Come funziona il cervello di Magnus Carlsen

Il campione del mondo scacchi è capace di giocare e vincere 10 partite simultanee con grandi maestri da bendato. Un prodigio della natura, sommata ad una capacità di allenamento estremo che ha prodotto una modifica del 'giro fusiforme'

cervello magnus carlsen
Afp
Magnus Carlsen

Il mondo degli scacchi ha sempre affascinato poeti, filosofi, sociologi ma soprattutto registi. Sono decine e decine i film dedicati a famosi, stravaganti e geniali personalità del mondo degli scacchi. Uno dei film più noti è la “Grande Partita” con Tobey Maguire nei panni dello scacchista Bobby Fischer. Ma il più famoso e discusso campione del momento è sicuramente il norvegese Magnus Carlsen, diventato addirittura Grande Maestro (l’equivalente della coppa del mondo per i giocatori di calcio) a soli 13 anni. Magnus è diventato celebre sia per la sua precocità ma soprattutto perché è capace di fare cose incredibili, come giocare e vincere contemporaneamente contro 10 giocatori, da bendato.

La domanda che tutti si fanno è ovviamente: ma come fa? Come può la mente arrivare a tali livelli di performance? In tutte le interviste Magnus risponde sempre che l’unica cosa di cui è certo è che lui “vede” la soluzione.

Le neuroscienze hanno provato a risolvere l’enigma della mente degli scacchisti. A parte i prodigi come Carlsen o Fischer, in generale, negli scacchisti professionisti accade qualcosa di molto affascinante e imprevedibile. Il cervello di persone come Magnus altro non è che il risultato di quel meraviglioso fenomeno presente in natura chiamato: plasticità neurale.

La plasticità neurale è l’induzione di una catena di eventi neurochimici che sono messi in moto dalla decisione di cambiare qualcosa all’interno della nostra mente. Decidiamo di apprendere una nuova lingua, di superare un esame, di realizzare un progetto aziendale, di vincere un premio. Sono migliaia gli stimoli e i traguardi che l’essere umano può immaginare davanti a se e che spingono la mente a produrre plasticità neurale.

Alla fine di questo lungo processo, che deve passare per un obsessive practice (allenamento ossessivo), avverranno due piccoli miracoli: 1) il cambiamento nella forma e struttura di alcune regioni cerebrali che si saranno deformate per contenere una serie di nuove informazioni acquisite durante l’allenamento, e 2) il cambiamento nel modo di  “vedere” il mondo esterno. Prima dell’inizio dell’allenamento vedevamo solo confusione e una cima irraggiungibile, ora che invece siamo sulla vetta, tutto ci sembra semplice e lineare. È questo quello che sente un expert brain (un cervello esperto) quando ha raggiunto un livello professionale dopo anni di allenamento.

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Magnus Carlsen

Ma l’allenamento cui sono sottoposti gli scacchisti ha uno strano e curioso effetto a livello cerebrale. Esso produce una modifica in una particolare area chiamata giro fusiforme, una regione coinvolta nell’elaborazione dei volti umani situata vicino alla corteccia visiva primaria. Se io chiudo gli occhi riesco a vedere perfettamente l’immagine di mia madre, se io cammino per strada e incontro centinaia di persone in pochi secondi sarò in grado di riconoscere in mezzo a quei volti quello del mio compagno. Tutto questo è gestito proprio da questa regione cerebrale.

Ciò che caratterizza le persone come Magnus è proprio la iper-funzionalità di quest’ area che grazie all’allenamento intensivo cambia la propria forma. Ecco spiegato il segreto del nostro giovane campione. All’interno del giro fusiforme l’infrastruttura che prima ospitava neuroni capaci di elaborare solo e soltanto immagini di visi umani, ora risiedono neuroni che elaborano mappe spaziali di scacchiere. Ad occhi chiusi gli scacchisti sono cosi abili a vedere la scacchiera cosi come noi vediamo le immagini di nostra madre.

La loro enorme bravura nello svolgere compiti così complessi si nasconde nella capacità di aver trasformato le proprietà biologiche dell’oggetto alla base della loro abilità (la scacchiera) da semplice input visivo a oggetto familiare, come un volto. Ecco perché il campione dice che non fa nessuna fatica a vincere le partite grazie al fatto che lui “vede” la soluzione.

Ma non ci sono solo gli scacchisti ad avere creato questo strano fenomeno neurobiologico. Le neuroscienze ci hanno insegnato che altre categorie sono caratterizzate da una iperattività del giro fusiforme. Queste categorie sono i bird watcher e i radiologi. Questa scoperta ci dimostra che tutti gli expert brain che fanno delle capacità di discriminazione visiva la loro base professionale, sono tutte persone che hanno allenato le capacità del giro fusiforme di cogliere micro-aspetti di un’immagine che per loro ormai è famigliare come quella di un volto umano.

Quindi forse anche noi che non siamo nati prodigi, possiamo fare scacco alla mente, diventando un expert brain grazie al perseverante allenamento.



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