La partita è tra Di Maio e Salvini. Ma Berlusconi non vuole restare fuori

Il leader di Forza Italia non ci sta a restare escluso ed è convinto di poter ambire a un ruolo di governo di alto profilo. E ha le idee molto chiare su quale

La partita è tra Di Maio e Salvini. Ma Berlusconi non vuole restare fuori

"Ormai è un rapporto a due, a trattare non ci sono intermediari", dicono fonti parlamentari della Lega. Salvini e Di Maio sono in contatto continuo, ieri il segretario del Carroccio ha fatto sapere che il confronto avviene anche per sms. Confronto che però allo stato delle cose non ha prodotto passi in avanti per uscire dall'impasse sul governo. Anche se tra i renziani la convinzione è che il patto tra i due sia strutturale e abbia bloccato qualsiasi apertura ad una trattativa tra i dem e il centrodestra sugli uffici di presidenza. La Lega andrà alle consultazioni da sola e così faranno gli altri partiti della coalizione.

Il Cav punta alla Farnesina?

Berlusconi resta alla finestra, non ha seguito minimamente le trattative sulle vicepresidenze ma è pronto a scendere in campo, assicurano i fedelissimi, quando si comincerà a fare sul serio. "Più il tempo passa e più il gioco si farà interessante", dice un esponente azzurro. L'ex presidente del Consiglio, viene garantito, sarà della partita quando si comincerà a parlare di programmi e di ministri. L'obiettivo del partito azzurro è stare dentro al gioco e soprattutto non accettare veti su nomi o dicasteri. L'auspicio è quello di avere ministeri importanti, di non essere messi all'angolo e di poter determinare chi ne potrebbe far parte. Si fa il nome per esempio di Romani allo Sviluppo. Il ragionamento è che vanno bene le scelte condivise, così come chiede Salvini, ma solo se non ci saranno chiusure di alcun tipo. E poi dietro l'angolo c'è la suggestione del Cavaliere di poter far parte della squadra. Fu Salvini a proporre il nome di Berlusconi come ministro degli Esteri: "Farebbe meglio - disse il segretario del Carroccio - di tutti i predecessori, perché lo conoscono in tutto il mondo. È il numero uno da tutti i punti di vista. Basti pensare alle relazioni con Washington, con Mosca, col Medio Oriente, col Nord Africa". "Certo che gli farebbe piacere", dicono i fedelissimi del Cavaliere.

Il nodo della riabilitazione

Premettendo che lo stesso ex presidente del Consiglio è consapevole che con l'attuale quadro politico è praticamente impossibile. Sia perché in M5s ci sarebbe una sollevazione, sia perché i tempi della riabilitazione sono lunghi, visto che c'è la mannaia della Legge Severino. "Berlusconi - ha però riferito Sgarbi - dall'8 marzo poteva chiedere la riabilitazione delle funzioni politiche attive o passive e lo ha fatto. Nell'arco di un mese può candidarsi in prima persona e per farlo non serve più Strasburgo". L'esponente di FI ha ricordato come in caso di ritorno al voto il leader potrà essere di nuovo in lista: "La riabilitazione è una cosa che può avvenire dopo la scadenza dei tre anni di pena ai servizi sociali. Con questa cosa puoi votare e essere votato", ha assicurato. In realtà tutto questo ottimismo tra i berlusconiani non c'è ma anche diversi 'big' non nascondono che il sogno del Cavaliere sarebbe quello di ricoprire un ruolo anche all'interno del governo. E la casella sarebbe quella della Farnesina. Gli stessi 'big' azzurri però frenano sull'eventualità che si concretizzi.

Intanto l'ex presidente del Consiglio, dopo aver promosso l'operazione ricambio dei capigruppo, sta riflettendo se imporre altri cambiamenti. L'idea è quella di costituire un coordinamento unico. I tempi non sono ancora chiari, potrebbe avvenire sia prima che dopo il giro delle consultazioni, dicono fonti azzurre. E chiaramente se dovesse avvenire prima la novità porterebbe anche a dei cambiamenti nelle trattative. Soprattutto se per quella figura dovesse essere scelto Tajani che così andrebbe a rapportarsi anche con i Cinque stelle. Nel centrodestra tuttavia si dà per prematuro qualsiasi schema e in FI non si esclude che possa essere un governo del presidente l'approdo finale della partita. "Io vado in Aula solo se c'è una maggioranza", ha chiarito il leader della Lega. Salvini ha imposto l'alt a Di Maio che insiste sulla sua candidatura a premiership. "Se pensi di fare un governo con FI e Pd auguri", la risposta dell'ex vicepresidente della Camera.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it