Il nostro buco nero quotidiano (e come uscirne)

La foto di Katie Bouman davanti ad un computer portatile, mentre sullo schermo si forma per la prima volta l’immagine del buco nero, e lei ha le mani incrociate davanti alla bocca come per fermare un urlo di gioia, è il manifesto del mondo che vogliamo

buco nero foto
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Katie Bouman

Prima che il nostro buco nero quotidiano ci inghiottisca di nuovo nella mediocrità e nel cinismo, fermiamoci ancora un istante a godere della straordinaria foto che oggi occupa le prime pagine dei giornali di tutto il mondo relegando in secondo piano i tweet di Trump e le paturnie della Brexit, il sovranismo de' noantri e le tragedie degli altri. La prima foto di un buco nero è più forte di tutto il resto non solo perché ci disvela uno dei segreti dell’Universo, ma perché ci racconta la bellezza della vita sul pianeta Terra.

 

 

Mentre un populismo d’accatto confonde gli scienziati con la casta da abbattere, facendo tornare in auge teorie "medievali" come quella per cui la Terra sarebbe piatta, il gigantesco buco nero della costellazione della Vergine rimette al centro delle nostra esperienza di esseri umani il vero motivo per cui siamo qui: la scienza e la scoperta.

Mentre ovunque si alzano muri e si chiudono porti, qui emerge la forza impareggiabile del lavoro di squadra fra persone di nazioni, culture, generi e religioni diverse sparse in ogni continente. Mentre si lanciano stanchi proclami per fermare la fuga dei cervelli, si scopre che nel team ci sono ricercatori italiani che prestano la loro opera nei migliori laboratori del mondo ma in rete con tutti gli altri, dimostrando che gli unici cervelli fuggiti sono quelli di certi politici.

 

 

Mentre trattiamo i giovani come una specie in via di estinzione, in qualche modo da salvare da loro stessi, qui si conferma la teoria formulata nel 1905 da un tale che allora aveva appena 25 anni: Albert Einstein. Per questo forse fra tante scoperte, la più bella è il fatto che l’algoritmo che alla fine ha consentito di trasformare l’immensa quantità di dati raccolti da otto telescopi, in una fotografia, quell’algoritmo è stato scritto da una ragazza che ai tempi studiava ad Harvard. Una studentessa di vent’anni, Katie Bouman.

buco nero foto
Collaborazione EHT
Il buco nero supermassiccio al centro della galassia Messier 87

Alla faccia di quelli che dicono che le donne non sono adatte alla scienza. La sua foto, davanti ad un computer portatile, mentre sullo schermo si forma per la prima volta l’immagine del buco nero, e lei ha le mani incrociate davanti alla bocca come per fermare un urlo di gioia, è il manifesto del mondo che vogliamo.



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