Cosa cambia per noi dopo la maxi-multa a Google

La decisione della commissaria europea, la danese Margrethe Vestager, punta a punire la posizione dominante di Android, il sistema operativo sviluppato da Google che è presente nell’80 per cento dei telefonini del mondo di Riccardo Luna

Cosa cambia per noi dopo la maxi-multa a Google

La maxi multa che l’Unione Europea ha inflitto a Google potrebbe innescare “un momento Microsoft”, ovvero una nuova fase di innovazione a vantaggio di noi utenti.

E non è un caso che all’inizio di questa storia ci sia proprio un ricorso di Microsoft. Era la primavera del 2013, e un gruppo di aziende tecnologiche fra cui appunto Microsoft, Nokia e Oracle, unite sotto lo slogan Fairsearch Europe, presentò a Bruxelles l’esposto che ha avviato l’indagine chiusa con la multa record di 4 miliardi e 300 milioni di euro. Quasi il doppio di quella inflitta sempre a Google un anno fa per i favoritismi del motore di ricerca che danneggiavano i rivali. E molto più grande delle due multe inflitte proprio a Microsoft nel 2008 (circa 900 milioni) e nel 2013 (circa 500). 

La decisione della commissaria europea, la danese Margrethe Vetsgager, punta a punire la posizione dominante di Android, il sistema operativo sviluppato da Google che è presente nell’80 per cento dei telefonini del mondo. Vuol dire che 4 telefonini su 5 funzionano grazie a Google e secondo le regole di Google.

In pratica Google avrebbe indotto i produttori di telefonini a pre-installare le app del mondo Google e non farlo con i concorrenti. Può sembrare una cosa marginale ma non lo è: i monopoli inizialmente abbassano i prezzi, ma nel lungo periodo impediscono la competizione, scoraggiano l’innovazione e in definitiva fanno un danno ai consumatori.

Ai tempi, per esempio, Microsoft imponeva in tutti i personal computer con sistema operativo Windows, il suo browser per navigare il web (Explorer): la Commissione europea intervenne duramente e da allora sono nati concorrenti che hanno fatto prodotti migliori. Vedremo come andrà il ricorso che Google ha già annunciato.

La multa in sé è grande, ammonta al 40 per cento del profitto netto registrato lo scorso anno (12,6 miliardi di dollari). Ma Google ha abbastanza soldi in cassa per pagarla senza problemi. Più problematico sarà ottemperare all’ordine di interrompere ogni pratica che possa danneggiare la concorrenza. Ma dovranno farlo e cambierà tutto un’altra volta. L’Unione Europea non gode di grande popolarità eppure proprio decisioni come questa dimostrano quanto sia importante restare uniti per poter avere un ruolo nel mondo.

 


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