Il centro Europeo sulla Intelligenza Artificiale: una sfida e un’opportunità

Come ai tempi del Cern, l'obiettivo è frenare la fuga di cervelli dal vecchio continente

Il centro Europeo sulla Intelligenza Artificiale: una sfida e un’opportunità

È di questi giorni la notizia che alcuni fra i più importanti scienziati nel campo delle scienze e tecnologie dell’informazione hanno messo a punto una proposta per costituire un Centro di Ricerca Europeo dedicato all’Intelligenza Artificiale. Il nuovo istituto, che si dovrebbe chiamare European Lab for Learning and Intelligent Systems, (ELLIS) verrebbe istituito per ragioni analoghe a quelle per le quali fu, a suo tempo, fondato il Cern, il laboratorio di fisica delle particelle vicino a Ginevra, creato dopo la seconda guerra mondiale per ricostruire la fisica europea e invertire la fuga di cervelli dei migliori e più brillanti scienziati negli Stati Uniti. Anche ELLIS dovrebbe coltivare giovani e brillanti talenti nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale, frenando la loro ormai costante migrazione verso paesi extra-europei. Sarà creata una rete di centri in varie nazioni Europee, e per il momento l’iniziativa dovrebbe partire da Francia e Germania, ma altre nazioni si uniranno in seguito.

In una lettera aperta, scienziati di spicco di Regno Unito, Francia, Germania, Svizzera, Israele e Paesi Bassi spronano i governi ad agire spiegando come l'Europa non abbia tenuto il passo con gli Stati Uniti e la Cina, dove sono collocate la stragrande maggioranza delle aziende e delle università che lavorano nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale, le quali poi sistematicamente reclutano brillanti giovani Europei, provocando così un rapido impoverimento del panorama della ricerca in questo settore nel vecchio continente. Chiaramente, non si tratta di un mero impoverimento della cultura e dell’accademia Europea, perché ha un forte riflesso su tutta la nostra realtà produttiva, la quale rischia di rimanere irreversibilmente indietro nell’applicazione e nello sfruttamento di tecnologie dal potenziale vastissimo e dall’impatto sostanziale in tutti i settori.

A mio parere è ottimo che ci si ponga il problema non solo di formare, ma soprattutto di coltivare e mantenere le nuove generazioni in Europa, perché il futuro del nostro sviluppo tecnologico è nelle loro mani. Tuttavia occorre anche e preliminarmente capire le ragioni per le quali i paesi extra-europei, in primo luogo (ma non esclusivamente) gli Stati Uniti, appaiono più attraenti. Sicuramente l’aspetto economico gioca un ruolo importante, gli stipendi che vengono offerti sono spesso di un ordine di grandezza superiore a quelli che sono disponibili in Europa. Gli investimenti in questo settore sono cresciuti in tutti i paesi, ma mai quanto negli Stati Uniti e in Cina, le nazioni che prima e più di altri si sono resi conto del potenziale dirompente dell’Intelligenza Artificiale.

Tuttavia le motivazioni che spingono molti giovani ad emigrare stanno anche, e forse soprattutto, nelle vaste e differenziate opportunità, nell’aspettativa di uno sviluppo professionale veloce e strettamente legato ai risultati conseguiti, nel dinamico confronto con la realtà industriale, che solitamente non lesina sostegno e riconoscimento a chi sviluppa risultati innovati, a chi ha spirito di iniziativa e sa pensare “oltre gli schemi”. I paesi che vorranno ospitare i centri di ELLIS dovranno tenere conto di questo fattore e fare in modo di creare anche le “condizioni al contorno” che rendono così attraenti i paesi extra-europei, altrimenti i cervelli continueranno a fuggire.

Mi auguro che l’appello degli scienziati venga accolto in pieno da tutti i paesi Europei, Italia inclusa. Credo anche che questi centri, come molti altri istituti internazionali già operanti e riconosciuti in ambito Europeo, svolgano una funzione fondamentale a livello di scambio culturale e creazione di un vero e proprio tessuto connettivo sociale Europeo che sarà fondamentale per le nuove generazioni. Ho la fortuna di lavorare in un ambiente fortemente internazionale ed a volte è davvero bellissimo ed interessante poter discutere a fondo su argomenti scientifici (ma anche scambiare due chiacchiere di fronte ad un caffè) con persone di vari paesi e vedere come molte differenze culturali e sociali si appiattiscano di fronte all’interesse per una tematica di ricerca appassionante e come lo scambio da professionale possa diventare anche umano e culturale. Prepariamoci dunque ad accogliere ELLIS con adeguate risorse economiche, scientifiche e professionali, ma anche spirituali e “metodologiche”: se mancherà una sola di queste, l’operazione potrebbe non conseguire il risultato sperato, e sarebbe una grande occasione persa per contribuire ad un futuro prospero per l’Europa.



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