La parola definitiva sull'opera di Umberto Boccioni

Il catalogo generale curato da Maurizio Calvesi e Alberto Dambruoso è una pubblicazione imprescindibile per chi vuole avvicinarsi all’autore o approfondirne lo studio

umberto boccioni opere
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Natura morta di Umberto Boccioni

È passato poco più di un anno (28 febbraio 2018) da quando Sotheby’s presentò in asta l’opera di Umberto Boccioni (Reggio Calabria, 1882 – Chievo, 1916) Testa + luce + ambiente, 1912. L’evento fu eccezionale sia perché il quadro non era mai stato battuto sia perché la vendita di un’opera del primo Futurismo è un evento raro nel mercato dell’arte. Anche il prezzo pagato dal collezionista americano che se lo aggiudicò fu straordinario: 9.070.100 sterline (circa 10.300.000 euro).

Al di là di quell’evento, l’attenzione per Umberto Boccioni è sempre viva e già nei primi mesi del 2019 alcune sue opere sono state battute in aste in Italia e all’estero.

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 Autoritratto di Umberto Boccioni

Ma ad interessarsi all’artista – che in soli 34 anni di vita ha avuto un ruolo fondamentale per lo sviluppo della pittura, della scultura e anche dell’architettura (lui che non era architetto, ma credeva nell’unità delle arti) – oltre ai mercanti d’arte, sono soprattutto gli studiosi. A testimonianza di questo è importante ricordare la pubblicazione "Umberto Boccioni, Catalogo generale delle opere" a cura di Maurizio Calvesi e Alberto Dambruoso, con la collaborazione di Sara De Chiara (edizione Umberto Allemandi).

L’opera è stata pubblicata nel dicembre del 2016, anno in cui ricorreva il centenario della morte dell’artista, a distanza di trentatré anni dalla pubblicazione del catalogo ragionato 'Umberto Boccioni. L’opera completa', a cura di Maurizio Calvesi ed Ester Coen (Electa Mondadori, 1983). Ricordiamo il nuovo Catalogo Generale perché rappresenta un importante avanzamento nella conoscenza dell’artista ed è una pubblicazione imprescindibile per chi vuole avvicinarsi all’autore o approfondirne lo studio.

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 La città che sale a cavallo, Umberto Boccioni, 1911

Ma vi erano ancora cose da scoprire e da raccontare su Umberto Boccioni? Lo chiediamo ad Alberto Dambruoso, professore di Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, critico e curatore indipendente d’arte contemporanea e coautore del nuovo Catalogo generale.

“Ebbene sì, è stato proprio per il grande numero di opere venute alla luce in questi ultimi decenni, più di 150, che abbiamo deciso di lavorare all’aggiornamento del catalogo. Inoltre, grazie al recente rinvenimento di alcuni documenti, abbiamo potuto correggere piccole imprecisioni del catalogo precedente.”

Partiamo dall’inizio. Avviare la revisione del Catalogo Generale di un artista della caratura di Umberto Boccioni non è cosa da poco. Come è nata la decisione di partire con il progetto?

“Certo l’impegno da mettere in conto non era banale. La decisione fu presa dal prof. Calvesi nel 2008 quando gli fu assegnato il Premio Balzan (Premio annuale che la Fondazione Internazionale Eugenio Balzan conferisce, dal 1961, a rappresentanti di discipline scientifiche, umanistiche e artistiche, ndr). Il Premio prevedeva l’assegnazione di borse di studio a ricercatori per lo sviluppo di progetti nell’ambito storico-artistico. Fui allora contattato da Maurizio Calvesi e nel 2009 partì il progetto di ricerca che mi ha impegnato, per oltre sette anni, nello studio del nuovo materiale raccolto e delle nuove opere rinvenute. Il tutto si è svolto sempre sotto la attenta supervisione del Professore. Naturalmente sono stati fondamentali per me gli studi su Boccioni realizzati da Calvesi nel corso di sessant’anni di attività storico-artistica. Questi studi sono essenziali per chiunque voglia comprendere l’opera di Boccioni e il suo valore all’interno delle vicende artistiche del primo Novecento e anche a seguire.”

Bene, ora veniamo al Catalogo. Innanzitutto una indicazione per orientarsi nella lettura di un volume impegnativo: un grande formato per 572 pagine.

“Prima di tutto nel volume vi è una macro suddivisione: la Parte prima riunisce i principali testi critici scritti da Calvesi su Boccioni dal 1953 e aggiornati alla luce degli studi più recenti; la Parte seconda raccoglie le Schede delle opere che ho redatto in questi anni di studio. Questa seconda parte si suddivide poi ulteriormente in sezioni che non seguono il principio cronologico delle opere o della tecnica pittorica utilizzata, ma dei temi rappresentati. Si inizia quindi con il Paesaggio, essenzialmente olii su tela, ma anche pastelli su carta, matita su carta. Poi il Paesaggio nei disegni, il Ritratto, il Ritratto nei Disegni, le Figure femminili tra le mura domestiche, gli Autoritratti, la Madre…”

La madre, figura fondamentale per il pittore. È anche la sezione cui lei dedica più pagine.

