Quella terra di nessuno dove andare a caccia di parlamentari in fuga

Silvio Berlusconi ha già annunciato che se servisse sarebbe ben felice di accoglierli, ma Matteo Salvini ha sbarrato la strada a questa ipotesi che ha definito "stranezza". E Luigi Di Maio continua a spiegare che i suoi espulsi non entreranno mai in Parlamento

Quella terra di nessuno dove andare a caccia di parlamentari in fuga

C'è una terra di nessuno che potrebbe diventare terreno di caccia in Parlamento. Si tratta di una pattuglia di parlamentari che, una volta eletti, potrebbero non aderire al gruppo del partito con cui si sono presentati. 

Silvio Berlusconi ha già annunciato che se servisse sarebbe ben felice di accoglierli, ma Matteo Salvini ha sbarrato la strada a questa ipotesi che ha definito "stranezza". E Luigi Di Maio continua a spiegare che i suoi espulsi non entreranno mai in Parlamento.

Data l'incertezza che potrebbe verificarsi dopo il 4 marzo, stando perlomeno ai sondaggi di queste settimane, infatti, la formazione del governo potrebbe non essere facile e un drappello di dieci-venti voti 'liberi' dagli schieramenti potrebbe essere utile a chi cerca di raggranellare una maggioranza.

Alcuni nomi sono già noti: si tratta dei candidati M5s che sono stati espulsi dal Movimento per non aver versato i rimborsi o per essere iscritti alla massoneria e che dunque dopo il voto non avrà casa. Al momento sono dieci, ma il numero potrebbe salire nei prossimi giorni. 

Storicamente poi c'è il bacino degli eletti all'estero: molti di loro sono 'fedeli' alla lista con cui si sono presentati, ma alcuni negli anni hanno cambiato casacca. Dai mitologici Luigi Pallaro e Sergio De Gregorio, che fecero pendere la bilancia per la caduta del governo Prodi nel 2008, fino ad Antonio Razzi, il ruolo di alcuni parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere è stato cruciale per la vita, e la morte, degli esecutivi. 

Ovviamente a ogni legislatura ci sono anche alcuni, solitamente rari, casi di coscienza: chi si è candidato con il centrodestra può non riconoscersi nelle politiche messe in atto dal suo schieramento e cambiare partito, e viceversa. A questi si sommano gli espulsi dai partiti per inchieste pendenti o per scontri interni. 

Nella passata legislatura, nata su un accordo di larghe intese, l'osmosi tra gruppi è stata potentissima e dunque il rischio che anche la prossima possa vedere questo fenomeno è assai alto. Chi raccoglie i transfughi di solito è in prima battuta il gruppo Misto, ma spesso sono nati nuovi gruppi e molti hanno saltato direttamente il fosso aderendo al partito che prima delle elezioni avevano avversato. Ora il nuovo regolamento del Senato impedisce la nascita di nuovi gruppi, ma non impedisce di cambiare schieramento. 
Dunque l'area dei senza casacca potrà diventare una prateria per la caccia grossa e su di essa potrebbe addirittura reggersi la maggioranza del futuro governo. Per questo tutti i leader sono scatenati nel commentare, bandire e litigarsi i futuri transfughi.



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