Andremo davvero a votare il 4 marzo?

Mattarella approfitterà probabilmente del discorso di fine anno per comunicare le sue decisioni

Andremo davvero a votare il 4 marzo?

Le Camere potrebbero essere sciolte entro Capodanno, ma la data esatta non è stata ancora fissata dal Capo dello Stato e altrettanto vale di conseguenza per la data delle elezioni (che viene decisa dal Consiglio dei ministri), anche se il 4 marzo, ovviamente, è tra le domeniche cerchiate di rosso in tutte le agende politiche.

Nei colloqui di questi giorni tra i diversi palazzi della politica, infatti, è emersa la volontà della maggioranza e del governo di considerare conclusa la legislatura dopo l'approvazione della manovra, che dovrebbe terminare il suo iter il 22 dicembre. Subito dopo Natale, dunque, il governo potrebbe far sapere il suo intendimento di considerare compiuto il suo compito, molto probabilmente durante la conferenza stampa di fine anno, che si potrebbe tenere il 28-29 dicembre. A quel punto il Capo dello Stato potrebbe convocare i presidenti delle Camere, passaggio costituzionale previsto e necessario per procedere al decreto di scioglimento del Parlamento.

Le date più probabili

Stando a fonti parlamentari, dunque, il discorso Fine anno a reti unificate potrebbe essere l'occasione per Sergio Mattarella per spiegare agli italiani le sue decisioni. A quel punto il governo, e non il presidente della Repubblica, in una riunione del Consiglio dei ministri, decide la data del voto, che può svolgersi dopo non meno di 45 e non più di 70 giorni. La data più probabile quindi è il 4 marzo, ma non è escluso che si possa votare anche il 18 marzo. Appare assai improbabile che si voti l'11 marzo, perché altrimenti la prima convocazione delle Camere cadrebbe nella settimana della Pasqua e della Pasqua ebraica (quest'anno coincidenti). Queste però sono per ora tutte ipotesi, anche se corroborate da una volontà politica assai ampia, poiché l'iter della manovra non è ancora concluso e anche qualche ora in più può portare a un seppur lieve slittamento e il Capo dello Stato attende che ogni passaggio sia effettivamente compiuto prima di annunciare la sua decisione sullo scioglimento delle Camere.

Cosa prevede la Costituzione

 I passaggi formali, in base alla Costituzione e alla prassi costituzionale, prevedono una decisione del Capo dello Stato sullo scioglimento, e una del governo sulla data del voto. Infatti spetta al presidente della Repubblica dichiarare conclusa la legislatura, con uno stringato decreto presidenziale in cui si cita l'articolo 88 della Costituzione e si dichiarano sciolte Camera e Senato, "sentiti i Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica". Il decreto viene subito pubblicato nella Gazzetta ufficiale. Nelle stesse ore solitamente si riunisce il Consiglio dei ministri che con un altro decreto indice le elezioni, tra il 45' e il 70' giorno dopo lo scioglimento delle Camere, e fissa la data della prima convocazione del Parlamento dopo il voto, entro e non oltre il 20' giorno dalle elezioni. Anche questo decreto, presidenziale, viene pubblicato nella stessa Gazzetta ufficiale del precedente. 



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