Lo strano destino dello scultore Gualberto Rocchi, amato dai grandi e morto quasi dimenticato

Ritrasse teste coronate e industriali, ma la sua morte, a 104 anni, è passata quasi inosservata

gualberto rocchi scultore morto

Nel bel cortile della Questura di Milano, un severo palazzo neoclassico in via Fatebenefratelli, a due passi da Brera, c’è un busto in bronzo che ritrae Luigi Calabresi: fu scoperto durante una cerimonia ufficiale, un anno dopo l’omicidio del commissario, e l’allora ministro dell’Interno Mariano Rumor scampò, andandosene prima della fine della manifestazione, a un attentato che provocò 4 morti.

Era il 17 marzo 1973; l’autore del busto, lo scultore milanese Gualberto Rocchi, scomparso pochi giorni fa a 104 anni, era nel pieno della sua carriera artistica. Al termine di una vita intera dedicata a ritrarre innumerevoli personaggi celebri in tutto il mondo, in pochi si ricordano di lui nella sua stessa città: sul Corriere della Sera sono apparsi due soli necrologi il giorno dopo la sua morte. Nel primo, la moglie Ana Maria e le due figlie Natalia e Valentina ne annunciano la scomparsa, “a funerali avvenuti”; nel secondo lo ricorda commossa una coppia di amici.

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 Gualberto Rocchi con le reali di Olanda

Eppure solo tre anni fa, quando era già più che centenario, aveva partecipato con entusiasmo a una mostra antologica alla Permanente di via Turati, e fino a poco tempo fa era ancora energico, attivo e sorridente nel suo atelier di viale Abruzzi a Milano. Una delle ultime foto lo ritrae accanto al ritratto di Papa Francesco, rimasto a Milano.

E’ suo, fra i tanti, il busto dell’ex presidente americano Richard Nixon che campeggia alla Casa Bianca: ma le sue teste, i nudi, gli angeli e i ritratti sono sparsi nelle case private e negli spazi pubblici di mezzo mondo, soprattutto in Europa e America del Nord.

Nato a Milano nel 1914, è stato docente di scultura all’Accademia di Brera, dove si era diplomato nel 1938, e si è formato negli anni d’oro di quel famosissimo quartiere milanese con maestri come Francesco Messina, Marino Marini, Giacomo Manzù. Durante gli anni della seconda guerra mondiale, alla quale partecipò da soldato, continuò ad esercitarsi usando come modelli i commilitoni. Non era modesto, ma spiritoso quando, narra chi l’ha conosciuto, si paragonava a Donatello dicendo che le forme di Michelangelo erano troppo barocche per i suoi gusti. Le sue sculture, a partire dal modello in gesso, venivano fuse nel bronzo, ma alcune delle sue opere sono in marmo.

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 Gualberto Rocchi con Richard Burton

Fra le opere pubbliche più famose, oltre al ritratto di Calabresi, ci sono la Meridiana al Museo del Parco di Portofino e la scultura in memoria delle guide Alpine a Cervinia.

Durante i decenni della sua attività, soprattutto a partire dagli anni ’50, hanno posato per lui anche l’imprenditore Giovanni Falk, il cui busto si trova ancora alla Permanente di Milano; l’editore Arnoldo Mondadori; la signora della finanza Anna Bonomi Bolchini e il figlio dell’inventore della Moka, l’imprenditore Renato Bialetti.

Ancora, il presidente messicano Miguel Aleman; il direttore d’orchestra Arturo Toscanini; lo scrittore Salvator Gotta; l’astronauta Edwin Aldrin, il regista Vincente Minnelli e gli attori Richard Burton, Henry Fonda, Jack Nicholson, Rex Harrison, Yul Brinner e Rossano Brazzi.

Particolarmente apprezzato dalle famiglie reali, durante il Ventesimo secolo ha ritratto vari esponenti di quelle di Spagna, Olanda, degli Scià di Persia.  



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