Perché in classe più che lo smartphone servirebbero ebook e banda ultralarga

La scelta del ministero di prevedere gli smartphone quale strumento didattico, nonostante le buone intenzioni, rischia di minare la concentrazione degli studenti. La scuola digitale ha bisogno di banda ultralarga, un pc per ogni banco, ebook e docenti in grado di insegnare secondo le logiche della classe capovolta

Perché in classe più che lo smartphone servirebbero ebook e banda ultralarga
 Jaques Loic AFP
 Studenti con il rispettivo smartphone

Ho cercato a lungo le parole adatte a commentare l’annuncio che presto gli smartphone saranno ammessi nelle classi dove studiano i nostri figli. Le ho cercate a lungo e alla fine non sono riuscito a trovare nulla di meglio di una celebre esclamazione di Paolo Villaggio nei panni di Fantozzi a proposito della corazzata PotemkinLo dico con grande rispetto del ministero dell’Istruzione - sicuramente animato da intenzioni lodevoli - e della commissione di esperti che da domani si riunisce per varare le linee guida all’utilizzo dei telefonini come strumento didattico.

Il digitale deve cambiare la scuola, ma non così

E soprattutto lo dico da appassionato di nuove tecnologie, convinto da sempre che il digitale sia la via per cambiare profondamente la scuola.
Ma un conto è collegare le classi scolastiche alla banda ultralarga (cosa che non avviene); un conto è dare a tutti gli studenti un computer (idea superata dalla nuova policy smart per cui ogni studente si porta il suo computer, e se non ce l’ha pace); un conto è fare lezione con le costosissime lavagne multimediali che il ministero ha acquistato nel tempo (e che spesso sono usate come attaccapanni); un conto, e questo sì sarebbe fondamentale, è spingere per la diffusione di libri digitali e interattivi, che avrebbero almeno il pregio di evitare la triste scena dei ragazzi che vanno a scuola con il trolley per portarsi montagne di carta. Un conto, e la finisco qui, è formare i docenti affinché sappiano fare lezione in modo nuovo integrando il digitale secondo le logiche di quella che nel resto del mondo chiamano la classe capovolta. Tutte queste cose sono “svolte” auspicate da anni, strombazzate più volte e mai davvero realizzate (con alcune notevoli eccezioni dovute all’abnegazione di alcuni docenti).

Le notifiche, i social, i video distrarrebbero troppo i ragazzi

Il telefonino in classe invece è un altro discorso. Immaginate per un istante una classe dove gli studenti hanno il telefonino acceso con le notifiche di whatsapp, di Instagram, la possibilità di girare video di nascosto o fare chissà che. Cosa aggiunge questo alla didattica non è chiaro, ma è chiarissimo cosa leva in termini di concentrazione. Uno studio fatto in Inghilterra dimostra che nelle scuole dove non c’è il telefonino in classe gli studenti vanno molto meglio. E anche in Italia recentemente è stato fatto un esperimento in una scuola al termine del quale gli studenti hanno ringraziato. Del resto la scuola non è diversa da quello che capita fuori: quando abbiamo bisogno di concentrazione, quando studiamo, quando leggiamo, quando scriviamo o quando dialoghiamo con qualcuno il telefonino lo spegniamo.
Prima ancora che un fatto di regole e di buona educazione è una scelta di buon senso. 

post corretto il 14 settembre alle 9 rendendo implicita la citazione della battuta di Fantozzi



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