La favolosa storia dell'isola di Niue e perché riguarda il "governo del cambiamento"

"Accesso gratuito alla rete Internet per ogni cittadino”. È scritto sul contratto scritto da Lega e M5s in un capitolo dedicato a Riforme istituzionali e democrazia diretta. Un obiettivo che qualcuno ha già realizzato, quello del web free. Su un'isoletta sperduta del Pacifico

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Tra le 124 mila e 81 parole, spazi inclusi, del "Contratto per il governo del cambiamento", ce ne sono nove, più un apostrofo, che mi erano sfuggite e che mi hanno fatto tornare alla mente una storia leggendaria, quasi mitologica dell’Internet di una volta. La storia dell’isola di Niue. E’ un isoletta meravigliosa e minuscola di 260 chilometri quadrati, che sta nel Pacifico, dalle parti della Nuova Zelanda e che ha il primato di essere il paese del mondo con la più alta penetrazione di utenti Internet. Il 100 per cento degli abitanti. Che però sono poco più di mille. Mille trecento novantotto secondo l’ultimo censimento non aggiornatissimo.

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Mi è tornata in mente l’isola di Niue leggendo un inciso del contratto Salvini-Di Maio, che si trova misteriosamente alla fine del lungo capitolo intitolato “Riforme istituzionali, autonomia e democrazia diretta”. Lì, tra due virgole, giace la necessità di prevedere  “l’accesso gratuito alla rete Internet per ogni cittadino”. Una cosa meravigliosa di cui si favoleggia dagli albori del web, quando alla metà degli anni 90 l’imprenditore sardo Nicola Grauso girava il mondo con il suo aereo privato e una valigetta piena di scatolette colorate grazie alle quali prometteva Internet gratis per tutti. Erano tempi pioneristici e un po’ folli.

Ma il mito di Internet gratis per tutti resiste, del resto chi potrebbe opporsi (a parte le compagnie telefoniche e gli altri fornitori del servizio, non c’è bisogno di dirlo)? E allora perché non l’acqua gratuita, e l’elettricità e il telefono... In realtà qualcuno ci ha davvero provato a dare un servizio Internet gratis a tutti i cittadini. L’isola di Niue appunto. Dal 2003, grazie ad un manager americano, Bill Semich, che aveva lavorato per riviste di informatica prima di ritirarsi in Polinesia. Qui si era impossessato del dominio internet dell’isola, il punto nu, e con i proventi della vendita dei siti web punto nu aveva iniziato ad offrire Internet gratis a tutti.

Può sembrare assurdo ma va chiarito che nu in svedese vuol dire now, adesso, e che c’era un certo mercato in Svezia di persone pronte a lanciare business digitali con lo slogan, adesso. Nu. E ad ogni nuovo sito web che partiva, Semich incassava. E finanziava la sua Fondazione che garantiva Internet gratis per tutti.

La connessione alla rete è una vera necessità quando vivi così isolato dal resto del mondo. Anzi, in uno dei posti più isolati del pianeta Terra, al punto che quando nel 1971 finalmente costruirono un aeroporto molti ne hanno approfittato per emigrare. Si narra che persino il mitico esploratore britannico James Cook, che vi approdò nel 1774, quando riuscì a fuggire inseguito da indigeni infuriati, la definì “isola selvaggia”. Da cui era bene stare alla larga. In un posto così, i cui abitanti vivono di pesca e dei proventi della vendita di francobolli rari (e di monete stravaganti, qualche anni fa ha fatto scalpore il dollaro con l'effigie di Pikachu), Internet non interessava a nessuno, tantomeno alla compagnia telefonica locale che anzi temeva che la rete avrebbe eroso i guadagni che faceva inviando e ricevendo fax. E’ per questo che Semich aveva potuto chiedere e ottenere i diritti del punto nu. Non lo voleva nessuno.

Così per anni l’isola di Niue è assurta ad un livello quasi mitologico - l'isola di Internet! - salvo scoprire, tempo dopo, che il servizio funzionava malino e che chi davvero voleva collegarsi si era dovuto costruire un impianto collegato al satellite. (questo lo sosteneva soprattutto il governo locale, ansioso di mettere le mani sui proventi della vendita dei siti web punto nu, circa 110 mila che pagavano 30 dollari l’anno di canone a Semich). Insomma, potremmo dire molta fuffa e pochissima sostanza, ma questo significherebbe levare anche quella componente poetica che rende questa storia così affascinante.

E’ finita così. Nel 2015 l’autorità mondiale che gestisce i domini dei siti web, ICANN, ha proceduto ad una potente liberalizzazione, aprendo anche ad oltre 500 suffissi nuovi, non geografici. E il valore del punto nu è precipitato.  Un anno dopo, ad aprile, Semich si è arreso e il servizio gratuito è stato definitivamente chiuso.

Troppo oneroso dare Internet gratis a tutti i cittadini, anche se sono poco più di mille. Ma se qualcuno volesse davvero provarci in Italia, può chiedere lumi a Bill Semich magari. 



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