'uomo si è posto 

Che cosa è e dove si trova la nostra coscienza?

L’elemento che più mi affascina è quello delle correlazioni tra ingegneria e filosofia, neuroscienza e coscienza, alla base dello studio di alcuni aspetti del cervello.

Antonio Damasio, una delle figure intellettualmente più influenti nel campo delle neuroscienze e membro di numerose e prestigiose associazioni, quali l'European Academy of Science and Arts e l'American Neurological Association, nel suo libro “L’errore di Cartesio” spiega le influenze di cui bisogna tener conto in tema di ricerca sul cervello, che devono considerare tanto il contesto “interno”, in relazione a tutto l’organismo a cui il cervello appartiene, quanto quello “esterno”, in relazione alle sue interazioni con l’ambiente.

Razionalità e biologia sono interconnesse

Risalendo agli influssi della filosofia sull’analisi delle capacità cognitive e in particolare di quella comunemente nota come “coscienza”, Damasio sostiene che l’errore di Cartesio è stato quello di non capire che razionalità e biologia negli esseri umani sono profondamente interconnesse e le stesse emozioni sono risposte fisiologiche che in qualche modo ottimizzano le azioni con cui l'organismo risponde a sollecitazioni da parte del mondo che lo circonda.

 

“E notando che questa verità: io penso dunque sono, era così solida e sicura che tutte le più stravaganti supposizioni degli scettici non erano capaci di scuoterla, giudicai di poterla accogliere senza scrupolo come il primo principio della filosofia che cercavo […] Pervenni in tal modo a conoscere che io ero una sostanza, la cui intera essenza o natura consiste nel pensare, e che per esistere non ha bisogno di alcun luogo, né dipende da alcuna cosa materiale. Di guisa che questo io, cioè l’anima, per opera della quale io sono quel che sono, è interamente distinta dal corpo, ed è anzi più facile a conoscere di questo; e anche se questo non fosse affatto, essa non cesserebbe di essere tutto quello che è”.

 

Non c'è una materia che tocchiamo, e una che 'pensa'

Cartesio distingue dunque in modo netto la “res cogitans” dalla “res extensa”, ovvero la ‘materia che pensa’, l’ambito circoscritto del pensiero e delle idee, da quello esteso del corpo, non pensante e distinto dal primo. Da qui il suo errore.

Un dualismo che le neuroscienze hanno oggi di fatto superato totalmente, tendendo invece a tenere ben distinti il cervello, ovvero l’organo del corpo dedito alla funzione di supervisione centrale del sistema nervoso, dalla mente, che comprende principalmente funzioni cognitive quali la memoria, le percezioni, le emozioni, l’apprendimento e il ragionamento, rendendo possibile il pensiero (altra cosa è poi la psiche o ‘il soffio di vita’, lo spirito, l’anima, ciò che compone l’ ‘essere’, sia cosciente o non cosciente, declinando ancora sulla filosofia).

E’ proprio con Cartesio che il termine ‘coscienza’ acquista il significato di consapevolezza soggettiva, consapevolezza del sé.

La definizione di coscienza in ambito filosofico, letta banalmente su Wikipedia, si potrebbe genericamente definire come un'attività con la quale il soggetto entra in possesso, tramite l'apparato sensoriale, di un sapere immediato e irriflesso che riguarda la sua stessa, indistinta, corporea oggettività e tutto ciò che è esterno a questa. Definizione che lascerebbe presupporre già in ambito filosofico una consecutio temporum in cui l’attività (istintiva) dell’apparato sensoriale è antecedente a quella della consapevolezza di sé e del mondo esterno.

Ma che cos'è la coscienza?

Oggi la scienza sa che nel corpo umano c’è un luogo fisico preciso che correla l’attività neurale con le decisioni e che è la sede in cui tutte le informazioni sensoriali riguardanti sia se stessi sia il mondo esterno sono raccolte: che è la parte evolutamente più recente del cervello, la corteccia pre-frontale.

Già nell’’800 per non uccidere i malati o i criminali e mettere sotto controllo le menti “deviate” li si lobotomizzava, con effetti devastanti che infierivano proprio nella zona della corteccia pre-frontale: la nostra zona più “associativa”, che si limita a elaborare i dati, senza trasformarli in azioni specifiche; quella in cui, filosoficamente parlando, gli esseri umani fanno le loro rappresentazioni del mondo e di se stessi.

La coscienza è istinto 

Le neuroscienze hanno cioè trovato il luogo in cui ha sede la “coscienza”: che, senza incorrere in “trappole linguistiche”, non coincide con ciò che nel linguaggio comune viene chiamato “pensiero cosciente” (terminologia che viene usata fuori dalle neuroscienze per dare un ‘cappello’ alle nostre decisioni) ovvero il pensiero che viene verbalizzato, quindi tradotto in parole, ma con quello che nel linguaggio comune conosciamo come istinto, che rappresenta l’attività decisionale non verbalizzata. Si pensi che la maggior parte delle nostre decisioni non avviene con un pensiero cosciente verbalizzato, ma in modo “automatico”.