Il sessismo degli assistenti vocali, e una possibile soluzione

Il 5% delle conversazioni fatte con Siri, Cortana o Alexa sono a sfondo sessuale. Eppure l’intelligenza artificiale, se progettata bene, ci può aiutare a superare alcuni nostri difetti 

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KAREN BLEIER / AFP 

Fino a qualche mese fa se uno avesse detto a Siri, l’assistente vocale di Apple, “sei una sgualdrina” (in inglese “you are a slut”), una suadente voce femminile avrebbe risposto: “Arrossirei se potessi”, come se quella frase invece che un insulto in qualche modo fosse una gratificazione. Non è folle: la donna felice di essere una sgualdrina è un tipico stereotipo maschilista.

Potremmo discutere a lungo sul fatto che esistano davvero persone che passano il tempo a molestare il proprio assistente vocale. Esistono, e non si fermano alle parolacce. E’ stato calcolato che il 5 per cento di tutte le conversazioni di noi umani (fatico a usare il termine), verso questi oggetti parlanti, è a sfondo sessuale e sul confine delle molestie.

Succede però che per una coincidenza che non può essere casuale, gli assistenti vocali sono tutti femminili: Siri, Cortana e Alexa sono femminili anche nel nome oltre che nella voce preimpostata; solo Google Home ha un nome neutro e consente di scegliere il sesso della voce. Epperò la scelta femminile prevale perché sarebbe stato dimostrato che agli utenti fa più piacere impartire ordini ad una donna.

Di questo si occupa un ampio rapporto curato dall’Unesco, l’organizzazione culturale delle Nazioni Unite. In questo caso il tema è la cultura delle persone che sviluppano tecnologia, gli esperti di intelligenza artificiale che stanno dietro queste macchine. A Facebook i maschi sono l’85 per cento, a Google il 90. Con queste percentuali non stupisce il maschilismo insito in certi oggetti che stanno entrando nelle nostre case e nelle nostre vite, rafforzando pregiudizi sbagliati e dannosi.

Ne potremmo sorridere, e qualcuno lo ha fatto, potremmo dirci che il maschilismo vero è un’altra cosa. Ma sarebbe un errore che può fare chi non passa il tempo a dire al proprio assistente vocale “come sei sexy” e gli propone di girare assieme un film porno. Queste macchine non hanno una intelligenza autonoma, rispondono quello che noi diciamo loro di dire. Potremmo usarle piuttosto per abbattere residui medievali di maschilismo, così accade per la buona educazione.

Amazon per esempio ha deciso di premiare i bambini quando dicono “per piacere” e “grazie” ad Alexa, Google ha esteso questa funzione come opzione per gli adulti. L’intelligenza artificiale, se progettata bene, ci può aiutare a superare alcuni nostri difetti.



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