Tutti i paletti di Berlusconi al governo Lega-M5s

L'opposizione di Forza Italia non sarà necessariamente "benevola". E tra gli azzurri c'è già chi vede l'alleanza in bilico. E Fdi che farà?

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Berlusconi ieri è rimasto ad Arcore, ha sentito i suoi consiglieri, ha evitato di pronunciarsi nuovamente sulle trattative legate alla formazione del governo. Resta alla finestra ma guarda con preoccupazione ai primi passi dei Cinque stelle. Il rilancio dei pentastellati sul conflitto d'interessi viene considerato come una operazione di tipo elettorale per tenere buona la base grillina ma qualora dovesse finire nel programma l'ex premier riterrebbe l'operazione come un atto di ostilità nei confronti suoi e delle sue aziende. Un vero e proprio segnale di belligeranza. Una prova che l'esecutivo che nascerà possa metterlo nel mirino. Eppure martedì, dicono in FI, erano arrivati segnali distensivi da parte del Movimento.

Per alcuni forzisti, l'alleanza è già finita

Il Cavaliere per senso di responsabilità ha dato il via libera alla nascita del governo M5s-Lega e continua a ritenere, riferiscono fonti azzurre, di aver fatto la scelta giusta. Ma i forzisti già hanno cancellato la formula "opposizione benevola". E si apprestano a mettere i paletti sui provvedimenti che arriveranno in Parlamento. A partire dal reddito di cittadinanza e dalla cancellazione della legge Fornero. Ci sarà un muro soprattutto se dovessero approdare alla Camera e al Senato misure come la patrimoniale o leggi anti-europee, se M5s e Lega chiedessero di sforare il tetto del 3%. Berlusconi e Salvini in giornata non si sono sentiti, spiegano fonti azzurre, ma il leader del Carroccio ha fatto pervenire messaggi tranquillizzanti, sottolineando che non ci sarà alcuna avversione e che sui prossimi passaggi del governo l'ex presidente del Consiglio sarà avvisato. Ma nel partito azzurro aumenta l'insofferenza nei confronti del segretario del Carroccio. Molti sotto traccia si spingono a dire che "l'alleanza di fatto è finita", che occorrerà nel tempo costruire un'area moderata, sganciarsi dal partito di via Bellerio che rischia di fare la voce grossa anche sulle amministrative.

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 Mara Carfagna

Un avvertimento a Salvini

Il timore è che nei prossimi passaggi elettorali FI possa subire un'ulteriore riduzione di consensi. Berlusconi al momento, però, aspetta di capire l'atteggiamento di Salvini, chi sarà il premier e quali saranno i ministri. "Noi ci sentiamo garantiti da Salvini nella misura in cui lui attuerà i punti del programma di centrodestra. Sta a lui mostrare coerenza", dice la vicepresidente della Camera Mara Carfagna. Una sorta di avvertimento all'alleato. L'operazione di sganciarsi dal Carroccio è ritenuta complicata e non solo perché al nord non troverebbe adesioni da parte dei consiglieri azzurri in Liguria, Lombardia, Veneto e Friuli. C'è anche la legge elettorale che spinge FI e Lega a restare insieme. Ma il malessere aumenta nel partito azzurro, si chiede al Cavaliere di cambiare, rinnovare la classe dirigente e soprattutto di far sì che il partito riacquisti la sua identità liberale.

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Giorgia Meloni (imagoeconomica) 

Giorgia Meloni è dentro o fuori?

Qualcuno guarda a Giovanni Toti come 'garante' dei rapporti con la Lega, altri invece cominciano a ragionare sulla possibilità di ampliare il solco con il partito di via Bellerio soprattutto se l'atteggiamento del Carroccio non rispetterà FI. L'ex premier ritiene che una separazione per ora non sia sul tavolo ma diversi 'big' azzurri riferiscono che non esclude nulla per il futuro. Al momento all'ordine del giorno c'è solo il governo che questo il convincimento di diversi azzurri avrà vita breve. "Anche noi - sottolinea un forzista - abbiamo comprato i pop corn come quelli del Pd, vediamo se sono capaci di governare". Intanto occorrerà capire se Fdi farà parte dell'esecutivo. "Aspettiamo di capire il premier e il programma", dice Giorgia Meloni. Ma in FI c'è la convinzione che alla fine Fratelli d'Italia, magari con un ministro, farà parte dell'operazione. A quel punto i numeri azzurri potrebbero essere meno determinanti anche in Senato. 



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