La 10yearschallenge non è un complotto di Facebook per rubarci i dati

Mostrando le nostre foto di 10 anni fa stiamo costruendo un database che sarà utilissimo per insegnare agli algoritmi di riconoscimento facciale come si invecchia. Ma dietro questo gioco planetario che ha travolto i social non c'è la Silicon Valley. Tutto nasce infatti dal post di un meteorologo dell'Oklahoma: se ha successo è perché è come un film a lieto fine in cui i protagonisti siamo noi

La 10yearschallenge non è un complotto di Facebook per rubarci i dati

Scusate l’emozione, ma ho appena finito di rivedere le mie foto di dieci anni fa. Il lancio del magazine Wired, la candidatura di Internet al Nobel della Pace (addirittura), la nascita del mio secondo figlio. Non è una botta di nostalgia, è che ho deciso di partecipare anche io a questo delirio collettivo in corso sui social che prende il nome di 10yearschallenge, la sfida dei 10 anni.

Si gioca così: prendi una tua foto di 10 anni fa, la metti accanto a una tua foto di oggi e sotto ci scrivi quello che ti pare, ma di solito frasi tipo “il tempo non mi ha cambiato”, oppure “sto meglio adesso” o quello che volete (la migliore secondo me resta la presentatrice tv americana che ha scritto “ecco come sono cambiata in meglio grazie ad un chirurgo estetico e un nuovo parrucchiere”).

Si gioca dove vi pare, Instagram, Facebook e Twitter. Non esagero se dico che stanno partecipando milioni di persone in tutto il mondo. Per dire, in Nigeria, o in Turchia, o in Thailandia. E in Italia naturalmente. E lo stanno facendo moltissimi personaggi famosi. Totti, per dirne uno. Diversi politici. E praticamente tutte le star di Hollywood e Spotify.

Che roba è mai questa? Qualcuno (qui un dettagliato post su Wired) ci vede l’ennesimo complotto di Mark Zuckerberg e seguaci: del resto cosa stiamo facendo tutti noi che giochiamo a “come eravamo”? Stiamo costruendo in pochissimi giorni il più grande archivio di foto che raccontano come un essere umano cambia in 10 anni. A che serve? Agli algoritmi del riconoscimento facciale per esempio. O a quelli che creano persone inesistenti incrociando profili reali. Facebook ha ovviamente smentito di aver innescato questo giochino a fin di male, e per una volta pare che abbia ragione (anche se i dati ormai sono pubblici e qualcuno li userà).

Tutto nasce infatti dal post su Instagram di un giovane e aitante metereologo televisivo dell’Oklahoma, Damon Lane, che l’11 gennaio pubblica sul suo profilo due foto e sotto ci scrive che il tempo è passato ma che alla fine la vita che ha vissuto in questi dieci anni è stata migliore di quelle che sognava. Tutto molto hollywoodiano. Non è una star, Damon Lane, fuori dall’Oklahoma non lo conosce nessuno, ha appena seimila follower su Instagram.

Come ha fatto a innescare questo tsunami? Non lo so, ma so che questo fatto di guardarci indietro non per lamentarci o rimpiangere il passato - come facciamo ogni giorno - ma per dirci che sì la vita quasi sempre resta una cosa meravigliosa per il solo fatto di viverla intensamente, questa cosa, per un volta, è bello e giusto farla. Insomma, funziona perché è un film a lieto fine dove il protagonista siamo noi.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it