Basta email e Whatsapp fuori orario di lavoro. Peccato

Il diritto alla disconnessione, sancito in Francia nel 2016, è entrato a vele spiegate in tutti i rinnovi contrattuali. Fa da contraltare al divieto assoluto di usare pc e smartphone aziendali per fini privati. Colpa degli abusi che ci sono stati da entrambe le parti. Ma così perdiamo l'occasione di avere il meglio della vita digitale

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Afp

C’è qualcosa che stride, un sapore di occasione mancata, nel modo in cui alla fine stiamo decidendo di utilizzare lo smartphone quando lavoriamo. Avrebbe dovuto e potuto essere uno strumento per vivere meglio, per poter sbrigare una pratica anche da casa, mentre con un occhio seguivamo i compiti dei figli; o per risolvere subito una emergenza di notte prima che fosse troppo tardi; o per poter andare in vacanza senza il timore che intanto chissà cosa sarebbe capitato in ufficio, perché se capitava lo avresti saputo.

E invece non è andata e non andrà così. Per due ragioni, che sono poi anche figlie di due colpe ben precise. La prima. Da un lato molti, soprattutto in posizione di comando, hanno abusato dei messaggi fuori orario, siano essi email o testi via Whatsapp. Un conto sono le emergenze, un altro sono quei messaggi che possono tranquillamente aspettare e che inviati a qualunque ora del giorno e della notte, ci stressano.

Qualche giorno fa mi è arrivata una email di lavoro alle due del mattino: l’ho letta subito, non era urgente, era una banale seccatura, ma poi è ugualmente difficile riprendere il sonno. Da qui nasce, in Francia nel 2016, il diritto alla disconnessione, ora entrato a vele spiegate nei rinnovi contrattuali in Italia (qui il report del Sole24ore). Da Unicredit a Findomestic, da Barilla alla Cattolica, tutti stanno stabilendo che le comunicazioni di lavoro vanno mandate solo in orario di lavoro.

La seconda ragione, e la seconda colpa secondo me, è nell’uso che facciamo dei telefonini e dei pc aziendali durante l’orario di lavoro: l’ideale sarebbe poter lavorare e intanto tenere aperte anche le finestre di Whatsapp e Facebook, per comunicazioni familiari o personali. E invece tanti abusano di questa possibilità e magari passano il tempo su Candy Crush saga o su siti porno. Da qui il divieto tassativo di usare i social e la rete per fini privati durante l’orario di lavoro stabilito da molte aziende e pubbliche amministrazioni.  Addirittura a qualche sindaco (quello di Roma per esempio) è vietato col telefonino comunale di fare altro se non aggiornare la pagina Facebook della città.

Intendiamoci, il diritto alla disconnessione e il dovere di non usare le rete per distrarsi dai doveri di ufficio sono principi sacrosanti. Che però sarebbe stato bello poter attuare con il buon senso. Così invece se accade qualcosa in ufficio mentre sto a casa non lo posso sapere; e se accade qualcosa a casa mentre sto in ufficio sono ugualmente bloccato. Per prevenire gli abusi, che ci sono, abbiamo alzato due muri che separano nettamente lavoro e vita privata in modo innaturale, tornando indietro di mezzo secolo.  



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