Cos'è questa faccenda della "flessibilità a geografia variabile" per i vaccini

Quando una regione raggiunge la soglia prevista, si toglie l'obbligo. Nel caso scoppi un'epidemia si reintroduce un obbligo o comunque un'intensificazione delle vaccinazioni. Ha senso?

Cos'è questa faccenda della "flessibilità a geografia variabile" per i vaccini

Si annuncia un nuovo passo indietro della ministra Grillo sul tema dei vaccini, dopo l'introduzione dell'autocertificazione dello stato vaccinale, norma in aperta contraddizione con lo spirito della legge Lorenzin (dall'indubbia costituzionalità come ben spiegato da diversi esperti in queste settimane) e che mette a rischio gli innegabili successi ottenuti dall'introduzione dell'obbligatorietà.

La nuova politica in tema di vaccini, che pare diventerà il cardine della proposta di legge allo studio del ministero, sarà la "flessibilità a geografia variabile". Spieghiamo prima cosa vuol dire. Nelle parole della ministra "una gradualità che si può flettere nell’intensità, nel tempo, oltre che a livello territoriale perché ci sono Regioni che hanno coperture vaccinali altissime e altre in cui sono molto più basse". Tradotto in pratica: nelle regioni dove la copertura è alta, si toglie l'obbligo. Quando una regione raggiunge la soglia prevista, si toglie l'obbligo. Nel caso scoppi un'epidemia si reintroduce un obbligo o comunque un'intensificazione delle vaccinazioni. Io mi chiedo: ha senso? Per me no. Nessuno. Per due semplici motivi ampiamente dimostrati dalla scienza. Primo: la percentuale di popolazione vaccinata per avere un'immunità di gruppo efficace va mantenuta, non solo raggiunta. Se al tempo t abbiamo il 96% dei nuovi nati vaccinati, al tempo t + uno, due, tre, anni in cui non li vacciniamo più, la percentuale scende. Basta una flessione lieve nell'immunità di gruppo, anche solo del 3-5%, per aumentare significativamente la probabilità di diffusione delle malattie infettive, per cui nel giro di pochi anni si ripresenterà il problema. Secondo motivo: se è in corso un'epidemia la vaccinazione serve a poco, dato che l'immunità si acquisisce nel giro di 3-4 settimane e spesso richiede richiami per diventare permanente (motivo per cui ci si vaccina da piccoli, per essere protetti per tutta la vita). Un virus come il morbillo in 3-4 settimane può diffondersi in tutto il paese, causando migliaia di casi. Per questo la vaccinazione va fatta prima, proprio per evitare che insorgano le epidemie. Aprire l'ombrello quando si è già bagnati non serve a molto.

Come riportato dai giornali, per il ministro: "Riconoscere l’importanza delle vaccinazioni, e poi obbligare la gente a farle, sembra una contraddizione agli occhi dei cittadini”. Mi pare un concetto un po' ingarbugliato. Lo Stato obbliga il cittadino a fare qualcosa, se ritiene questo qualcosa importante, mi pare. Se non è importante, allora non ha senso l'obbligo. Fare passare l'idea che l'obbligo delle vaccinazioni è "flessibile" e di "intensità variabile" a seconda di dove uno vive, equivale a negare l'importanza e l'assoluta necessità della continuità sia temporale che spaziale delle vaccinazioni di massa. Importanza e necessità incontestabili da un punto di vista scientifico. Per cui è tale proposta ad essere una contraddizione in termini, non l'obbligo di vaccinare.

La realtà è che questa proposta nasce da motivazioni politiche, frutto di (fragili) equilibri interni, ma prescinde del tutto dalle evidenze della scienza. Non a caso il mondo medico unanimemente si è dichiarato contrario a questa impostazione.

Spero che in sede di dibattito parlamentare questa proposta sia depotenziata o ancor meglio bocciata. Spero che venga mantenuto l'obbligo per le vaccinazioni con relative sanzioni. Spero che venga abrogata l'ambigua norma delle autocertificazioni. Lo spero per la salute di tutti i cittadini che non deve essere merce di scambio in contrattazioni politiche, ma tutelata al meglio sulla base dei dati oggettivi della scienza.



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