“La madre è stato un riferimento costante nella vita dell’artista. È stato anche l’unico tema ad attraversare regolarmente tutta la sua produzione, dal 1903 all’anno della morte dell’artista, il 1916. Per questo è interessante esaminare il tema nel suo insieme, esso rappresenta una sintesi visiva dell’opera di Boccioni. Attraverso un unico soggetto si percepisce in modo chiaro l’intera evoluzione tecnica e stilistica dell’artista. Ottantaquattro opere di cui alcune inedite tra disegni e olii su tela.”

Ecco appunto, gli inediti: quali sono i principali e tra questi vi è qualche opera di particolare importanza?    

Restiamo nella sezione della Madre. Qui sono stati pubblicati per la prima volta il disegno La madre di profilo, 1907-1908, lo Studio di volto (per Materia), 1911-1912 e la matita su carta La Madre, 1912, tutte opere individuate da Maurizio Calvesi negli anni Duemila, mentre degli anni Novanta è l’individuazione del disegno a sanguigna Studio per ritratto a mezza figura della madre seduta, 1912. Al di là di questa sezione, in totale sono centocinquanta le opere presentate qui e non contenute nel precedente catalogo del 1983. La maggior parte dei ritrovamenti sono avvenuti negli anni ad opera di Maurizio Calvesi, una trentina le opere rintracciate da me. Tra le opere ritrovate alcune sono molto rilevanti come un bozzetto de La città sale, 1910, opera della svolta futurista del pittore, e un’altra versione del dipinto protofuturista Mattino, 1909. Tra i ritratti, sono importanti quelli di Giuseppe Tallarico e di Innocenzo Massimino. Quest’ultimo era citato nei diari di Boccioni, ma non era mai stato individuato fino a quando apparve in un’asta del 1995. Tra le sculture Forme essenziali di un foot-baller, 1915, individuata da Calvesi nel 2012 e inizialmente ritenuta Dinamismo di un cavallo in corsa. Questa scultura polimaterica fu esposta a Milano nel 1916-17 in occasione della prima mostra commemorativa dell’artista. Insomma tante emozionanti sorprese che ci hanno accompagnato in questi anni.

Al di là dei rinvenimenti, nel Catalogo si è fatta luce anche su alcuni casi ‘dubbi’…

Esatto, uno tra questi è Nudo (complementarismo dinamico di forma-colore), 1913. La disputa tra i critici sulla attribuzione dell’opera a Boccioni era nata in occasione della mostra Boccioni pittore scultore futurista (Milano, 2006-2007). I contrari sostenevano che l’artista non avrebbe realizzato un’opera così poco riuscita e inoltre ricordavano che Boccioni si era sempre espresso negativamente rispetto al genere del nudo. Effettivamente entrambi i motivi potevano essere validi, ma in realtà l’opera è di Boccioni. Di certo è tra le meno riuscite, ma sul tema del nudo la scelta si può spiegare, come già sostenuto da Mattioli Rossi, con la volontà di dimostrare come si sarebbe dovuta rinnovare la tradizione di quel genere artistico. Ma a rendere inequivocabile l’attribuzione dell’opera ci sono soprattutto molti documenti, citati nel Catalogo. Inoltre l’opera risulta essere stata esposta in mostre dell’artista quando Boccioni era ancora in vita (Firenze, 1913-1914; Roma e Londra, 1914; San Francisco, 1915).

Il Catalogo, come abbiamo detto, è frutto del suo lavoro con Maurizio Calvesi. Cosa ha significato per lei lavorare con un autorevole studioso come lui, una persona che ha dedicato oltre sessant’anni allo studio dell’arte, che ha conosciuto direttamente artisti importantissimi, che frequentava la casa di Balla e a cui l’artista, per venire in soccorso alla figlia, fece il ritratto…?

Già, si rimane affascinati ad ascoltare i racconti di Calvesi… Con il Professore ci eravamo conosciuti nel 2003 in occasione di una mostra che avevo organizzato sulla pittura degli Anni Sessanta. Come esperto di quel periodo, Calvesi aveva apprezzato molto quella esposizione. Poi nel 2005 fui co-curatore con lui della mostra “Piazza del Popolo e dintorni” per il XXXVII Premio Vasto. Nel 2008, dopo l’assegnazione del Premio Balzan, mi ha chiamato a svolgere questo progetto di ricerca. Gli oltre sette anni di lavoro con Calvesi sono stati splendidi. Sentivo l’onore di lavorare sotto la guida del più grande studioso di Boccioni e anche la responsabilità per la realizzazione di un poderoso lavoro che sarebbe divenuto il nuovo riferimento per gli studiosi di tutto il mondo. Soprattutto gli anni dal 2008 al 2012 sono stati anni di lavoro quotidiano con Calvesi. Il Professore e sua moglie mi avevano praticamente adottato! Ogni giorno andavo a pranzo da loro e poi finito il pasto Calvesi mi diceva “…e adesso andiamo a sboccionare”.

Un Catalogo ricco, con novità di attribuzioni e inediti. Come è stato accolto dagli studiosi?

Il lavoro ha suscitato grande interesse. I contenuti sono stati apprezzati così come il criterio di raggruppamento delle opere per temi. Insomma un lavoro lungo e impegnativo, ma che ha dato a entrambi grandissima soddisfazione.



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