Salvini rinuncerà all'immunità per il caso Diciotti?

Le accuse del Tribunale dei ministri di Catania potrebbero trasformarsi in un clamoroso assist elettorale giusto in tempo per le Europee. E il ministro dell'Interno ha le sue buone ragioni per non temere scherzi dal M5s

salvini diciotti

Raccontano che nell'ufficio di presidenza della Giunta per le elezioni di giovedì mattina, alla notizia della richiesta di autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini, riferita dal presidente della Giunta per le elezioni Maurizio Gasparri, sia gli esponenti del Movimento 5 stelle che quelli della Lega hanno espresso lo stesso giudizio: questo è un 'assist' per la campagna elettorale.

Resta infatti forte all'interno del partito di via Bellerio la tentazione di 'sfidare' l'atto del Tribunale dei ministri di Catania che accusa il titolare del Viminale di sequestro aggravato dei migranti della Diciotti. Del resto è lo stesso segretario della Lega a cavalcare l'ipotesi di essere processato. Anche se chi lo ha sentito in giornata conferma che Salvini non ha realmente deciso cosa fare: se rinunciare all'immunità oppure no. Non a caso i suoi messaggi odierni sono volutamente contradditori e ambigui: da una parte dice di voler rinunciare a qualsiasi protezione, dall'altra anticipa che lascerà decidere al Senato (una ipotesi esclude l'altra). La Lega in Giunta naturalmente voterà no e 'avverte' alleati e opposizione: "Non so - sottolinea un 'big' del partito di via Bellerio - quanto convenga mettersi di traverso. Arriverebbe una chiara risposta elettorale. I giudici - è il ragionamento - vogliono scardinare il governo ma così hanno commesso un autogol".

Il monito all'alleato

Un messaggio rivolto anche a M5s: "Si assumerebbero - osserva la stessa fonte - una responsabilità politica di mettere a repentaglio il governo, ma valutino loro. Non lo capirebbero neanche i loro elettori...". Perché, nel caso di 'incidenti' parlamentari provocati dai 5 stelle - assicurano qualificate fonti di via Bellerio -, il governo "cadrebbe un minuto dopo". Ma sembra che Salvini, su questo, abbia avuto ampie garanzie di "lealtà" da parte di Luigi di Maio.

I tempi dell'iter della richiesta dell'autorizzazione a procedere combaciano con quelli della campagna per le Europee. Il caso arriverà in Aula probabilmente a fine marzo: Salvini dovrebbe essere audito in Giunta e presentare una memoria per ribadire le sue posizioni. Ovvero avrebbe la possibilità di restare sotto i riflettori e di imbastire una campagna elettorale per rimarcare quanto già detto ampiamente: vogliono processarmi - è la sua tesi - perché ho mantenuto le promesse elettorali.

Nel M5s c'è chi mugugna

I fari sono ora puntati soprattutto sui pentastellati che si trovano di fronte un caso scottante, nella consapevolezza che - osserva per esempio un senatore M5s - qualora decidessero di dire sì, si ritroverebbero non solo con una maggioranza spaccata ma anche con la possibilità di fornire un assist all'alleato di governo. C'è malessere nelle fila del Movimento al Senato: chi ha criticato l'operato di Salvini sul tema dell'immigrazione auspica che non si alzino paletti. L'exit strategy, però, già sarebbe stata delineato. Ovvero quello di sottolineare che Salvini ha agito nell'esercizio delle sue funzioni sul 'caso Diciotti' e che la posizione era concordata dall'intero esecutivo.  Salvini dal canto suo si rimette al giudizio dell'Aula, sottolinea di non aver bisogno di alcuna protezione. "Ho applicato la legge da ministro. Ritengo - osserva - di aver difeso la patria, decidono però gli altri". 

La Giunta per le Immunità del Senato si riunirà mercoledì prossimo, con la relazione del presidente Maurizio Gasparri. Il giorno prima ci sarà una riunione del Pd al Senato. Il dem Giuseppe Cucca spiega di voler leggere le carte, di non volersi ancora pronunciare nel merito. Quattro sono gli esponenti dem in Giunta: tre renziani e una senatrice (Rossomando) vicina alle posizioni dell'ex Guardasigilli Orlando. All'interno del gruppo del Pd prevarrebbe una linea 'garantista'. Atteggiamento critico nei confronti di Salvini ma di fronte all'ipotesi di sequestro di persona potrebbe prevalere una linea guardinga. In ogni caso non è stata presa alcuna decisione ufficiale. "La legge è uguale per tutti e Salvini se ne deve fare una ragione", ha pero' sottolineato il candidato alla segreteria del Partito democratico Maurizio Martina. 



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