La partita sulla prescrizione non è ancora finita

La mediazione di Conte riesce a riconciliare Salvini e Di Maio. Ma rimangono ancora alcuni punti da definire e le tensioni dei giorni scorsi hanno lasciato segni

La partita sulla prescrizione non è ancora finita
 Afp
 Di Maio, Conte e Salvini 

"Così non la votiamo". La Lega si era presentata compatta al vertice di ieri mattina a palazzo Chigi per sciogliere il nodo sulla giustizia. Presenti il vicepremier Salvini, il sottosegretario alla presidenza Giorgetti, il ministro Bongiorno e il capogruppo alla Camera, Molinari. "Per noi la norma sulla prescrizione è importante, non arretriamo", la risposta unanime della delegazione Cinque stelle, formata dal vicepremier Di Maio e dai ministri Fraccaro e Bonafede.

È intervenuto subito il premier Conte che da giorni si è impegnato a mediare tra le due posizioni. Ed è stato lui, secondo quanto si apprende, a sposare il 'compromesso' della legge delega per una riforma complessiva dei processi. Una proposta avanzata dal partito di via Bellerio e accolta dai pentastellati. Partirà dal Senato, mentre alla Camera entro la metà della settimana prossima dovrebbe approdare il ddl Anticorruzione in Aula. Resta ancora da limare l'accordo. Perché la Lega ha chiesto che vengano accolti degli emendamenti sull'intero pacchetto che comprende il Daspo a vita per i corrotti, la sospensione delle pene accessorie, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Salvini ha voluto rassicurare l'alleato, "dobbiamo andare avanti" e il ministro dello Sviluppo e del Lavoro ha concordato sulla necessità di superare lo scoglio. "Le tempistiche sono queste: legge delega 2019, prescrizione 2020", ha sottolineato la Bongiorno, "è stata trovata la quadra subito". Ma sarà soprattutto il Movimento 5 stelle a mettere la 'faccia' sul provvedimento. Perché i dubbi e le perplessità del Carroccio restano. "Non ci stiamo a passare per quelli che vogliono difendere i condannati e i fraudolenti", il ragionamento di un senatore della Lega.

"Abbiamo diviso la Lega da Berlusconi"

Una sorta di tregua, quindi, tra gli azionisti del governo. Con il Movimento 5 stelle soddisfatto non solo per aver portato a casa la riforma della prescrizione, ma soprattutto per aver raggiunto un risultato politico: "Abbiamo finalmente diviso - sottolinea un 'big' del Movimento - la Lega da Forza Italia". Il Movimento è pronto a rilanciare con un intero pacchetto di norme sulla giustizia: oltre al ddl anticorruzione ci sarà l'ok definitivo sulla legittima difesa (Salvini ha chiesto compattezza sulla legge e sul dl sicurezza) ma a fine anno, oltre alla riduzione del numero dei parlamentari, i pentastellati sono pronti a tirar fuori dal cassetto il disegno di legge di Fraccaro sul conflitto d'interessi, che prevede i temi dell'incompatibilità e dell'ineleggibilità. Inoltre sul tavolo ci sarà la proposta della pentastellata Dadone sulla modifica della legge Severino. "Quel passaggio - spiega la stessa fonte - sarà ancora più decisivo". Ed è stato lo stesso Fraccaro a ribadire durante il vertice che non ci sarà alcuna 'guerriglia' sotto traccia, che non ci saranno tra M5s e Lega mosse non concordate, soprattutto sul tema della giustizia.

Una crisi che lascia tracce

La Lega, in realtà, mantiene alta la guardia: "Se i due percorsi su prescrizione e legge delega non saranno paralleli non ci mettiamo niente - osserva un deputato - a trovare i numeri in Aula per bloccare la prescrizione. Le due cose devono camminare insieme". Del resto Salvini vuole "una riforma complessiva", ragionamento che è stato condiviso anche dai ministri M5s al vertice. Ma è stato proprio il premier a ribadire la necessità di trovare una soluzione su un tema inserito nel contratto.

D​ietro le quinte resta l'irritazione della Lega per un'operazione - questa la tesi - che fa il 'bis' con quella delle accuse sulla 'manina' sul dl fiscale. Anche Giorgetti non avrebbe nascosto le perplessità per alcuni comportamenti del Movimento 5 stelle. Ma l'obiettivo è la legge di bilancio: è quella la partita che interessa la maggioranza. L'ipotesi di un voto anticipato viene negata per ora sia da M5s e Lega, ma - rimarca un esponente del Carroccio - occorrerà ripristinare un rapporto di fiducia che in questi giorni si è incrinato. Nella maggioranza il rischio di una crisi al momento è stato scongiurato. Anche perché - ragiona un altro senatore della Lega - difficilmente ci farebbero votare, magari si formerebbe un governo Pd-M5s. L'equilibrio è retto dal rapporto tra Di Maio e Salvini. Con Conte pronto in ogni occasione a mediare.



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