Il preoccupante ritorno del morbillo

Si registrano focolai improvvisi ed estesi. Italia al secondo posto in Europa per numero di infetti

Il preoccupante ritorno del morbillo
 Mary Evans/Agf
 Morbillo

Si torna  a parlare di morbillo, e questa volta da una fonte molto autorevole, l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Le cifre rilevate dall'OMS parlano chiaro: nel 2017 i casi di morbillo in Europa si sono quadruplicati, passando dai 5273 del 2016 ad oltre 20.000. Le vittime sono state 35, a dimostrazione del fatto che la stima della letalità del morbillo in ragione di 1/1000 infetti è una stima per difetto. Se si guardano i casi di morbillo dal 2010 al 2017 in Europa, il 2017 non è stato il peggiore: un numero di casi paragonabile o superiore si era rilevato anche in anni precedenti. Ma il 2016 aveva segnato una svolta, con un calo significativo dei casi che faceva sperare di essere sulla buona strada per l'eradicazione.

I dati del 2017 sono stati una doccia fredda. In particolare preoccupano i focolai improvvisi ed estesi come quello che ha colpito la Romania, dove si è avuta la peggiore epidemia degli ultimi dieci anni. Ma anche l'Italia ha avuto un aumento di quasi sei volte dei casi rispetto all'anno precedente (4991 contro 865)  collocandosi al secondo posto come numero di infetti in Europa.

Il preoccupante ritorno del morbillo
 Pixabay
 Vaccinazione

L'insufficiente copertura immunitaria

Picchi epidemici di morbillo si presentano regolarmente: è una delle caratteristiche di questo virus, ma dall'introduzione delle campagne vaccinali oltre ad un calo a volte anche superiore al 90% dei casi totali, si è vista una riduzione dell'incidenza dei picchi ed un aumento dei periodi di bassa circolazione del virus. Ma il morbillo non è scomparso e continua a circolare, causando anche queste epidemie, per una ragione molto semplice: non abbiamo raggiunto la copertura immunitaria necessaria.

Le epidemie partono storicamente dalla popolazione infantile, specie in età scolastica. Per questo l'ottenimento e il mantenimento della copertura vaccinale del 95% di questa popolazione consentirebbe di bloccare la diffusione del virus. Ricordiamo che il morbillo, se contratto in età adulta, ha una sintomatologia molto più acuta ed un rischio maggiore di complicanze, anche fatali. Vaccinare i bambini protegge anche gli adulti.

I dati però parlano chiaro: in Italia la copertura vaccinale media nazionale è scesa dal 90% del 2009 all' 85% del 2015, per iniziare nel 2016 una lenta risalita assestandosi comunque intorno all'87%. Non è un caso, allora, che nel 2017 ci sia stata un'epidemia: è il risultato del calo della copertura immunitaria dei sei anni precedenti. La differenza tra 90% e 85% sembra poco, ma rappresenta invece un aumento significativo del rischio. Quel fatidico 95% di copertura consigliata viene fuori da una formuletta che stima la percentuale da immunizzare in base all'infettività del virus, data dal numero di riproduzione R. Il morbillo ha un R stimato di 15. La copertura vaccinale del 90% protegge da un virus con un R uguale a 10. L'85% da un virus con R pari a 6. In altre parole, il calo da 90% a 85% significa che rischiamo quasi due volte di più di ammalarci. Semplice matematica. Fin tanto che rimarremo sotto la soglia ottimale il virus continuerà a circolare, ma la forza e la frequenza con cui colpirà sarà tanto maggiore, quanto più ci allontaneremo dalla soglia di sicurezza.

Una buona notizia. L'obbligo vaccinale introdotto con la nuova legge nei primi mesi della sua applicazione ha consentito di "recuperare" circa un terzo di quei bambini che non erano stati vaccinati negli anni del grande calo (2011-15). Parliamo di decine di migliaia di bimbi. Basta allora con sterili polemiche o, peggio, falsi allarmismi. I vaccini funzionano. Semplicemente, non c'è tempo da perdere nell'usarli.



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