Consigli non richiesti a Boldrini e Fedeli sulla scuola di fake news

La presidente della Camera ha annunciato al NYT un progetto per mettere in guardia gli studenti sui pericoli della rete

Consigli non richiesti a Boldrini e Fedeli sulla scuola di fake news

È cosa buona e giusta che il tema della fake news, delle false notizie, approdi nelle scuole italiane per dare agli studenti gli strumenti per distinguere le bufale che girano soprattutto in rete. La presidente della Camera Laura Boldrini lo ha anticipato al New York Times, uno dei giornali più importanti del mondo, baluardo della buona informazione (ma il presidente americano Donald Trump su questo non è d’accordo come sappiamo).

La Boldrini ha spiegato che il progetto sarà presentato il 31 ottobre assieme alla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli che lo sta completando. In una scuola di Roma, il prestigioso liceo Visconti, la Boldrini e la Fedeli presenteranno la campagna, di cui fa parte uno spot realizzato dagli studenti dello IED di Roma e Milano; le partnership con Google, Facebook e la Rai per diffonderla ovunque; il kit che verrà dato ai docenti per fare esercitazioni in classe, per allenarsi a scovare le bufale; e un decalogo per gli studenti, i 10 comandamenti anche se in questo momento pare che siano arrivati a scriverne 8. I primi suonano così: non condividerò sui social notizie non verificate; quando leggerò una news, chiederò sempre le fonti e le prove; mi ricorderò sempre che Internet e i social network possono essere manipolati.

Consigli non richiesti a Boldrini e Fedeli sulla scuola di fake news
 Valeria Fedeli (Agf)

D’accordo, è tutto vero. Ma per favore non facciamo passare la bufala che le fake news siano nate con Internet, perché sui giornali le tv e le radio come problema esistono da sempre, secondo alcuni l’origine è molto più lontana poi, almeno dall’antica Roma. Secondo: non facciamo passare la bufala che il digitale sia il regno delle fake news, pensate a quelle che a volte spacciano i governi (come dimenticare le inesistenti “armi di distruzioni di massa” di Saddam Hussein? E quante balle c’erano nel Mein Kampf di Hitler?). Terzo: le opinioni non sono false notizie, il compito dei giornalisti (e degli studenti, a questo punto) è accertare i fatti, dai quali ciascuno può trarre le conclusioni che vuole. Infine, bello che nelle nostre scuole si parli finalmente di Internet e cultura digitale, peccato che lo si faccia solo per metterci in guardia dai pericoli. Quando spieghiamo ai ragazzi le infinite opportunità che hanno di cambiare il mondo con la rete?



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