Forse stavolta avremo davvero il WiFi pubblico in Italia

Il ministero della Sviluppo economico con 42 milioni di euro rilancia il moribondo progetto e la app che dovrebbe consentirci di navigare gratis con le stesse credenziali in tutta Italia. Precedenza ai piccoli comuni. Se ne parla da 2011, nel frattempo l'Europa si è mossa per creare una rete comune europea. Prima o poi si integreranno

Forse stavolta avremo davvero il WiFi pubblico in Italia

La prima volta che ho sentito parlare di una grande rete italiana di WiFi pubblico e gratuito non avevo ancora tanti capelli bianchi. Era il 9 settembre 2011 e il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti, che aveva disseminato di hotspot i piccoli comuni attorno a Roma, era andato a Venezia per il lancio di Free Italia WiFi. Oltre al Comune di Venezia e alla Regione Sardegna avevano aderito una manciata di altri enti locali, pionieri di una rivoluzione che avrebbe dovuto portare l’Italia nel futuro.

Ma quel futuro non è mai davvero arrivato se oggi il ministero dello Sviluppo Economico ha dovuto ripresentare il vecchio progetto WiFi Italia diventato nel frattempo piazza WiFi Italia. L’idea è sempre quella: se Internet è un bene comune, come ha ribadito qualche giorno fa il presidente del Consiglio, è giusto che i cittadini abbiano in ogni città alcuni punti per collegarsi gratis alla rete con le medesime credenziali.

Il tutto, automaticamente, tramite una app che quando sei vicino ad un hotspot convenzionato, ti logga. Facile e bello. Forse è questa la mezz’ora di Internet gratis per tutti citata da Luigi Di Maio all’inizio del suo mandato da ministro.

 

Il precedente governo nell’estate del 2017 aveva sviluppato la app e il progetto, ma la cosa si era fermata lì: insufficiente integrazione fra le reti esistenti delle grandi città, e troppi bug nella app.

Ora quel progetto riparte con nuovi fondi: 45 milioni di euro invece di 8, con l’obiettivo di portare il WiFi o in tutti i comuni (7917), con precedenza per i 138 colpiti dal terremoto del 2016, e per i 3407 piccoli comuni che hanno meno di 2000 abitanti; quanto alle grandi città, che già dispongono di reti WiFi, sebbene spesso mal funzionanti, l’obiettivo è portare Internet nelle periferie per usarlo come strumento di inclusione sociale.

Speriamo che sia la volta buona, perché nel frattempo da pionieri siamo diventati follower. Alla fine dello scorso anno infatti la Commissione Europea ha varato il progetto WiFi4EU con l’obiettivo di promuovere una unica grande rete europea di WiFi. Per finanziarla sono stati stanziati 120 milioni di euro fino al 2020: al primo bando da 42 milioni hanno risposto 13mila comuni, e in 2800 hanno ricevuto un voucher di 15 mila euro per mettere gli hotspot.

Dall’Italia sono venute il maggior numero di domande e 224 comuni, da Alano di Piave a Zola Pedrosa, hanno vinto. La buona notizia però è un’altra: le due reti, WiFi4eu e WiFitalia sono costruite con i medesimi standard e quindi primo o poi diventeranno una rete sola.



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