Perché tutti i robot sono bianchi

Tutti o quasi. Come Zora, l'ultimo grido che sta spopolando nei centri anziani in Francia. La risposta è in uno studio pubblicato a marzo che ha indagato lo "shooter bias", il pregiudizio che abbiamo verso i robot neri. Insomma, sono bianchi perché li progettano bianchi ingegneri bianchi. Ma così facendo, sostiene la ricerca, involontariamente si alimenta il razzismo

robot bianchi razzismo studio
 Markus Scholz AFP
 Il robot Zora

Quando ho visto Zora è stato tutto chiaro finalmente. Zora è l’ultimo grido in fatto di robot. E’ un robot badante. Nei centri anziani in Francia pare stia dilagando, ma nel mondo complessivamente se ne contano più di un migliaio. Circolano immagini struggenti di vecchietti che li accarezzano come fossero i nipotini, o video in cui si ascoltano conversazioni surreali eppure autentiche. E’ prodotto in Belgio e costa poco meno di 20 mila euro; è alto come un bambino di nove anni, ha due occhietti vivaci e curiosi ed è bianco. Ecco il dettaglio fondamentale. Di robot badanti infatti si parla da tempo e soprattutto fra Cina e Giappone si contano diversi esperimenti. Quello che alla fine hanno in comune tutti questi robot, anzi, quasi tutti i robot in circolazione, è il colore: i robot quasi sempre sono bianchi. Perché?

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E’ solo un caso? La cosa non è passata inosservata ad un gruppo di ricercatori guidati da Christoph Bartneck, un docente dell’università di Canterbury in Nuova Zelanda che ha condotto uno studio accurato - intitolato “I robot e il razzismo” e presentato solennemente alla conferenza mondiale sull’interazione fra uomini e robot del marzo scorso - ed ha concluso che “non c’è alcun motivo per cui i robot debbano essere bianchi”. Anzi, è un problema. Il problema naturalmente non è determinare se i robot siano o no razzisti, perché non ha senso, ma non alimentare i nostri pregiudizi. Lo studio infatti ha dimostrato che se vediamo arrivare un robot verso di noi con aria minacciosa, siamo più portati a sparargli se il robot è nero. Inoltre un robot bianco con un mitra è considerato istintivamente meno pericoloso di un robot nero con un giocattolo.

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L’esperimento può apparire bizzarro, lo ammetto, ma ha un fondamento scientifico: serve a misurare lo shooter bias, il pregiudizio a sparare, di ciascuno di noi e funziona giocando a fare il poliziotto e potendo guardare ogni immagine per meno di un secondo. Conta l’istinto. Insomma, i razzisti siamo noi, noi i robot. E i robot sono bianchi perché, di solito, li costruiscono ingegneri bianchi. Ma così facendo alimentiamo involontariamente un pregiudizio che invece andrebbe smontato.

 


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