Il supervulcano dei Campi Flegrei, un grande pericolo da non sottovalutare

Dal 2013 l'allerta è salito al livello giallo, che indica una chiara ripresa dell'attività del vulcano

Il supervulcano dei Campi Flegrei, un grande pericolo da non sottovalutare

Lunedì scorso, nelle prime ore del pomeriggio si sono verificate una quarantina di scosse ai Campi Flegrei. Nel settembre scorso sempre ai Campi Flegrei si era verificata una terribile tragedia: un bambino era stato inghiottito insieme ai suoi genitori che cercano di salvarlo in una voragine improvvisamente formatasi alla Solfatara. Una tragedia, su cui la Magistratura sta indagando.

A mio parere questi fenomeni si inseriscono nella serie di tanti altri, fortunatamente con conseguenze meno cruente, che cominciarono a palesarsi dal 2013, evidenziando una chiara ripresa dell’attività del vulcano tanto che il Dipartimento della Protezione Civile decise di alzare lo stato di allerta al livello giallo.

Il livello giallo significa attenzione scientifica molto accurata: monitoraggio costante al meglio delle possibilità tecnologiche e frequenti controlli da parte di esperti con competenze varie .

Un giornalista del Corriere del Mezzogiorno lunedì pomeriggio mi ha chiamato per avere una mia opinione sulla sequenza sismica in atto. Gli ho detto che alcune decine di scosse possono significare niente e possono significare tutto. Per tentarne un’interpretazione razionale e possibilmente utile, lo sciame va inserito nella dinamica del vulcano degli ultimi anni, cioè almeno da quando è stata dichiarata l’allerta gialla. E che questo dovrebbe essere compito sopratutto dei ricercatori dell’Osservatorio Vesuviano.

Poi ho ribadito ancora una volta che i Campi Flegrei sono un vulcano, o caldera che dir si voglia, estremamente pericoloso e che l’unica maniera di salvarsi, in caso di eventi anche non particolarmente intensi, è la fuga tempestiva. Per una fuga tempestiva sono necessarie informazioni rapidissime che possono provenire solo da un sistema di sorveglianza estremamente efficiente sia per i mezzi tecnologici impiegati sia per l’impegno costante, 24 ore su 24, di numerosi ricercatori e tecnici.

Il supervulcano dei Campi Flegrei, un grande pericolo da non sottovalutare
I ricercatori dell'Ingv effettuano rilievi presso la caldara dei Campi Flegrei

Un vulcanologo molto stimato del luogo, il professor Giuseppe Luongo, ha ritenuto di redarguirmi pubblicamente su Facebook per le mie osservazioni perché, a suo avviso, avrei ecceduto nell’allarmare inutilmente la gente che vive in quei luoghi. Opinione che poi è stata riportata sull’altro giornale di Napoli: Il Mattino.

La vicenda può apparire di scarso interesse se non si conosce quello che è successo o che non è successo nella zona dei Campi Flegrei a partire dagli anni 1982-84 quando si verificò il bradisismo che tanta preoccupazione suscitò sia localmente che a livello nazionale. Fu proprio Luongo, insieme ad altri, a coinvolgermi, in quanto ero presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica, nelle valutazioni scientifiche del bradisismo 1982-84. Era del tutto evidente che in quei luoghi non c’era bisogno di una grande eruzione per determinare una grandissima tragedia in termini di perdita di vite umane data la notevole antropizzazione.

Successivamente fui nominato presidente del Consiglio Nazionale Geofisico del Ministero della Ricerca che aveva come compito principale una sorta di controllo scientifico-organizzativo dell’Osservatorio Vesuviano che poi, nel 1999, diventò una sezione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia all’atto della sua fondazione. Ne fui nominato presidente ed ebbi così la possibilità di frequentare per più di una decina d’anni un nutrito gruppo di vulcanologi di altissimo livello che con grande passione mi mostrarono tutti gli aspetti del vulcanesimo campano e il grande pericolo che rappresenta.

Ho anche partecipato, insieme a Luongo, a numerose riunioni per tentare di progettare adeguati piani di evacuazione. Gli scenari da cui si partiva erano sempre “da paura”, tanto per usare un eufemismo. In molte di quelle circostanze ho avuto l’impressione, spero con tutto il cuore sbagliata, che Napoli, la Campania e la stessa Italia non fossero e non siano in grado di affrontare emergenze come quelle che vi venivano rappresentate.

Come ho già detto, dal 2013 la Protezione Civile ha portato la zona dei Flegrei al livello giallo di allerta cioè al massimo livello di sorveglianza scientifica. La gestione del recente terremoto di Casamicciola​, la famiglia di tre persone inghiottita il 12 settembre scorso in una voragine apertasi alla Solfatara, le ormai endemiche lotte intestine fra gruppi contrapposti di ricercatori del Vesuviano mi ha indotto a pensare che la “massima attenzione scientifica” possa lasciare a desiderare sempre sperando di essere smentito. 

In questi ultimi giorni mi sono espresso solo sulla sorveglianza e non ho mai parlato di catastrofi imminenti, come sembra Luongo voglia attribuirmi, anche se non si può ignorare che alcuni lavori scientifici sui Flegrei, usciti negli ultimi anni su prestigiose riviste scientifiche, sono tutt’altro che tranquillizzanti.

Le parole rasserenanti di Luongo a questo punto però mi inducono a chiedere se le tante rappresentazioni apocalittiche della pericolosità vulcanologica campana esibite nell’arco degli ultimi 30/40 anni non siano state esagerazioni e, nel caso, quale scopo avessero. Luongo, sempre su Facebook, in questi giorni sostiene addirittura che il livello giallo del l’allerta è eccessivo se non addirittura controproducente. 

Sarebbe bene e imprescindibile che chi ha la responsabilità della sorveglianza di una zona tanto pericolosa chiarisca al più presto la situazione, se ne è capace. È in gioco la vita di mezzo milione di nostri connazionali.



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