Perché molti scelgono lo smartphone equo e solidale

Si chiama FairPhone e l'ha inventato un attivista olandese convinto che il concetto di eticamente corretto si possa (si debba) applicare anche alla tecnologia. Ha lanciato un crowdfunding per trovare un milione di euro e sviluppare la sua idea. Gliene sono arrivati due e mezzo

Perché molti scelgono lo smartphone equo e solidale

Non so se un altro mondo è possibile, come cantavano cinquant’anni fa gli studenti, ma un altro modo di fare i telefonini certamente sì. Non sto parlando di nuovi modelli. Sto parlando di un nuovo modo di produrli. Un modo etico. Una volta si sarebbe detto politicamente corretto, ma è molto di più. Insomma qualche giorno fa si è conclusa in rete la campagna di crowdfunding di FairPhone, puntavano a raccogliere un milione di euro, ne hanno ottenuti due e mezzo. La campagna si è chiusa il 16 agosto e i 1827 sottoscrittori non hanno versato soldi a fondo perduto, non hanno fatto una donazione: sono diventati azionisti della prima azienda che produce uno smartphone di ottima qualità ma anche sostenibile, ovvero con materiali che non vengono ottenuti da paesi in guerra o sfruttando i lavoratori.

Una volta questa cosa l’avremmo catalogata nel capitolo del commercio equo e solidale, a molti di noi credo sia capitato di acquistare il caffè, o delle borse, o dei ciondoli prodotti senza sfruttare nessuno. Ma è la prima volta che questo concetto viene applicato ad oggetto tecnologicamente complesso come uno smartphone.

L’idea di fondare FairPhone, letteralmente il telefono buono o giusto o corretto, è di un giovane attivista olandese, Bas van Abel. È il gennaio del 2013: per due anni e mezzo ha fatto una campagna per denunciare il fatto che i vari componenti di uno smartphone sono prodotti in paesi dove c’è la guerra o dove i lavoratori vengono sfruttati, e decide di provare a farne uno diverso: “Uno che abbia il minimo impatto possibile sulle persone e sul pianeta”. Il primo modello esce a dicembre dello stesso anno; il secondo due anni dopo.

Un FairPhone ha tutto quello che deve avere uno smartphone e ha superato brillantemente tutti i test. Ma non è un low cost. Il numero 2 costa 529 euro. Il margine di guadagno è di appena 9 euro, il resto del prezzo sono tutte le componenti, indicate sul sito una per una con il relativo prezzo. Il che tra l’altro rende il telefonino facilissimo da riparare e quindi destinato a durare più a lungo. Fino al giugno scorso ne erano stati venduti circa 100 mila, pochi rispetto agli iPhone e ai Samsung in circolazione, ma qui stiamo parlando di un prodotto che compri solo sul loro sito perché credi in un mondo migliore. Ora arrivano 2,5 milioni di euro che si sommano ai 6,5 raccolti lo scorso anno da investitori professionali. Iniziano ad esserci le condizioni giuste per trasformare una bella fiaba in realtà.



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