Giorgetti, Zuckerberg e la foto di Renzi

Il ministro leghista ha invitato i suoi a tenersi sulla scrivania un'immagine dell'ex premier: "Ricordatevi che 4 anni fa volava sopra il 40%". E Zuckerberg la scorsa settimana è stato contestato duramente dagli azionisti: sic transit gloria mundi

Giorgetti, Zuckerberg

Una delle cose migliori che ho sentito in questi giorni di dibattito politico, è un consiglio ai ministri leghisti di Giancarlo Giorgetti, il numero due della Lega insediato a palazzo Chigi come sottosegretario del premier Conte. "Tenete sulla scrivania una foto di Matteo Renzi", è stato l’invito di Giorgetti, e ricordatevi di quando, appena 4 anni fa, volava sopra il 40 per cento dei consensi. Un tempo lo avrebbe detto in latino: sic transit gloria mundi, così svanisce la gloria terrena.

Un monito antico che serve a mantenere i piedi per terra, a non darsi arie da padreterni, a restare umili. Esattamente quello che non è accaduto in questi anni in Silicon Valley dove alcuni devono essersi sentiti non solo i padroni del mondo, ma anche i salvatori dell’umanità, mentre diventavano sempre più ricchi grazie ai nostri dati personali.

Prendete il caso di Mark Zuckerberg (ma qualcosa di simile sta accadendo anche ad Elon Musk): un anno fa di questi tempi girava il mondo accolto come un capo di Stato, arringava gli studenti come Steve Jobs fece solo a fine carriera e quando qualcuno osservava che sarebbe stato un perfetto candidato alla Casa Bianca, veniva fatto notare che il posto di presidente degli Stati Uniti non era abbastanza per le ambizioni di questo trentenne geniale.

Poi è cambiato tutto: dallo scandalo di Cambridge Analytica in poi è stata una discesa negli inferi che sembra non finire più, visto che ogni giorno spuntano nuove accuse di un uso perlomeno disinvolto dei nostri dati.

Ma c’è una immagine che fotografa alla perfezione come passa la gloria anche in Silicon Valley. Era il 31 maggio, una settimana fa, e all’hotel NIA di Menlo Park erano riuniti gli azionisti di Facebook. In cielo volteggiava un aereo con uno striscione: Hai sfasciato la democrazia. In sala una azionista è stata allontanata dopo che aveva gridato invitando gli altri a votare per la rimozione di Zuckerberg dal ruolo di amministratore delegato.

Non era isolata: un quarto degli azionisti ordinari hanno votato per mandare a casa il fondatore e il 60 per cento ha chiesto di passare ad un sistema per cui ad una azione corrisponde un voto mentre adesso ci sono azioni privilegiate che consentono a Zuckerberg di avere la maggioranza dei voti con il 14 per cento delle azioni. Ma non sono i tecnicismi che interessano: è la caduta degli dei. Che è sempre avvenuta nella storia dell’umanità. Soprattutto perché nessun uomo e nessuna donna è una divinità. Neanche se ha inventato Facebook o, improvvisamente e un po’ per caso, è diventato primo ministro in Italia.

 


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